Noi siamo il suolo. Dialogo con Vandana Shiva

vandanaLa Commissione internazionale per il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura, presieduta da Vandana Shiva, si è riunita a Firenze, ospite della Regione Toscana, in occasione dell’Anno internazionale del Suolo. Proprio la Toscana, prima regione in Italia, ha votato una legge che ostacola la nuova costruzione edilizia sui suoli fertili, ora bloccata dalla Presidenza del Consiglio. L’impugnativa del Governo di una legge in difesa del suolo si manifesta quale atto di violenza contro i cittadini toscani e contro il loro territorio. Ilaria Agostini ha intervistato Vandana Shiva per La Città invisibile.

Il 2015 è l’anno internazionale del Suolo. Nel mondo, le popolazioni sono costrette a lasciare la propria terra a causa di guerre, povertà, grandi opere, agroindustria e landgrabbing. In Europa il cemento e l’asfalto cancellano perfino la memoria del suolo fertile. Niente fa pensare a un’inversione di rotta. Credi che focalizzare l’attenzione globale su questo tema possa essere utile?

Il suolo è la vita, ed è la base della vita. Eppure, la civiltà industriale ha seppellito il suolo sia nelle nostre menti sia nel mondo reale, perché è basata sull’arroganza dell’indipendenza dalla natura. E sull’illusione che maggiore è la conquista, il dominio e la distruzione della natura, maggiore è lo “sviluppo”. L’anno del Suolo costituisce, per l’Umanità, l’occasione per correggere i danni di cinque secoli di pensiero coloniale sul suolo extra-europeo come terra nullius, e di un centinaio di anni di agricoltura industriale basata su fertilizzanti chimici che distruggono suolo e società, espellendo i contadini dalla terra e deportandoli negli slums.

Oggi, almeno la metà della popolazione mondiale vive in città. L’espansione delle metropoli avviene tutta a spese dei suoli fertili. In Italia, città, campagna urbanizzata, autostrade, svincoli, aree industriali e commerciali hanno invaso gran parte della SAU (superficie agricola utile) che dovrebbe fornire invece la base agroalimentare della nazione. Pensi che lavorare per una nuova alleanza città-campagna, e quindi porre un limite all’espansione urbana, possa rappresentare una soluzione?

Abbiamo bisogno di un nuovo patto col pianeta e col suolo. Un patto che riconosca che noi siamo il suolo, che proveniamo dal suolo, che da esso siamo nutriti. Questa è la nuova rinascita. La rinascita è il recupero della consapevolezza che il suolo è vivo e che prendersi cura del suolo è il lavoro più importante svolto dai contadini. Dall’obiettivo primario della cura del pianeta e del suolo discende il cibo buono e nutriente, da suoli sani. Quando sarà riconosciuto il ruolo fondamentale dei contadini nella salute umana e nella fertilità dei suoli, l’agricoltora non sarà più considerata un arretrato e primitivo ambito di conquista da parte dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione. I contadini remunerati per il loro ruolo ecologico e sociale rimarranno sulla terra e non si trasferiranno come rifugiati nelle aree urbane. Un nuovo equilibrio tra città e campagna scaturirà dal nuovo patto con il suolo.

In Toscana, la nuova legge urbanistica 65/2014, di matrice ecologista, ha introdotto un limite alla città per impedire ulteriore consumo di suolo agricolo, sull’esempio di quanto è stato fatto in Germania e in altri paesi. Ma il governo Renzi la ha impugnata perché, ostacolando la costruzione di nuovi ipermercati fuori dalle aree urbanizzate, impedirebbe la libera concorrenza. Il sacrificio della terra in nome del liberismo economico e finanziario è una vecchia storia: non pensi che sia una politica violenta e miope?

Il mondo viene in Toscana perché ha avuto cura della sua terra e del suo paesaggio. Mi congratulo con la Toscana per aver tradotto in pratica l’etica della terra a fronte della minaccia dell’economia globalizzata delle multinazionali. Bloccare la legge ecologista della Toscana che protegge la terra e il suolo, è una violazione della terra e del territorio e dei suoi caratteri unici. È una violazione del tessuto democratico e costituzionale italiano;
la Regione ha la competenza di scrivere leggi di questo rango e Roma eccede i limiti della sua giurisdizione bloccando la legge e sovvertendo i diritti della Regione garantiti dalla Costituzione. È una violazione dell’economia locale e regionale basata sulla qualità, non sulle “merci spazzatura” commerciate globalmente.
Tutto ciò, a sua volta, distruggerà l’occupazione nella produzione locale. È anche una violazione profonda della bellezza che è stata coltivata con tanta cura per secoli e che continua ad essere coltivata con questa legge. Se la Toscana comincerà ad assomigliare al continuum di ipermercati degli Stati Uniti e non a se stessa, perché i turisti dovrebbero venirvi?

*Ilaria Agostini, urbanista e attivista del laboratorio politico perUnaltracittà

(L’autrice ringrazia Navdanya International per la collaborazione)