Una brutta aria…

Eh già, è appena cominciato l’anno nuovo e già tira una bruttissima aria.
Non sto parlando dell’ondata di uccisioni da parte di terroristi (che non chiamerò “islamici” ma solo terroristi) e conseguenti azioni di polizia e arresti, bensì di qualcosa che striscia molto più sottilmente nelle nostre città e si insinua tra le fessure della nostra vita in modo subdolo, senza rumore, come una malattia silenziosa dalla quale ti trovi invaso senza essertene accorto. Qualcuno ti dice “non è niente! È solo un po‘ di raffreddore innocuo…” E invece poi ti trovi con qualcosa che pensavi di aver sconfitto per sempre, di non doverne più parlare, qualcosa di cui si pensava di essersene liberati da molti anni all’alto costo di tante, troppe vite umane che, resistenti fino al sacrificio estremo, hanno pensato a chi dopo di loro, avrebbe potuto vivere da persona libera in terra liberata.
E invece no.

Rieccoli qua: a tirare su il bandone di un “innocuo” circolino… Qui, proprio sotto il nostro naso, in un quartiere tranquillo, un quartiere dove la vita scorre sana, dove si respira la calma del meritato riposo dopo vite di lavoro. Eccoli qui, di nuovo, sbandierando e rivendicando il proprio “diritto” ad esserci e alla propria libertà di parola, espressione e pensiero…

Buffo paradosso, davvero, questo per cui coloro che onorano la memoria di chi zittiva l’avversario con litri di olio di ricino, bastonate o peggio ancora con agguati mortali o sentenze capitali, adesso, guarda un po’, si appellano alla libertà di pensiero…

I morti, coloro che hanno dato la vita per la nostra libertà, non certo gli italiani che aiutarono i massacratori tedeschi dei vari efferati crimini ma quei ragazzi e ragazze che lasciarono in offerta sacrificale la propria gioventù in una pozza di sangue per garantire a ciascuno di noi un futuro sereno, gridano forte il proprio sdegno, la propria collera, il proprio disprezzo: siamo diventati così catodicamente instupiditi da non riuscire più ad aprire la nostra bellissima, e minacciatissima, Costituzione e far valere ciò che in essa è scritto a chiare lettere cubitali e cioè che “ogni tentativo di riorganizzazione del disciolto partito fascista” e apologia dello stesso è un reato??
(…e poi, il povero Ezra Pound, messo in mezzo così, senza il suo permesso…!)

Se non li conoscete (Amodei)

E la miglior medicina contro questa malattia strisciante è la memoria, quindi esercitiamola passando attraverso l’emozione di una canzone: una traduzione di Sandro Tuminelli dell’originale “Asma asmaton” (di Iakovos Kamanellis e Mikis Teodorakis per la Trilogia di Mauthausen) che qui prende il titolo di “Cantico dei cantici”, cantata nella splendida e straziante interpretazione di Milly…

Era bello e dolce il mio amore
Con il suo vestito bianco della festa
E un fiore rosso tra i capelli
Nessuno può sapere quanto fosse bello

Ragazze di Auschwitz
Ragazze di Dachau
Avete visto il mio amore?

L’abbiamo visto in quel lungo viaggio
Ma senza il suo vestito bianco
Nè il fiore rosso tra i capelli

Ragazze di Mathausen
Ragazze di Belsen
Avete visto il mio amore?

L’abbiamo visto in uno spiazzo, nudo
Un numero marchiato sulla mano
Ed una stella gialla sopra il cuore

Era bello e dolce il mio amore
Con i suoi capelli neri e ricci
Cresciuti alle mie carezze
Nessuno può sapere quanto fosse bello.

*Francesca Breschi, cantante e attivista del laboratorio politico perUnaltracittà

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Francesca Breschi, cantante, attrice, ricercatrice e didatta, è dal 1990 componente il Quartetto Vocale di Giovanna Marini. Ha collaborato, tra gli altri, con Nicola Piovani, David Riondino, Emilio Isgrò, Elio De Capitani, Francesco De Gregori, Mario Brunello, Marco Paolini e Vinicio Capossela. Si dedica allo studio, all’insegnamento e all’elaborazione di vari generi ed epoche musicali, con particolare interesse per i repertori della tradizione orale italiana. Attivista della lista perUnaltracittà. Il suo sito internet

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