Poste, un bene comune?

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Da molto tempo ormai, Poste Italiane spa ha avviato un percorso di ristrutturazione aziendale, incentrando la propria attenzione sul settore del recapito. L’azienda sostiene, con propri dati alla mano, che il servizio del recapito non produce profitti. Ma come può un servizio come quello del recapito della corrispondenza aiutare a “far cassa”? E invece si procede speditamente allo stravolgimento di un servizio storicamente fondamentale per Poste Italiane che non si discosta, in questo, da tutte le altre aziende che nel recente passato fornivano servizi alla cittadinanza, dalle Ferrovie alla Telecom per citarne solo due. Da utenti a clienti, e questo non è un cambiamento solo semantico, è un cambiamento di fondo. I servizi non esistono più in quanto tali, è il profitto il riferimento: costi e ricavi, questa la filosofia di Poste, e non solo.

Poste Italiane sta dimostrando, da tempo, di rivolgere il proprio interesse ad altri settori, concretizzando sempre più il tentativo di farsi banca. Di fronte agli occhi di tutti abbiamo l’intervento a sostegno economico della disastrata Alitalia. Tutto il piano di Poste purtroppo è stato accompagnato, in questi anni, dal silenzio, quando non dalla complicità, delle organizzazioni sindacali (cgil-cisl-uil ecc). Riduzione drastica degli addetti al recapito, con conseguenze nefaste per i lavoratori, nessun piano aziendale che tenda allo sviluppo o quanto meno al rilancio del settore: a questo abbiamo assistito, e ora si parla di nuovi tagli che di fatto porteranno ad un ulteriore ridimensionamento del recapito postale.

Poste rassicura i lavoratori, ma ormai questi sono abituati ai comportamenti dell’azienda. Quello che vediamo quotidianamente è sconfortante: un’azienda che non garantisce ai propri dipendenti i mezzi per recapitare la posta dimostra la volontà di abbandonare un settore ritenuto, un tempo, strategico. Di fronte alle proteste dei lavoratori rispetto a questa situazione, la risposta è “che mancano i soldi per la manutenzione”, e sappiamo tutti che Poste Italiane ha il proprio bilancio in attivo. Per portare avanti lo smantellamento del recapito Poste Italiane, oltre al rapporto clientelare con le organizzazioni sindacali più rappresentative, ha innescato un meccanismo di provvedimenti disciplinari. I lavoratori che compiono il minimo errore nello svolgimento del proprio lavoro vengono sanzionati. Non solo, sanzioni vengono somministrate anche a quei lavoratori che si dimostrano, sindacalmente, incompatibili con i progetti aziendali. Recente il caso di un delegato rsu/rls, del Cobas Poste, sospeso per 2 giorni dal servizio in seguito ad una contestazione completamente inventata (caso che avrà il suo seguito in aula di tribunale). Come Cobas abbiamo definito questo comportamento aziendale: “colpirne uno per educarne…”.

Questo vero e proprio attacco ai lavoratori addetti al servizio del recapito si allarga sempre di più, sino a coinvolgere anche coloro che rimangono, per noi, a tutti gli effetti utenti di un servizio, utenti che pagano in termini di perdita di qualità dell’offerta. Per provare a capire come affrontare questa situazione i portalettere, tramite la propria rsu, proprio in questi giorni stanno iniziando un ciclo di assemblee. Vedremo quello che verrà fuori e sicuramente sarà nostro interesse tenere informati i “nostri” utenti.

Edoardo Todaro, Cobas Poste

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Edoardo Todaro

Oltre a svolger la propria militanza tra realtà autogestite (CPA) e sindacali (delegato RSU Cobas presso Poste spa) è appassionato di letture, noir in particolare. È tra i collaboratori, con le proprie recensioni, del blog Thriller Pages

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