Il glifosato e gli autori fantasmi: storia di una manipolazione

Mentre  uno studio apparso in questi giorni sulla rivista scientifica JAMA (Journal of the American Medical Association) afferma che dal 1993 al 2016, il tasso del glifosato, nelle urine di un campione di persone del Sud California è aumentato sempre più a prova del grande uso mondiale di questo probabile cancerogeno,  il Parlamento Europeo, che dovrebbe decidere una buona volta cosa fare del glifosato, gioca di continuo al rinvio. Esprime parere negativo al rinnovo della licenza di questo pesticida  ma solo a partire dal 2022, e boccia la richiesta di prolungare di 10 anni l’autorizzazione dell’erbicida, invece di applicare da subito il Principio di Precauzione. Il perché lo capirete leggendo l’articolo apparso nell’ultimo numero di ‘Internazionale’ con il titolo “Informazione geneticamente manipolata“.

Nell’inchiesta è tradotta la seconda puntata dell’indagine di Le Monde, sui Monsanto papers, migliaia di documenti ad uso interno, che il colosso agrochimico Monsanto (3,5 miliardi di fatturato nel 2016) è stato costretto a rendere pubblici, in seguito all’azione legale di 3500 cittadini statunitensi malati di linfoma non Hodgkin (un tumore del sangue) a causa dell’esposizione al glifosato. Una correlazione nota da anni, come dimostra questo articolo del 1999: L. Hardell and M. Eriksson – “A case-control study of non-Hodgkin lymphoma and Exposure to Pesticides” Cancer, 15 Marzo 1999, Vol. 85, n.6, ma tenuta segreta.

I Monsanto papers, svelano come Monsanto abbia usato – per anni e segretamente – la strategia del ghostwriting per contrastare le ricerche indipendenti e far passare all’opinione pubblica il glifosato come non pericoloso e quindi commerciabile.

L’ autore fantasma, il ghostwriting, è una grave forma di inquinamento scientifico, una strategia di  riciclaggio dei messaggi (whitewash) di cui si serve certa industria, specie del settore farmaceutico, chimico ed agrochimico: l’industria scrive un articolo scientifico, se lo fa firmare/accreditare da scienziati noti, e questi prestanome vengono profumatamente retribuiti. Segue la diffusione dell’articolo su riviste scientifiche ma anche, per il grande pubblico, sui mezzi di informazione di massa. Si santifica così la ‘non neutralità della scienza’, in barba al conflitto di interessi, al principio di precauzione, all’etica professionale e chi ne ha più ne metta.

Il glifosato, il pesticida/diserbante più venduto al mondo, perché tollerato dai semi geneticamente modificati, nel marzo del 2015 è stato dichiarato genotossico (capace di danneggiare l’informazione genetica all’interno della cellula), cancerogeno per gli animali e probabilmente cancerogeno per l’uomo, dalla Iarc (agenzia internazionale contro il cancro), che è legata all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Trascorso qualche mese, nel novembre 2015, l’Efsa (agenzia dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare) controbatte che  ‘è improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo’. ‘Le rassicurazioni dell’Efsa sul glifosato sollevano seri dubbi sulla sua indipendenza scientifica’ afferma Federica Ferrario, Responsabile Campagna Agricoltura di Greenpeace Italia.

Quaranta anni di agenzie e di autori fantasma? Il glifosato viene immesso in commercio, col nome commerciale di Roundup nel 1974. Per 40 anni le varie agenzie deputate a valutarne la pericolosità negli Stati Uniti ed in Europa hanno affermato che il glifosato non è cancerogeno. Tra di esse l’Epa, agenzia di protezione dell’ambiente in USA; l’Efsa, autorità europea per la sicurezza alimentare; l’Echa, agenzia europea per le sostanze chimiche.

Ma su quali dati si sono basate queste agenzie per sdoganare il glifosato?  ‘le agenzie si sono basate sui dati forniti dalla Monsanto’ scrive Le Monde. Oltretutto questi dati sono ‘scientificamente sbagliati’, afferma Christopher Portier, un tossicologo indipendente che ha potuto analizzarli. Non avrebbero preso in considerazione otto casi in cui è aumentata l’incidenza di alcuni tumori associati al glifosato. Portier lo ha scritto nel maggio 2017 al Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

Contratti fantasma. Benchè la Monsanto neghi qualunque attività di ghostwriting, dai Monsanto papers appare che molti scienziati che si sono spesi a favore della non tossicità del glifosato e contro l’agricoltura biologica sono risultati legati da contratti più o meno fantasma con la multinazionale.

Dai Monsanto papers viene fuori che le agenzie soprannominate avrebbero aiutato la Monsanto in vari modi, eccone alcuni.

-Declassandone la tossicità. I tossicologi dell’Epa già nel 1985, classificarono l’erbicida glifosato ’oncogeno di categoria C’ , cioè probabilmente cancerogeno per l’essere umano. Nell’anno successivo un altro gruppo di lavoro dell’Epa, lo declassò nel gruppo E, facendolo diventare non più pericoloso e guarda caso i percorsi professionali dei funzionari  di quel gruppo di lavoro andranno tutti direttamente o indirettamente verso la Monsanto, fino alla vicepresidenza.

-Occultando studi. Peter Clausing, un tossicologo tedesco legato all’ong “Pesticide action network”, quest’anno all’euro parlamento di Bruxelles, ha accusato l’Efsa di aver occultato uno studio che mostrava un aumento dell’incidenza dei linfomi maligni nei topi esposti al glifosato. L’Efsa si è difesa dicendo che lo studio in questione non era  accettabile, perché i topi sarebbero stati colpiti da un’infezione virale indipendente dal glifosato. In realtà nessun documento afferma che ci sia stata un’infezione del genere in questi animali mentre l’ipotesi di infezione virale, è suggerita in un articolo sponsorizzato dalla Monsanto.

Fantasmi in carne ed ossa, hanno avvelenato con dosi massicce di glifosato quattro filari di mele coltivate biologicamente. E’ accaduto di recente a Ägidius Wellenzohn, un contadino che da 30 anni coltiva i suoi campi con l’agricoltura biologica, che è stato costretto a distruggere il raccolto e che dovrà estirpare i filari di meli contaminati, piantarne di nuovi ed saltare due anni di raccolta, con danni economici per lui rilevanti. Tanto che è partita una raccolta fondi per aiutarlo e non farlo sentire solo. Il Conto corrente di Solidarietà intestato a Ägidius Wellenzohn è Cassa Raiffeisen di Prato allo Stelvio. Numero conto corrente: IT 57 Z 08183 58440 000303208222 BIC (Swift-code): RZSBIT21327

Questa rappresaglia, che ricorda tristemente quelle del ventennio, è accaduta di recente a Glorenza, un paese della Val Venosta, a pochi passi da Malles (Bz), il primo comune italiano che Il 16 luglio 2015 ha detto no al glifosato.

Non c’ è giorno senza una notizia di un grave inquinamento dell’aria, delle prove, delle menti, della politica, dell’informazione, della scienza , delle mele etc. L’inquinamento più pericoloso è quello invisibile, quello fantasma, quello di cui non si ha consapevolezza, pure quello ‘entro i limiti di legge’  può riservare amare sorprese.  In maniera un po’ disfattista, ma non lontano dalla verità, si potrebbe dire che tutto ciò che è umano, oggigiorno è  inquinato o inquinabile, da qui il termine inquinamentocene,  per definire l’epoca in cui viviamo.

Gian Luca Garetti

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Gian Luca Garetti

Gian Luca Garetti, è nato a Firenze, medico di medicina generale e psicoterapeuta, vive a Strada in Chianti. Si è occupato di salute mentale a livello istituzionale, ora promuove corsi di educazione interiore ispirati alla meditazione. Si occupa attivamente di ambiente, è vicepresidente nazionale di Medicina Democratica e membro di ISDE (International Society of Doctors for the Environment).
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