#BlackLivesMatter, come si criminalizza un movimento

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A Dallas i cecchini fanno sempre centro. Fecero centro la CIA, la Mafia o, per chi ci crede, Lee Oswald, il 22 novembre del 1963 quando uccisero J.F.K, mettendo fine ad una stagione che avrebbe potuto portare un po’ di pace e di diritti civili e sociali, e hanno fatto centro il 7 luglio scorso quando, durante una manifestazione pacifica di Black Lives Matter, un cecchino ha sparato e ucciso 5 poliziotti e ne ha feriti altrettanti.

Lo stesso giorno, qualche ora prima, Philando Castile, un afroamericano di 32 anni, era stato freddato da un poliziotto mentre era in auto con la compagna e la figlia di lei a Saint Paul, fuori Minneapolis. La donna aveva ripreso e diffuso col suo telefono quegli attimi tragici. Questa morte gratuita aveva seguito di 48 ore quella di Alton Sterling, venditore ambulante nero, avvenuta a Baton Rouge in Louisiana, una vera e propria esecuzione da parte di due poliziotti, ripresa in diretta da un testimone.

Come accade ormai sempre dopo ogni uccisione di un nero da parte della polizia, le persone erano scese pacificamente in piazza insieme a Black Lives Matter. In tblack-lives-matterutti gli Stati Uniti si stavano svolgendo marce e presidi per dire basta alla violenza delle forze dell’ordine, ma, proprio in quel momento, a Dallas il cecchino si è messo a sparare, mettendo in fuga anche gli increduli manifestanti. E’ stato prontamente ucciso, come succede sempre ai cecchini a Dallas, era un afroamericano riservista dell’esercito, reduce da una missione in Afghanistan; dieci giorni dopo Gavin Eugene Long, ex-marine ha fatto fuoco a Baton Rouge e ha ucciso 3 poliziotti.

Ecco che subito sono piovute su BLM da parte di politici repubblicani e dei media reazionari, accuse di terrorismo, di essere un movimento che fomenta la violenza, di essere responsabile e connivente con i due assassini di poliziotti. Molti dei suoi attivisti, tra cui anche Deray McKesson, uno dei leader, sono stati arrestati senza motivazione. Non è la prima volta che la destra americana con in testa la FOX cerca di delegittimare BLM; già poco dopo la sua nascita avvenuta 3 anni fa le tre fondatrici Alicia Garza, Patrisse Cullors e Opal Tometi erano state fatte oggetto di una vera e propria campagna di odio e linciaggio mediatico.

Black Lives Matter sconta il fatto di essere forse il movimento politico statunitense di maggior successo degli ultimi anni, non si esagera se si afferma che era dagli anni 60 che non si vedeva qualcosa di simile.

Un movimento come Occupy Wall Street, per esempio, che ha molti legami con BLM, nato dopo il crollo finanziario del 2008 non è riuscito a far tesoro dei consensi ottenuti dalle grandi proteste e dopo qualche mese Zuccotti Park si è svuotato. BLM ha saputo tener vive le istanze di chi li ha preceduti, come le critiche antiliberiste di OWS, ha intrecciato le lotte con i movimenti anticapitalisti, è riuscito a essere un riferimento politico talmente forte da aver influenzato le agende dei due candidati alle primarie democratiche Clinton e Sanders e ha imparato dagli errori di chi lo aveva preceduto. Non solo lavoro sui media ma anche una forte presenza sul territorio, tanto che esiste un nodo della rete BLM in ogni città importante di tutti gli stati dell’unione. (Qua trovblacklivesmatter-2015ate una breve storia del movimento)

E’ chiaro che un movimento tanto forte non può che far paura e il tentativo di criminalizzazione è scontato quando si è in grado di raggiungere tante persone, tanto più per una realtà, come BLM, che si batte per i diritti delle minoranze, ma che raccoglie bianchi, neri e latini, in un momento in cui negli Stati Uniti, e non solo, si assiste ad un forte rigurgito razzista. La candidatura di Trump non è altro che la riprova di questo. E fa ancora più paura che sulla lotta per la sopravvivenza e per i diritti si sia innestata anche una lotta di classe perché non c’è solo un problema di colori diversi, ma anche di diverse opportunità per bianchi e neri e per ricchi e poveri, categorie che spesso vanno a sovrapporsi.

Non è un caso che Baton Rouge sia una città letteralmente divisa in due, non ci sono muri né recinzioni, ma esistono due città: una ricca per i bianchi e una povera per i neri. Lo stesso vale per Ferguson, Missouri, dove 3 anni fa nacque BLM.

#BlackLivesMatter si sta dimostrando un movimento consapevole e maturo nonostante la giovane età e c’è solo da sperare che sia capace di resistere senza sfaldarsi a questo ennesimo e forte tentativo di criminalizzazione; se questo accadrà nei prossimi anni ci sarà un altro importante attore politico sulla scena americana ed è proprio questo che la strumentalizzazione degli episodi di violenza vuole evitare.

*Francesca Conti

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