Carceri, XV rapporto di Antigone: fatti e bugie

Il Ministro di polizia Salvini non perde occasione per esternare la propria meschina ferocia nei confronti di chi commette reati, con le significative eccezioni dei suoi compari di partito e di chi pratica una selvaggia giustizia fai da te sparando in casa o anche nelle vicinanze a un malcapitato ladro, meglio se straniero. Marciscano in galera, buttate via la chiave, questi gli alti principi cui pare ispirarsi, lui e non solo lui, nella visione di una giustizia che somiglia più a quella talebana che a quella di Beccaria (per fermarsi lì che certo di Foucault non ne ha neanche sentito parlare).

Probabilmente ignora, o non è interessato, a quello che succede nel carcere di Viterbo, ad esempio. «Ho subito violenze, gravi lesioni corporali e torture varie». «Mi hanno tenuto in mutande di inverno per giorni in una “cella liscia” e sono stato preso a pugni. Ho la testa piena di cicatrici». «Hanno tre squadrette solo per menare detenuti». «Aiutatemi ad andare via da questo carcere». «Se dico qualcosa qua mi menano»«Sono stato malmenato dalle guardie, picchiato forte da farmi perdere la vista all’occhio destro. Un trauma alla testa per le pizze e pugni che ho preso senza motivo perché ho chiesto più volte all’appuntato di poter andare a scuola e le guardie mi rispondono che a scuola non ci vai…hanno cominciato a picchiarmi forte tra calci, schiaffi, pugni e sono intervenuti altri con il viso coperto. Erano otto o nove mentre mi menavano dicevano noi lavoriamo per lo Stato italiano negro di merda perché non torni al paese tuo». Questi solo alcuni estratti di quanto esce da quell’inferno https://ilmanifesto.it/viterbo-un-carcere-dove-vige-il-terrore-lo-stato-intervenga/.

C’è di più. Oltre a seminare una cultura dell’odio e della vendetta il nostro (anzi, il loro, se permettete) sembra intenzionato a inasprire ulteriormente la legislazione sulle droghe, destinando al carcere indistintamente trafficanti internazionali (raramente beccati) e chi si fuma una canna, ingigantendo così i già enormi problemi che affliggono le carceri italiane, e soprattutto la popolazione detenuta, già ora in gran parte dovuti alla applicazione della attuale normativa sulle sostanze.

Ma quali sono le reali condizioni delle carceri?

A questa domanda, che Salvini, ma neanche Bonafede, nonostante siano ministri degli interni e della giustizia sembrano essersi mai posti, risponde almeno in parte l’annuale rapporto di Antigone, che vale la pena scorrere, leggere almeno in parte, per non continuare a scordarsi che le carceri non sono luoghi dell’altrove, da rimuovere e dimenticare, ma parti dei nostri territori e delle nostre società. Di seguito quanto scritto sul proprio blog da Susanna Marietti coordinatrice di Antigone, questo l’editoriale del presidente Patrizio Gonnella, qui consultabile l’intero rapporto.

“Abbiamo presentato la mattina di giovedì 16 maggio a Roma il XV Rapporto sulle carceri dell’associazione Antigone, alla presenza del Garante nazionale dei detenuti Mauro Palma e del Capo del Dipartimento della Giustizia minorile e di comunità Gemma Tuccillo. Da 21 anni entriamo in tutte le carceri italiane per adulti e per minori e ci preoccupiamo di raccontare all’esterno quella vita reclusa che troppo spesso si vorrebbe rimuovere e dimenticare.
“Il carcere secondo la Costituzione”: è questo il titolo che abbiamo dato al Rapporto di quest’anno appena pubblicato. Perché con troppa leggerezza è oggi permesso citare una pena che deve far marcire in galera i condannati, dimenticando il dettato dei nostri padri Costituenti che le carceri fasciste le avevano ben conosciute.
Continua a crescere il numero dei detenuti nelle carceri italiane, pur in presenza di un netto calo dei reati denunciati all’Autorità giudiziaria e di un corrispondente calo degli ingressi in carcere dalla libertà, quasi dimezzati negli ultimi dieci anni. Abbiamo oggi 8mila detenuti in più rispetto a tre anni e mezzo fa, quando andavano finendo gli effetti di quelle riforme – pur strutturali – che hanno seguito la condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Abbiamo oggi circa 60.500 detenuti, 10mila in più rispetto ai posti letto ufficiali. I quali tuttavia non tengono conto delle varie situazioni che abbiamo potuto vedere con i nostri occhi girando per le galere, per cui non tutti i posti conteggiati sono davvero utilizzabili. Un esempio tra tutti: il carcere di Camerino, inutilizzabile dai tempi del terremoto del 2016 eppure ancora conteggiato come disponibile dal ministero della Giustizia. Se il tasso di affollamento ufficiale è del 120%, quello reale è dunque più elevato.
Nel corso del 2018 abbiamo visitato 85 istituti di pena. Nel 35,3% di essi abbiamo scoperto che l’acqua calda non è assicurata. Nel 7,1% addirittura non funziona il riscaldamento. Nel 54,1% le celle sono prive di docce, pur previste dalla legge. Nel 20% non esistono spazi per le lavorazioni.
Il lavoro è un nodo dolente del sistema. Solo il 30% del totale dei detenuti svolge una qualche mansione lavorativa alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, con ruoli poco qualificati legati a piccoli servizi interni. Ma ciò che i numeri non dicono è che, in questo 30%, quasi sempre l’impiego è di poche ore settimanali, a turnazione e con paghe basse. Troppo poco per una seria reintegrazione sociale.
In alcuni istituti italiani il numero di detenuti in più rispetto ai posti letto disponibili è davvero elevato. Le due carceri napoletane la dicono lunga: a Poggioreale sono stipati 731 detenuti più della capienza, mentre a Secondigliano “solo” 418. Questo affollamento, si badi bene, non è dovuto ai detenuti stranieri, la cui percentuale è diminuita nel 2018 rispetto all’anno precedente. Sono gli italiani che stanno determinando il sovraffollamento delle nostre galere. Il tasso di detenzione delle persone straniere è diminuito di ben tre volte negli ultimi 15 anni.
È invece la nostra sciocca normativa sulle droghe a giocare un ruolo serio nel riempire le carceri. Abbiamo una delle normative più repressive e inefficaci d’Europa su questo tema. Oltre il 35% dei detenuti nelle carceri italiane si trova lì per aver violato la legislazione sulle tossicodipendenze, a fronte di una media europea del 18%. E visto che è all’Europa che oggi stiamo guardando, teniamo a mente che negli ultimi anni i reati sono andati diminuendo nell’intera Unione europea collettivamente considerata. Conseguentemente, anche il tasso di detenzione è calato, diminuendo negli ultimi dieci anni ben del 10%. In Italia, del tutto schizofrenicamente, sono sì diminuiti i reati commessi, ma il tasso di detenzione si è invece alzato (negli ultimi due anni addirittura del 7,5%), segno di una politica criminale ideologica e insensata.
Se guardassimo più ai numeri e meno alla propaganda, tante cose si farebbero chiare sulle bugie che troppo spesso ci sono raccontate!”

*Maurizio De Zordo

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Maurizio De Zordo

Maurizio De Zordo

Maurizio De Zordo, architetto, attivo da anni nei movimenti fiorentini e nelle realtà dell'antifascismo militante partecipa anche al laboratorio politico perUnaltracittà ​dove si impegna in particolare, oltre che sulle tematiche legate alla repressione, sui temi della città, dell'urbanistica e del diritto alla casa.

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