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Ortocollettivo a Calenzano. Solidarietà conviviale e critica all’agroindustria e alle grandi opere

Ortocollettivo si racconta. Sulla collina di San Donato presso Calenzano, pochi ettari di oliveta e un grande orto a Travalle sono gestiti collettivamente. In pochi anni diventano un luogo dove i legami sociali si saldano in un clima di convivialità. E dove l’agricoltura contadina si muove a fianco della critica all’agroindustria e alle grandi opere. Anche a quelle che minacciano la Piana: nuovo aeroporto e inceneritore.

Ortocollettivo nasce circa sei anni fa dalla decisione di sei persone, di cui due cosiddette diversamente abili, due genitori e altre due, di partecipare ad un bando del comune di Calenzano  per coltivare un orto di 300 mq a Travalle. L’obbiettivo era quello di avvicinarsi e di proporre di avvicinare ad una gestione collettiva e permettere anche ai giovani disabili di ri-cominciare a costruire un rapporto positivo nel prendersi cura e seguire la vita delle piantine un po’ come prendersi cura di se stessi .

Lo spazio di Ortocollettivo già allora era un luogo aperto allo scambio e alla partecipazione di chiunque volesse portare il proprio e unico contributo. Ed era ed è ancora oggi un punto di vista e ascolto del nostro ambiente di vita che specialmente negli ultimi decenni ha subito abbandono e abusi evidenziando lo sfruttamento invece della cura dovuta. Provare a rivitalizzare tutte le produzioni (cerealicole, ortofrutticole e di piccoli allevamenti) di cibo sano e genuino e a lavorare per la sicurezza idrogeologica, cose che per secoli il mondo contadino ha saputo dare agli abitanti. Oltre che importante può riportare tanto lavoro buono e un interesse comune non rinviabile.

Sin da subito e nel tempo si sono aggiunte nuove partecipazioni  compresi quelle dei ragazzi migranti del CAS di Calenzano. Abbiamo cercato collaborazioni e scambio con i contadini e i pochi agricoltori che ancora ci sono nei poderi intorno a noi usando e facendo conoscere i loro prodotti,  con le realtà della piana e delle nostre colline come Mondeggi bene comune e quelle collegate a Genuino Clandestino con cui condividiamo tanti obbiettivi e altre. 

Con la forte scossa di terremoto del 18 gennaio 2017 e il tragico epilogo dell’albergo Rigopiano ci è stato chiesto di portare con un mezzo aiuti di prima necessità cibo e vestiario nelle zone epicentro della scossa ed insieme e tramite un’associazione campigiana siamo andati a Montereale d’Abruzzo. Abbiamo portato gli aiuti raccolti in un deposito del comune di Montereale. Poi abbiamo incontrato le poche persone rimaste nella palestra dove in quei giorni dormivano e passavano le giornate. Il territorio che abbiamo conosciuto in questo viaggio era ferito dai precedenti terremoti de L’Aquila e di Amatrice con l’abbandono di tanti abitanti  e come sappiamo dai turisti per paura delle continue scosse. Quindi insieme alle persone, in particolare agricoltori, abbiamo condiviso l’aiuto che potevamo dare con la distribuzione  delle loro buonissime patate, che in grande quantità erano rimaste nei magazzini coperti di neve ed a rischio di deteriorarsi definitivamente.

Siamo tornati il mese successivo di febbraio e grazie ai furgoni delle Associazioni Assieme e A.FA.MI. onlus abbiamo trasportato circa 30 quintali di patate che abbiamo venduto la domenica in piazza a Calenzano sempre con l’aiuto delle associazioni Assieme e A.FA.MI. Un successo, da qui siamo tornati a marzo e grazie ad un camion della protezione civile abbiamo preso e distribuito poi in mille modi altri 80 quintali di patate e successivamente a cominciare dal novembre successivo fino a febbraio-marzo ogni anno abbiamo distribuito centinaia di  quintali di patate e di tanti altri prodotti come fagioli, lenticchie, ceci, farro e i suoi prodotti. La lista è lunga. 

In questi anni il nostro rapporto si è trasformato in una bella e concreta amicizia ed attraverso questo lavoro abbiamo costruito una rete tra GAS, Case del Popolo di Calenzano e Settimello, Quinto Alto, Padule e della Querce, ma non solo, di tante realtà e abitanti che ormai conoscono e apprezzano le nostre iniziative. Gli agricoltori di Montereale anche dietro i nostri scambi si sono riuniti in associazione  per trovare soluzioni fatte di nuove relazioni con i consumatori e così magari riuscire a permettere ai giovani intenzionati di ritornare a coltivare la terra in modo sano genuino e riconosciuto.

Ma noi sappiamo bene che l’abbandono dei territori adesso è dovuto a politiche al servizio delle multinazionali, in particolare quelle del cibo e della distribuzione e ai tanti conflitti in atto per gli stessi e altri interessi e questo è il tratto che drammaticamente unisce tante popolazioni causando  migrazioni che ben conosciamo. Su questo abbiamo e stiamo portando avanti uno scambio (insieme appunto ad alcuni migranti con cui ci siamo aiutati in questi anni ) con il villaggio di Keur Mbir Ndao in Senegal. Un villaggio con tanti problemi, dalla mancanza di acqua, all’incapacità di gestire i rifiuti di plastica e un uso senza regole di prodotti chimici in agricoltura, ai problemi sanitari e di istruzione. E di nuovo si può dire L’Africa come i nostri territori, il pianeta oggi subisce in ogni luogo abbandono e sfruttamento.

Dal maggio 2019 abbiamo avuto in gestione, tramite sempre il comune di Calenzano, un terreno di 3,5 ettari (per il sostanziale abbandono era diventato una boscaglia da noi recuperato anche ad orto) e con circa 300 olivi della fondazione Carmine a San Donato. Qui i nostri obiettivi  si sono allargati appunto nella gestione dell’oliveta e di un grande orto di circa mezzo ettaro. Tante persone in modo saltuario si sono aggiunte e alternate compreso una ventina di migranti a cui abbiamo cercato di dare strumenti di conoscenza delle attività agricole del territorio, aiutandoli a trovare soluzioni lavorative e abitative. Il risultato è stato buono, i ragazzi hanno trovato impieghi stagionali ma non solo in ambito agricolo e attualmente ci arrivano richieste da diversi piccoli proprietari di olivete per la raccolta delle olive di quest’anno 2020. A due ragazzi abbiamo trovato l’alloggio che insieme al lavoro gli permette di avere il permesso di soggiorno.

Il covid ci ha impedito il 14 e il 15 marzo, una due giorni di potatura con l’aiuto di alcuni agricoltori di Montereale e tante altre persone che avevano aderito da tutta la Piana. Sarebbe stato un bel momento d’incontro, di festa e di lavoro, una bella spinta per noi. Purtroppo abbiamo dovuto annullare questo appuntamento. Nonostante questo brutto periodo abbiamo potato una buona parte di ulivi e sviluppato l’orto come volevamo. Abbiamo potuto così coltivare e distribuito ai nostri iscritti, per il nostro autofinanziamento, tanti ortaggi estivi e autunnali tradizionali e preparato le produzioni invernali. Le molte olive ci fanno pensare ad una buona produzione di olio se la  mosca o altro non lo deteriorerà il raccolto. I nostri prodotti sono tutti senza uso di sostanze chimiche  e usiamo solo concio a km0 e i macerati di ortica, equiseto e altri vegetali fatti da noi.

Per poter avere i nostri prodotti è necessario iscriversi, la tessera non ha costo e ci permette di  informarvi delle nostre iniziative e sulle nostre produzioni di stagione. Quello che facciamo ha il solo scopo di attivare comunità (di pari, diciamo noi) per affrontare i problemi che ci troviamo di fronte per il benessere delle collettività contro ogni sfruttamento del nostro ambiente di vita e conseguentemente dell’uomo sull’uomo. In questo ambito molti di noi partecipano alla lotta per salvaguardare e migliorare la biodiversità del nostro ambiente  a cominciare da quello del No agli inceneritori e No all’aeroporto di Firenze.   

Ortocollettivo è un viaggio. È un viaggio che diventa una storia, dove ogni persona è protagonista a suo modo, scambiando esperienze, idee, opinioni e lavorando insieme in modo collettivo.

Recupero del territorio, cura della biodiversità, salute dell’ambiente e di tutta la vita che contiene, sono la trama della nostra storia/viaggio.

Siamo convinti che le persone devono ritornare responsabili delle scelte per il bene comune, e solo in questo modo avremo forse la possibilità di salvare il nostro pianeta. Vi aspettiamo, potete contattarci:

ortocollettivo@inventati.org  – Roberto, 3930245489 – Lorena, 3381715659 – FB e Instagram: orto collettivo