Custodi del bosco, costruttori di foreste. L’esperienza dell’associazione Bio-Distretto del Montalbano

L’Associazione Bio-Distretto del Montalbano si è costituita a Carmignano (Po) nel febbraio 2016, dopo un percorso durato tre anni fatto di incontri e discussioni tra agricoltori, gruppi di acquisto solidale, docenti e semplici cittadini sensibili alla salute ed alla tutela ambientale. È un movimento dal basso di persone e idee per attuare un cambio del modello di agricoltura, a partire dalla istituzione di un Biodistretto sul territorio dei 10 comuni del Montalbano.

Fra i nostri scopi primari abbiamo quello di promuovere e diffondere i metodi di produzione naturali, biologica, biodinamica, ed auspichiamo un progressivo ritorno a diversificare le produzioni agricole locali ora in prevalenza viticoltura e olivicoltura.

La nostra convinzione è che una agricoltura sana è possibile solo in un territorio sano, ed un territorio è sano se comprende boschi e foreste in buono stato.

Il Montalbano ha un territorio segnato storicamente dalla presenza di boschi e foreste che, con grande lungimiranza, sono stati mantenuti per secoli sulla parte sommitale del monte: 4.000 ettari di bosco (il Barco Reale), ai quali nel tempo si sono aggiunte neoformazioni forestali derivanti dall’abbandono di terreni acclivi o poco redditizi.
Questi boschi svolgono una importante funzione di salvaguardia idrogeologica, di mantenimento della biodiversità, di strutturazione del paesaggio, di valorizzazione turistica, di presidio della agricoltura (assicurando ospitalità ad antagonisti dei patogeni delle colture).

Hanno quindi un valore per la collettività che supera e di gran lunga il valore puramente economico di produzione di legna da ardere al quale talvolta sono destinati da proprietari poco avveduti.

Sono circa 8.000 ettari (sui 37.000 totali di superficie del Montalbano) che adesso dobbiamo con decisione difendere e mantenere per lasciare ai nostri figli un patrimonio territoriale più ricco ed articolato di quello che le generazioni passate ci hanno consegnato. Purtroppo assistiamo a tagli forestali condotti con criteri molto discutibili e di forte impatto, tagli che dovrebbero far riflettere sulla necessità di garantire l’applicazione rigorosa delle norme forestali esistenti ma anche sulla opportunità di rivedere tali norme laddove non garantiscono una reale salvaguardia delle funzioni ecologiche e idrogeologiche del bosco.

A questo si somma il rischio che l’approvazione del discusso D.lgs 34/2018, che riforma il Testo Unico Forestale (uno degli ultimi atti del passato governo), incentivi e spinga verso utilizzi sempre più spinti dei nostri boschi per la produzione di combustibili da biomassa (legna e cippato) trascurando tutte le utilità fondamentali che un bosco maturo e non degradato da tagli ricorrenti svolge.

Perciò l’associazione ha condotto una campagna a partire da momenti conoscitivi e formativi, tre passeggiate nei boschi del Montalbano che avevano obbiettivi plurimi:

far capire gli effetti del taglio sui boschi sommitali dopo un anno dal taglio ceduo,
far conoscere i boschi e la loro struttura, consentire di ammirare esemplari maestosi,
far comprendere il rapporto tra natura storia e paesaggio, sensibilizzare la popolazione (100 partecipanti in totale).

Cosa abbiamo capito da queste escursioni?

Il GOVERNO A CEDUO (semplice o matricinato) ha provocato erosione, ha semplificato il bosco rendendolo più fragile, ne ha distrutto la bellezza, non ha prodotto reddito e presidio diffusi. Abbiamo concluso che se la legge forestale consente questo, occorre cambiarla.

La nostra associazione ha deciso di muoversi secondo una strategia articolata e differenziata, di:

  1. Operare al fianco di chi vuol cambiare la Legge forestale regionale e la normativa nazionale (da qui l’adesione della nostra associazione a U.F.I.).
  2. Contattare amministrazioni locali e proprietari di grandi aziende con boschi (a partire dai nostri soci bio) per caldeggiare utilizzi boschivi più sostenibili, pur sempre produttivi, magari lasciando parte della proprietà a “sviluppo indefinito” (perché torni foresta).
  3. Contattare i proprietari di bosco privati o aziende sensibili (a partire dai nostri soci) per proporre l’adesione al PROTOCOLLO (qui il testo), che indirizzi ad una GESTIONE CONSERVATIVA del bosco finalizzata alla sua evoluzione a foresta matura: per avere alberi di 500 o 800 anni di età occorre smettere di tagliare, altrimenti non lasceremo in eredità ai nostri figli che boschi poveri e deboli (come quelli che noi abbiamo oggi).

Il confronto tra i nostri soci proprietari di bosco ci ha consentito di verificare sulla base della esperienza diretta di coltivatori ed aziende, quali sono i benefici che apporta IL BOSCO NON TAGLIATO, che ha recuperato un suo equilibrio e che ha un ricco strame e sottobosco:

riduce vento e siccità. mantiene un microclima umido, ospita antagonisti dei parassiti, fornisce paleria e legno morto, alimenta ruscelli, alimenta api, offre riposo e bellezza, ospita eventi, consente animazione didattica, aumenta l’attrattiva agrituristica.

Abbiamo così verificato che per molti tra noi il piccolo vantaggio economico di avere un introito cedendo in uso i terreni boscati a imprese forestali che tagliano e vendono in forma di cippato non compenserebbe i danni che i proprietari avrebbero nel corso dei decenni necessari a ricostruire il bosco, sia dal punto di vista della bellezza paesaggistica e della funzionalità ecologica sia anche dal punto di vista strettamente economico.
Da qui l’idea di provare a costruire una rete di proprietari che si dichiarino “custodi del bosco” e che si impegnino a far evolvere in foresta matura la loro proprietà, seguendo delle semplici norme che abbiamo provato a sintetizzare in un “protocollo per la gestione sostenibile dei boschi del Montalbano” realizzato anche grazie al confronto tra tecnici e naturalisti a noi vicini.

*Giuseppe Pandolfi
Bio-distretto del Montalbano