Le 10 cose da sapere sulla carne rossa

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1- La IARC (Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro) il 26 ottobre 2015 ha emesso un comunicato stampa riguardante la valutazione della cancerogenicità della carne rossa (http://www.iarc.fr/en/media-) cui è seguito un cocktail di disinformazione: dall’allarmismo alla minimizzazione del rischio.

2- La valutazione della cancerogenicità della carne rossa, peraltro già stabilita nel 1997 dal World Cancer Research Fund e successivamente dalla American Cancer Society e da Cancer Research UK, non è una valutazione né dell’OMS, né della IARC ma di un gruppo internazionale di scienziati indipendenti convocati dalla IARC e coordinati da Paolo Vineis di Medicina clinica all’Imperial College di Londra (vedi ISDE Italia News, a cura dell’Associazione Medici per l’Ambiente, Numero 596).

download3- La carne lavorata (essenzialmente insaccati, contenenti nitrati) è stata posta nella categoria 1 (cancerogena accertata per l’essere umano), la carne rossa è stata inserita nella categoria 2A (cancerogena probabile), a seguito della valutazione di più di 800 articoli scientifici, da parte del suddetto gruppo di lavoro.

4- Per carne ‘rossa’ si intende ogni carne di colore rosso scuro prima della cottura, come manzo, agnello, maiale etc; carne ‘lavorata’ è quella che non è venduta fresca, ma che è stata salata, affumicata o conservata in altri modi, come prosciutto, salsicce, hot dogs, salame, pancetta. Le carni ‘bianche’, come pollo e tacchino fresco e pesce invece non sembrano aumentare il rischio di cancro. (vedi sito di Cancer Research UK ) .

5- Riguardo al rischio individuale, mangiare carne rossa in quantità pari a più di 50 grammi al giorno porta il rischio di cancro del colon a poco più del 5% nel corso della vita, a partire dal 4% circa in chi non ne mangia affatto. Dunque un aumento modesto se paragonato al fumo, che moltiplica il rischio di cancro del polmone per 25 volte (1% nel corso della vita nei non fumatori, 25% nei forti fumatori), http://www.scienzainrete.it/.

6- Chi mangia carne ‘lavorata’ ha circa il 17% di rischio in più di sviluppare un cancro al colon, rispetto a chi mangia carne ‘rossa’. La qualità della carne, cioè la provenienza da un macello locale o da un supermarket non influisce. E’ probabilmente il modo in cui è lavorata la carne, o le sostanze chimiche contenute nel suo interno, ad aumentare il rischio di cancro.

7- C’è anche una crescente evidenza di un possibile collegamento fra la carne rossa ed il cancro dello stomaco e del pancreas, ma per ora è meno chiaro di quello del colon (vedi sito di Cancer Research UK). Più si mangia carne più il rischio aumenta. Non c’è una quantità sotto la quale non si corrono rischi, data la cancerogenicità della carne.

8- Il termine cancerogeno, significa letteralmente “capace di provocare il cancro”. Per non correre rischi il modo più sicuro a livello individuale è non esporsi ai cancerogeni mentre a livello generale è smettere di produrli.

9- Il cancro origina dall’attivazione di diversi stadi; quanti? Non si sa, forse tra 5 e 7. E’ una malattia “multifattoriale e multistadio” cronica, a lunga latenza. Più che il superamento della dose soglia, come è per i tossici acuti che hanno un solo stadio, è soprattutto la combinazione di più esposizioni (il cocktail di cancerogeni) e la predisposizione (varianti geniche ereditate, mutazioni indotte da altri cancerogeni, etc.) che portano all’aumento del rischio. Così anche “il rispetto dei limiti di legge” non tutela la salute: sono sufficienti basse dosi di esposizione ad un cancerogeno( vedi per esempio la tossicità dovuta ad interferenza endocrina) per completare la cancerogenesi.

10- Se nessuno stadio è stato precedentemente attivato è possibile che anche alte dosi di nitrosamine provenienti dagli insaccati non facciano niente, ma è anche possibile che inducano mutazioni che combinandosi con quelle indotte da altre esposizioni porteranno al cancro del colon, secondo questo modello biologico, http://www.scienzainrete.it/ .

*Gian Luca Garetti, medico attivo in Medicina Democratica e perUnaltracittà

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Gian Luca Garetti

Gian Luca Garetti, è nato a Firenze, medico di medicina generale e psicoterapeuta, vive a Strada in Chianti. Si è occupato di salute mentale a livello istituzionale, ora promuove corsi di educazione interiore ispirati alla meditazione. Si occupa attivamente di ambiente, è vicepresidente nazionale di Medicina Democratica e membro di ISDE (International Society of Doctors for the Environment).

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2 commenti su “Le 10 cose da sapere sulla carne rossa”

  1. Paolo Degli Antoni

    Sarebbe interessante approfondire il punto 5): 18Kg di cane rossa l’anno è la dose raccomandata e tantissime persone che conosco la rispettano, ancor prima di leggere report scientifici sul cancro, semplicemente per gusto o per dieta (colesterolo, ipertensione, ecc…). Superarla aumenterebbe di poco il rischio di alcuni tipi di cancro. Bene, ma superandola di quanto? Un francese medio ne mangia 78Kg solo di bovino, lascio stare argentini e brasiliani, cifre da capogiro. Mi immagino che con simili dosi il rischio aumenti parecchio

  2. Credo che mangiar carne in quantità pari a 100-200 grammi a porzione per 3-4 volte alla settimana, equamente distribuitatra quella bianca e quella rossa,non abbia ucciso nessuno che già non fosse geneticamente predisposto. I piatti pronti di produzione industriale sono molto più nocivi e danno molto meno soddisfazione al palato. E poi,siamo così sicuri che diero certi allarmismi non vi siano certe multinazionali del cibo che producono,sia pure con linee di prodotti differenziate “cibo dietetico ” (solamente a parole) e cibo spazzatura tanto caro a certi paesi privi del buon vivere della nostra cultura culinaria?

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