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Omaggio a Carla Lonzi

Il 7 marzo 2019 una sala della fiorentina Biblioteca delle Oblate sarà intitolata a Carla Lonzi, straordinaria figura di filosofa e critica d’arte femminista, nata a Firenze nel 1931, morta a Milano nel 1982.

Il 21 marzo successivo, presso la medesima biblioteca si terrà un convegno organizzato dal gruppo femminista “Firenze Primum Vivere” che, assieme ad altri, aveva avanzato, nel 2016, richiesta del riconoscimento, deliberato alcune settimane or sono dal Comune di Firenze, per iniziativa del Gruppo Consiliare SI-Firenze riparte a sinistra.

La dedica è molto importante perché appare in controtendenza nel tempo presente, segnato da straripante e rivendicata incultura dei potentati maschili e da subalternità femminile in quasi tutti i luoghi del vivere associato.
La situazione ha una sua particolare evidenza: vi è una sotto rappresentazione delle donne in ogni spazio della cultura e anche nei luoghi delle città, un fenomeno che rimanda a una dimensione unilaterale segnata dal potere dei soli uomini, che svettano quali unici protagonisti della storia di tutti.

Un taglio che deprime e svalorizza la partecipazione e il protagonismo femminile nella società e ha come esito di svilire la società stessa.

L’idea che ci sostiene è quella di mostrare e valorizzare modelli culturali capaci di incoraggiare bambine e ragazze a osare, sul piano culturale e politico, una rappresentazione differente del mondo in un contesto ancora patriarcale che, in modo persistente, le discrimina malgrado o, forse, a causa della loro migliore riuscita nella formazione culturale, dalla scuola elementare fino alla laurea e al master.

In quest’ottica, Carla Lonzi appare come una stella cometa che segna l’origine di un pensiero differente, inteso a mettere in questione le costruzioni intellettuali e le ricadute materiali della quasi incontrastata preminenza maschile, da lei definita l’”uomo assoluto”, cioè “l’uomo unità di misura della realtà”, tanto che “quello che lui non capisce non esiste”.

Questa impostazione filosofica sfida i pensatori sistematici del mondo patriarcale come Marx e Hegel, rappresenta una provocazione per la coscienza maschile perché ipotizza un rovesciamento dell’ordine materiale e simbolico che regola il rapporto fra i sessi.

La sua rivolta opera attraverso relazioni collettive fra donne, agite in un conflitto capace di modificare la realtà data, in un corpo a corpo incessante, giocato in presenza.

Significativa, nell’ottica del conflitto, è l’analogia fra la donna – assente dalla storia per millenni – e il soggetto colonizzato resistente descritto da Frantz Fanon.

Si può notare fra queste figure una somiglianza di esperienze esistenziali che richiede lucidità di analisi e diagnosi radicali: l’integrazione nel patriarcato dell’uomo impossidente si avvicina all’integrazione nel dominio capitalistico del proletariato europeo, avvantaggiato dal colonialismo.

In entrambi i casi, la decolonizzazione delle menti e delle vite materiali richiede una lotta radicale a contrasto con le incrostazioni storico culturali che hanno creato gerarchie nella cittadinanza. Non è pacifica né indolore l’affermazione e la pratica di una comune umanità.

Su questi piani innovativi si giocano il pensiero e la pratica politica femminista di Carla Lonzi.

Altrettanto significativo è il modo in cui ella, come critica d’arte, compie una fuoriuscita dall’estetica tradizionale, innovandone la costruzione in un corpo a corpo con il soggetto artista.

Lonzi parte dalla considerazione che l’arte si fa nel modo in cui è stata fatta (dall’uomo) e si ripete nel modo in cui è stata ripetuta (dalle donne).

Quindi, con sue parole: “Dando per scontato che l’opera è solo il prodotto dell’artista, spostavo su di lui la questione che un tempo era posta sull’opera”.

Un percorso di pensiero e di pratiche da grande intellettuale, che viene ora giustamente riconosciuta e onorata nel suo luogo natale, Firenze.

*Maria Grazia Campari