Massorondinaio, 166.000 tonnellate annue di rifiuti speciali: il Comune dice sì

Impianto di Massorondinaio

A San Piero a Sieve nascerà un impianto che riciclerà 166.000 tonnellate annue di rifiuti speciali: amministrazione comunale in consiglio vota no alla mozione sulla revisione urbanistica dell’area industriale a Massorondinaio e dà il benestare al nuovo impianto.
Ebbene sì, San Piero a Sieve sarà famoso, oltre che per tritare 200.000 tonnellate annue di inerti, per essere stato scelto come luogo per riciclare 166.000 tonnellate annue di rifiuti speciali! Vicino a un impianto sportivo, un parco pubblico e numerose abitazioni.
E così l'amministrazione comunale di Scarperia e San Piero è venuta allo scoperto. L’impianto di riciclo di rifiuti speciali a Massorondinaio lo vuole. Lo ha dimostrato votando contro la mozione con la quale si chiedeva all’amministrazione di impegnarsi per una riqualificazione dell’area, partendo dal non permettere ampliamenti delle aziende insalubri già presenti nell’area stessa.
Peraltro il voto della maggioranza nella seduta del Consiglio Comunale del 29 aprile 2021 è andato anche contro il vigente regolamento urbanistico, che permette l’installazione di nuove attività insalubri o l’ampliamento di quelle esistenti solo a Pianvallico. Non è la prima volta che l’amministrazione comunale tiene questa posizione. L’ha fatto sia per la centrale a biomasse che in un altro caso simile a Petrona. Lo scorso anno, però, il TAR con una sentenza del 28 gennaio 2020 ha dato ragione ad alcuni cittadini residenti in Località Petrona e torto al Comune.
Riguardo Massorondinaio l’amministrazione comunale non solo è andata contro il regolamento urbanistico ma non ha ascoltato nemmeno i pareri della ASL che più volte le ha suggerito di trovare delle soluzioni urbanistiche che da un lato garantissero la produzione e dall’altro il benessere dei cittadini.
Inoltre nel nuovo piano strutturale intercomunale, approvato anche dallo stesso Comune di Scarperia e San Piero, è chiaramente indicato che i comuni nei nuovi piani operativi devono prevedere l’ubicazione delle nuove attività produttive che comportano emissioni inquinanti o acustiche e il trasferimento di quelle esistenti in ambiti impropri, in aree distanti da quelle prevalentemente residenziali.
Tra l’altro queste questioni potrebbero aprire le porte a scenari che vanno oltre le tematiche amministrative. A tal fine ricordiamo quanto fatto presente dal giudice del TAR nella sentenza del ricorso contro la centrale a biomasse: i cittadini residenti nelle zone interessate dalla realizzazione di impianti del genere possono, astrattamente, risentirne pregiudizio.

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