L’estetica dispotica

3 risposte

  1. Avatar Paolo Degli Antoni ha detto:

    “Sta a noi sottrarci alle dinamiche imposte per ribaltarne gli effetti”. Questa frase vale per gli adulti, ma chi accompagna i giovani all’autodeterminazione, all’individuazione jungiana? I neuroni-specchio sono potentissimi dai cinque ai sedici anni, ne ho avuto piena contezza in un corso tenuto dall’Università di Firenze. Ma già da insegnante, prima ancora della scoperta di quei neuroni, avevo osservato il conformismo connaturato alla giovane età; ha un suo valore adattativo, essendo quella umana una specie sociale. Purtroppo ai genitori e agli insegnanti fa comodo il protrarsi nel tempo della volontà di piacere a qualcuno, per le possiilità di controllo offerte dalla dipendenza, sebbene da adolescenti si voglia piacere soprattutto ai pari, anche a dispetto degli adulti. Dopo i 14 anni sarebbe invece bene proporre l’idea che non si deve per forza piacere a tutti/e, ma il tempo è poco, perché la scuola dell’obbligo e l’imprinting neurologico sono prossimi alla scadenza. Da adulti il cammino d’autonomia diventa difficile, lo stesso Jung sosteneva che il processo d’individuazione non è per tutti. E il mercato su questa debolezza di massa ci marcia…

  2. Avatar Franco ha detto:

    Caro Antonio, come al solto navighi profondo. Condivido le tue considerazione che a mio avviso sono un aspetto comportamentale nello scenario comolessivo della società attuale. La rapida e profonda rivoluzione che ci ha investito dopo la “cadutas del muro”, ha provocato una frattura tra pubblico e privato che evoca un ritorno alle gradi monarchie, non più di casta ma monopolistiche: un modo con pochi, dominanti detentori di potere ed una totalità di esclusi. Un antidoto a questa incombente prospettiva è rappresentato da quegli esclusi che non hanno più nulla daperdere, i migranti, le cui avanguardie si sono cominciati a muovere. Di nuovo i “barbari” minacciano le basi dell’impero capitalistico. Lo scenario mi prteoccupa … per i nostri figli, che vedo smarriti ed impreparati. Riflessioni, soltanto riflessioni.

  3. Antonio Fiorentino Antonio Fiorentino ha detto:

    La vita inconsapevolmente impostata nella rincorsa di modelli iperbolici a un certo punto diviene, o dovrebbe divenire, impossibile, pesante, triste, foriera di piccoli e grandi drammi personali e
    collettivi. Si dovrebbe diffondere invece la consapevolezza del superamento di questa
    barbarie dolorosa nella pratica di sottrazioni edificanti e nella ricerca di un sorriso
    compiacente, di una mano nella mano, insomma di relazioni appaganti.
    Certo è anche vero che queste si apprezzano di più con la pancia piena, i nostri padri dicevano “primum vivere, deinde filosofare”, e qui le cose diventano più complicate. Però forse i nuovi abitanti, i nuovi venuti, le temute invasioni africane potranno aiutarci a sparigliare le carte e accelerare i nostri processi di sottrazione e ricomposizione di nuovi equilibri.

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