C’era una volta il welfare comunale

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C’era una volta il welfare comunale. Così potremmo iniziare dopo le esternazioni di fine anno del Sindaco e dell’Assessore al Personale del Comune di Firenze, ma anche dopo l’incontro che si è tenuto venerdi pomeriggio.

Non voglio qui fare una difesa “corporativa “ dei presunti 450 eventuali esuberi dichiarati, anche se il problema esiste perché si tratta di persone e soprattutto del diritto ad un lavoro conquistato e non regalato da nessuno; e poi è forse essere corporativi difendere il diritto ad avere una vita decente ed un lavoro decente?

cecchiMa è il modello che loro hanno in mente che ci spaventa, e che dovrebbe spaventare anche i cittadini utenti e fruitori dei servizi pubblici. Un modello nel quale  per giustificare le minori entrate   e i tagli di bilancio dettati dalle politiche delle BCE e della Troika non si trova di meglio che tagliare i servizi erogati alla collettività.

E allora si comincia ad affermare che il Comune non può più essere la “mamma” di tutti e di conseguenza i servizi vanno tagliati, ridisegnati, e deve entrare in campo la sussidiarietà, che raccontato così potrebbe anche essere incomprensibile per molti, di fatto però si tratta di riscrivere il tutto, si tratta in soldoni di cedere i servizi costruiti con grande difficoltà e speranza negli anni a soggetti terzi, magari amici e magari anche grandi elettori.

Si parla di settori-servizi di fondamentale importanza, da quelli per l’infanzia a quelli per gli anziani, dalla gestione dei cimiteri a tanti altri settori che sono stati alla base dell’esistenza e dello sviluppo del welfare cittadino negli ultimi quaranta anni.
Un modello, il loro, che andrà ulteriormente a colpire le fasce più deboli della società, fasce che in relazione alle politiche neoliberiste crescono in modo esponenziale ogni giorno, e convertirà il diritto di accesso al welfare in richiesta di carità, trasformando ancor più i cittadini in sudditi.

Ma come dimostrano anche i fatti di cronaca, “mafia capitale” in testa, queste operazioni non creano certo risparmi alle amministrazioni, ma creano un “mondo di mezzo” dove i diritti e la dignità dei lavoratori sono costantemente calpestati, dove invece gli amici dei potenti “sguazzano nell’oro” e i politici poi presentano il conto.

E così, solo per fare un esempio, domenica 1 febbraio 2015 i lavoratori e le lavoratrici dell’appalto dei Musei Civici Fiorentini sono costretti a scioperare per rivendicare il rispetto dei loro diritti e la difesa del loro posto di lavoro. Ancora una volta l’Amministrazione Comunale, che è la committente dell’appalto, nello stilare il capitolato per l’appalto si è rifiutata di inserire la clausola sociale, cioè il diritto alla riassunzione di chi già da anni lavora nel servizio, e anche la tipologia del Contratto di riferimento. Aprendo così la strada a perdite di posti di lavoro e abbassamento di salari già miseri (si vedano le motivazioni dello sciopero qui).

*Stefano Cecchi, USB Firenze

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Stefano Cecchi

Stefano Cecchi è un sindacalista USB, lavora al Comune di Firenze

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