Lo Sblocca Italia sblocca gli inceneritori

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inceneritoreDopo il ricorso al TAR contro la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) associazioni e comitati (Coordinamento dei Comitati Toscana Centro, WWF Toscana, Medicina Democratica Onlus, Italia Nostra), hanno presentato, lo scorso ottobre, le osservazioni, a cui farà seguito un nuovo ricorso, contro l’Autorizzazione Integrata Ambientale, ultimo passo istituzionale dell’iter previsto per la costruzione dell’impianto di incenerimento di Case Passerini.

Ancora una volta si contesta, tra l’altro, la richiesta da parte di Q Thermo (la partecipata formata da Hera e Quadrifoglio), di una autorizzazione per la capacità termica nominale ovvero ben oltre la quantità di rifiuti urbani prevista dalla attuale pianificazione, in pratica si richiede che l’impianto possa bruciare non più 138 mila t/a ma 196 mila, come già richiesto in sede di VIA. Per motivare tale scelta si arriva ora non solo a parlare di una “frazione residua non riciclabile” (ma si intende avviare a combustione anche frazioni omogenee riciclabili) ma anche di fantomatici “rifiuti speciali non diversamente valorizzabili”, con la invenzione di rifiuti “diversamente combustibili”. Del resto, questo ci si può aspettare da amministratori “diversamente capaci e responsabili”.

Sul tema dei rifiuti avviati a incenerimento segnaliamo nell’ AIA ancora le stesse assurdità che già avevano caratterizzato la VIA, ovvero che una parte dei rifiuti avviati a incenerimento sono risultanti dalla raccolta differenziata e quindi continua a sfuggire il motivo per cui si intenda bruciarli piuttosto che recuperarli. Notare bene che ci si riferisce in particolare alla raccolta differenziata di carta/cartoni, legno, materie plastiche, gomme. Inoltre si intende ancora avviare a combustione la frazione organica raccolta in modo differenziato ed è prevista la combustione di rifiuti liquidi come gli olii e grassi vegetali, i detersivi, che non appare comunque sensato mischiare con quelli solidi; si prevede di incenerire rifiuti poco o per nulla combustibili (come le coibentazioni minerali, rifiuti da demolizioni, sostanze chimiche di origine ospedaliera, fanghi con carbonati).

In sintesi, tra le numerose tipologie di rifiuti speciali (e anche di provenienza urbana) la maggior parte trova possibili sbocchi a recupero “alternativi” a quello dello smaltimento, sia che questo sia costituito dal conferimento in discarica che dall’incenerimento. Questo contrasta con l’art. 182 comma 1 del Dlgs 152/06 ma, ovviamente anche in sede di AIA le motivazioni per cui si ritiene invece preferibile la combustione per queste singole tipologie di rifiuti, non vengono esplicitate.

E’ chiaro, a nostro parere, che chi si propone per costruire e gestire l’impianto lo fa anche in contrasto con la normativa, approfittando delle linee politiche dettate dall’attuale governo che, come ben si legge nello Sblocca Italia, all’art. 35 prevede l’aumento di capacità degli inceneritori esistenti, la loro trasformazione in impianti energetici e la possibilità di trattare rifiuti da altre Regioni senza la necessità di pareri degli Enti locali. Questo significherà, come è ovvio, che l’Italia sarà percorsa da centinaia di camion carichi di rifiuti, che anche quelle regioni, come per esempio la Lombardia, che possiedono impianti di incenerimento non utilizzati a pieno regime (si stava appunto progettando di ridurre progressivamente l’attività di quello di Brescia ormai vecchio), saranno costrette ad accogliere i rifiuti di altre regioni che potranno (anzi dovranno, per alimentare gli impianti altrui) mantenere bassi i propri livelli di raccolta differenziata da cui comunque si potrà attingere per la combustione.

Sul piano ambientale finalmente non sono solo le associazioni ambientaliste o i comitati a farsi avanti, infatti le agenzie regionali per l’ambiente ammettono che puntando sul riciclo “si guadagnerebbero 195 miliardi”. Le preoccupazioni più significative sono state espresse dall’Asso Arpa, l’associazione delle agenzie regionali per l’ambiente, in un’audizione alla Camera in cui ha parlato di un rischio sanitario aumentato, confermando le perplessità a proposito della misura che prevede la saturazione del carico termico per gli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani. Infatti le criticità riguardano soprattutto l’effettiva capacità degli attuali inceneritori di sopportare un carico eccessivo e quindi le ricadute negative per la qualità dell’aria. Polemica perfino Legambiente che afferma che con lo Sblocca Italia il governo fa una scelta sbagliata affidandosi a una tecnologia declinante, prospetta un futuro di investimenti per la costruzione di nuovi inceneritori e per il potenziamento di quelli esistenti: investimenti che richiederanno anni per essere operativi mentre la gestione efficiente dei rifiuti sta già mettendo fuori mercato gli inceneritori attuali.

Sul profilo economico della scelta il WAS – Waste Strategy, ha elaborato una stima sui vantaggi legati a un’opzione orientata al riciclo dei rifiuti. Con questa scelta nei prossimi anni si creerebbero fino a 195 mila nuovi posti di lavoro: rispettare le direttive europee sulla diminuzione dei rifiuti in discarica e sull’aumento della differenziata e del riciclo significa triplicare il numero degli addetti, aggiungendo al settore un’occupazione che vale in termini assoluti quanto tutti gli occupati di Enel nel mondo. Il vantaggio economico complessivo, si aggiunge, può arrivare a sfiorare i 16 miliardi di euro.

Insomma che lo Sblocca Italia, tra gli altri danni contribuirà a mettere una pietra tombale sulle buone pratiche, sulla raccolta differenziata e il riciclo, lo hanno capito in molti, anche insospettabili manager e perfino Legambiente. Ma Renzi e i renziani e quanti continuano a trarre profitti dalle grandi opere, sempre più inutili e dannose, vanno avanti e purtroppo questa ottusità si registra anche tra gli amministratori locali che, a fronte di alcuni casi, continuano a mostrarsi per la maggior parte sordi alle richieste dei cittadini. Il caso più recente lo abbiamo avuto a Campi Bisenzio dove il sindaco Fossi, messo davanti a una petizione popolare supportata da migliaia di firme che chiedeva al suo Comune di aderire alla Strategia Rifiuti zero e pronunciarsi contro l’impianto di Case Passerini, ha elencato tutte le iniziative che l’amministrazione intraprenderà per migliorare la raccolta differenziata, badando bene però a precisare che non è in suo potere opporsi alla costruzione dell’inceneritore. Un’altra occasione persa per dimostrare buon senso e capacità di governo.

Valeria Nardi, attivista del Coordinamento Comitati della Piana

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