L’Oro nero di Dominique Manotti

Ormai non passa giorno in cui non si sfugge ai notiziari che ti informano sulle incomprensibili oscillazioni dei titoli di borsa, del Dow Jones ecc…. e quindi se e è vero, come è vero, che il noir è uno dei più interessanti e veritieri strumenti per descrivere la realtà, tale genere non poteva sottrarsi dal raccontare l’intreccio che passa tra gli intrighi finanziari e avvenimenti delittuosi.

Tra aggressioni speculative e congiure internazionali economico-finanziarie, ovviamente ciò che sottintende il tutto è oroneroquanto e cosa si scatena dalla crisi economica che sta investendo tutto il mondo. Paesi che sfiorano la bancarotta come la Grecia di Markaris e, perchè no, attraverso aspetti che nonostante assomiglino a pura fantasia, autori italiani che in modo semplice e lineare riescono a scrivere pagine che possono avvicinare ad argomenti altrimenti di non facile comprensione, come Claudio Scardovi conosciuto con lo pseudonimo di John Stitch.

Un’autrice che si cimenta da sempre con questo genere di argomenti è senz’altro Dominique Manotti ( da L’onorata società a Vite bruciate ). Da poco nelle librerie il suo ultimo lavoro: Oro nero.

L’ambientazione non poteva che essere Marsiglia, città che si addice particolarmente al noir con guerre tra bande e mondo degli affari. Una Marsiglia lontana dall’ entrare nei piani di riqualificazione urbana dovuti al suo divenire capitale europea della cultura nel 2013, dove in poco tempo si riesce a fuggire da un centrocittà soffocante per dirigersi verso un altro mondo.

Il tema è il mercato del petrolio nei primi anni ’70, con il coinvolgimento di tutto il complesso industriale che gira attorno al controllo di  questa preziosissima risorsa energetica in una città dove la commistione con traffici di armi e di eroina, “banditi” provenienti dalla malavita còrsa e politici che devono influenzare i flussi economici è parte del “modello marsigliese”.

Gli attori dello scenario internazionale ci sono tutti, nessuno escluso. Dal Sud Africa all’ Iran; dalle “sette sorelle”, le compagnie petrolifere che avevano il controllo sulle decisioni tariffarie del petrolio e dagli USA, all’OPEC; fino al mondo arabo diviso tra politiche di nazionalizzazione e servitù post coloniali, paradisi fiscali.

In una lotta senza esclusione di colpi per gestire il monopolio di una ricchezza che avrebbe cominciato ad accentuare la sua corsa verso la sovrapproduzione, per arrivare ad oggi dove invece deve restare parcheggiato in attesa nei porti.

Il commercio di questa materia prima avviene come su un tavolo da gioco. Il traffico ed il controllo dell’eroina come scuola, per fare poi il salto e gestire traffici ben più redditizi; in un mondo dove esiste una sola legge: far soldi e dove è necessario e d’obbligo adeguarsi alle leggi del libero mercato con i suoi effetti collaterali come l’abuso di posizione dominante o l’intralcio alla concorrenza o la frode sui pubblici mercati.

Banche, società di comodo, avvocati di diritto societario, massoneria, ispettori del fisco, mercato immobiliare, servizi segreti (più o meno “deviati”), ma fortunatamente il pastis, una saporitissima bouillabaisse o una aragosta arrostita sul fuoco addolciscono la trama. Sulla quale occorre obbligatoriamente tenere alta l’attenzione, per non perdere il filo dell’intricato intreccio.

Un aspetto interessante è la descrizione, legata ai codici malavitosi–affaristici, della figura delle donne legate al crimine: donne guida a cui non sfugge niente e che assumono un comportamento ed un ruolo di comando che non risulta secondario a nessuno, uomini compresi; e se questo sono le donne, i matrimoni hanno la funzione di garantire i legami d’affari e non certo di suggellare relazioni affettive.

Il commissario Daquin, al quarto appuntamento con la Manotti, resta, tra i commissari usati nei noir, tra i più interessanti. E a lui non si può non sentirsi vicini per la fatica che fa nel districare una matassa complicata della quale comunque, alla fine, riesce intelligentemente a venire a capo.

Un finale con tanti colpevoli ma nessun arresto, strano ma vero, perché in definitiva “alla base di tutto c’è la natura criminale del capitalismo”.

Dominique Manotti, Oro nero, Sellerio, Palermo 2015, pp.410, € 15.00

*Edoardo Todaro, libreria Majakowskij CPA-Fi sud

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Edoardo Todaro

Edoardo Todaro

Oltre a svolger la propria militanza tra realtà autogestite (CPA) e sindacali (delegato RSU Cobas presso Poste spa) è appassionato di letture, noir in particolare. È tra i collaboratori, con le proprie recensioni, del blog Thriller Pages

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