Gli Alinari a Firenze, ieri laboratorio e archivio di pregio e oggi? 

Il 30 giugno di quest’anno la storica ditta Fratelli Alinari, fondata a Firenze nel 1852, ha completato il trasloco e lasciato l’edificio di via Nazionale 8 dove si era trasferita nel 1863 al civico 15. Nel 1987 quel tratto di strada, allargato al tempo della nuova stazione di Santa Maria Novella, prende il nome di Largo Fratelli Alinari. Solo per ricordare il luogo di nascita di questa importante azienda privata, divenuta una vera e propria Istituzione, insieme cittadina e universale.

Ne ha scritto recentemente il Frankfurter Allgemeine Zeitung: possibile che Firenze si rassegni a perdere un pezzo della sua storia? E sull’Espresso del del 9 giugno 2019 Manlio Lilli si chiede se sia “ammissibile che l’Italia osservi inerme a quest’ennesima rinuncia alla tutela di un suo marchio?“. I pregiati materiali sono ora in un grande caveau a Calenzano. I ventiquattro dipendenti saranno a vario titolo costretti a cessare entro l’anno il rapporto di lavoro. A undici di loro sono arrivate da tempo le lettere di licenziamento e hanno lavorato tristemente al trasloco, senza speranza di ricollocamento.

Se la Regione e il Comune non intervengono tempestivamente si rischia di perdere quelle maestranze che sole possiedono sapere e capacità tecniche rare. Processi di produzione e riproduzione di immagini che solo la lunga pratica di laboratorio consentirebbe alle ultime lavoratrici e lavoratori della Alinari di trasmettere a giovani leve un sapere accumulato per più di un secolo.

La collotipia è uno dei vanti dell’azienda: si realizza senza retini, con la lastra di cristallo spalmata di gelatina a due o quattro colori base. Si tratta di colori a olio, densi, non a spruzzo come l’offset (che ha il retino) e, a differenza di questo, resistenti nel tempo alla luce. La Alinari ha continuato a produrre fino a oggi in collotipia per edizioni pregiate per ovvi motivi di qualità e durata insieme alle produzioni digitali anche le più sofisticate. Questi operai e le attrezzature, (la macchina per la collotipia è ora parcheggiata all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze) non si possono perdere nel vuoto dei licenziamenti e di una crisi aziendale. Le loro capacità fanno parte del patrimonio immateriale sociale che, come un’opera d’arte al pari delle collezioni, devono essere tramandati.

Scriviamo per sollecitare i responsabili primi della Cosa Pubblica locale perché si attivino oltre alle promesse elettorali troppo enfatiche per essere credibili. E’ recente la buona notizia che il MIBAC ha dato il via libera alla Regione Toscana per l’acquisizione dell’immenso patrimonio Alinari comprendente 5 milioni di foto (incluse 200.000 lastre, fondi fotografici antichi e contemporanei) oltre a macchine fotografiche antiche. Si tratta di un unicum indivisibile valutato dal ministero 12 milioni di euro.

Per il futuro dei lavoratori e delle lavoratrici, bene l’azione sindacale intrapresa dalla Slc-CGIL ma occorre che il sindaco onori le promesse: “Siamo in grado di annunciare che siamo pronti ad acquistare la collezione fotografica al fianco della Regione Toscana” disse in piena campagna elettorale. Oggi invece mette avanti i tempi incerti “per una trattativa complessa, per il passaggio della proprietà alla Regione Toscana”. Intanto il sindaco potrebbe indicare l’edificio pubblico che ospiterà la nuova Istituzione culturale. Sia che si tratti di Villa Fabbricotti o della restaurata Galleria Carnielo in piazza Savonarola, in modo da accelerare i tempi e stipulare accordi per riassumere il personale in servizio.

Infine occorre liberare almeno questi edifici dalla minaccia che affligge la città storica e gli edifici pubblici o rappresentativi, ovvero la vendita e la “banalizzazione consumistico-celebrativa del lusso” del tessuto urbano, (A. Fiorentino) cui sembra destinato ineluttabilmente anche il vecchio palazzo, il grande immobile borghese a corte. Il complesso edilizio di tre piani è stato venduto e acquistato dalla società BL Consulting. Come scrive Antonio Fiorentino nella scheda n 7 di “A chi fa gola Firenze”, è una società già nota a Firenze per la ristrutturazione dell’Istituto Demidoff di via San Niccolò e il Teatro Nazionale di via dei Cimatori. In Largo Alinari si prevede la realizzazione di una ventina di appartamenti. E siamo sicuri che non si tratterà di quegli alloggi popolari di cui la città ha bisogno, ma ancora una volta di residenze extra lusso come quelle che stanno proliferando nel centro storico della città. 

Chi volesse maggiori informazioni sull’attualità e consistenza patrimoniale della ditta Alinari, oltre al citato articolo dell’Espresso, può consultare Il Fatto Quotidiano dell’11 maggio scorso, l’articolo “Alinari, il ‘ritratto’ dell’Italia ora rischia di finire disperso” di Ferruccio Sansa.

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*Roberto Budini Gattai, Cristina Di Palma