Costa San Giorgio a Firenze: il Luxury virus colpisce ancora!

  • Tempo di lettura:5minuti

Prosegue la colonizzazione di Firenze. Costa San Giorgio, a due passi dal Ponte Vecchio con vista mozzafiato sulla città, è al centro di una trasformazione all’insegna del lusso e della rapina del bene comune. In nome del turismo.

Uno dei versanti collinari fiorentini di più antico insediamento – il Podium San Georgii – si sta trasformando in collina del lusso. L’operazione immobiliare che muta l’ex Caserma Vittorio Veneto in struttura alberghiera d’eccellenza sarà gestita da alcune società che fanno capo alla multinazionale Lionstone Development della famiglia argentina dei Lowenstein.

Il complesso architettonico già pubblico, svenduto dalla Cassa Depositi e Prestiti agli argentini per 19 milioni di euro, si compone delle strutture di due conventi, San Girolamo alla Costa e San Giorgio e dello Spirito Santo, risalenti all’anno Mille, e si estende per circa tre ettari in un contesto di elevata qualità storico-paesaggistica e naturalistica.

Eppure, a fronte di tali qualità, il Regolamento Urbanistico decide che «la complessità del manufatto e la sua particolare ubicazione non consentono di operare in questa fase scelte previsionali che permettano di garantire un adeguato recupero del bene».

Ovvero: l’Amministrazione comunale, eludendo i suoi compiti, lascia in mano al privato le sorti di un pezzo cospicuo di città. Proprio in ragione della complessità di tale area, l’amministrazione avrebbe dovuto operare con la massima cautela, individuare indirizzi, limiti e regole della trasformazione. Saranno invece i coniugi Lowenstein in vena di patetica filantropia a poter determinare destinazioni d’uso e superfici a loro più convenienti. Al Comune non resta che approvare.

Un’amministrazione che così palesemente rinuncia alle proprie prerogative può continuare a godere della fiducia dei propri cittadini?

Ci viene da chiedere quale possa essere la visione politica che anima le forze al governo della città, visto che il loro laissez faire genera esclusione, sottrazione della ricchezza comune e banalizzazione turistico immobiliare di Firenze.

Nei circa 17.000 mq di superficie di progetto troveranno posto più di 120 tra camere d’albergo, suite e appartamenti, oltre all’ampio ristorante, cucine e dispense, bar, spazi per eventi, centro benessere e parcheggi sotterranei, il tutto all’insegna del “tema del lusso e, manco a dirlo, dell’esclusività”.

L’intervento mette anche a repentaglio il fragile equilibrio idrogeologico del versante che in passato ha manifestato movimenti franosi di non secondaria importanza: oltre ai previsti magazzini interrati a servizio dell’albergo e delle cucine, il progetto prevede due parcheggi interrati ed un tunnel di circa 600 metri che li metterà in comunicazione con l’accesso carrabile di Costa San Giorgio.

Non è un caso che l’attuale Costa dei Magnoli anticamente si chiamasse anche Poggio delle Rovinate per i frequenti smottamenti del

Affresco di Nicolò Lapi

crinale collinare di San Giorgio. Nel 1547 a farne le spese fu proprio l’abitazione del Buontalenti, distrutta dall’ennesimo smottamento del colle soprastante. Nicolò Lapi, all’interno del Palazzo omonimo dell’artefice del Forte Belvedere, in via de’ Servi, ne ha conservato memoria in un affresco intitolato appunto “Bernardo Buontalenti salvato dalle rovine della sua abitazione”.

E che dire della soluzione prevista per il carico e scarico delle merci di una struttura di quelle dimensioni in strade tanto strette e scoscese? La soluzione sembra risiedere nella concessione di una servitù di passaggio nell’attuale area demaniale del Forte Belvedere, sotto le cui mura si assisterebbe alla processione di furgoni per il rifornimento dei viveri e delle vettovaglie alberghiere. 

Ma Soprintendenza e Comune non hanno nulla da obiettare? No, il silenzio regna a fronte dell’intoccabilità degli “investitori”. Niente e nessuno disturba i lavori dei nuovi padroni della città.

Tanto padroni che oltre al Forte di Belvedere si spingono anche nel giardino di Boboli. E perfino in Palazzo Pitti. Entrambi infatti, giardino e palazzo, saranno implicati dall’installazione dell’ascensore verticale e della funicolare orizzontale a cremagliera a servizio dell’albergo ma che i Lowenstein promettono di donare alla città.

Per i clienti dell’albergo è infatti previsto l’ingresso convenzionato da piazza Pitti, gratuito, si immagina, come per i fiorentini residenti (che tuttavia per entrare nel giardino sono costretti a passare dal cancello secondario a Porta Romana). Una volta varcato l’ingresso di Palazzo Pitti, clienti e turisti raggiungeranno la Grotta di Madama, dietro alla quale si troverà l’ascensore che immetterà clienti e visitatori nello spazio di proprietà degli argentini da cui poi partirà la funicolare a cremagliera sino al Forte Belvedere. Al momento non c’è un progetto, ma solo schemi a partire dalla documentazione depositata a febbraio del 2019, cui facciamo riferimento e da confermare in sede di progettazione definitiva.

La stampa e il Comune attribuiscono grande importanza alla funicolare, ne fanno una formidabile propaganda del millantato rilancio del Forte e del “migliore governo dei flussi turistici”. La previsione di un’ulteriore carico turistico, per di più a detrimento del bene culturale messo a servizio di privati interessi, confligge con le qualità paesaggistiche e storiche di un’area che avrebbe viceversa bisogno di un processo di rianimazione sociale e culturale.

Stampa e Comune tacciono sulla profonda alterazione dell’ambiente urbano-territoriale di questa parte della città a beneficio del lussuoso hotel dei Lowenstein.  L’albergo è destinato a diventare il baricentro di un sistema monumentale posto al suo diretto servizio. Forte Belvedere, giardino Bardini, giardino di Boboli, palazzo Pitti e ponte Vecchio diventano il corollario d’eccezione di un resort di lusso, di un complesso storico architettonico sottratto alla città e consegnato nelle mani di speculatori e ricchi turisti.

Per queste ragioni sosteniamo che la Variante urbanistica dell’ex Caserma Vittorio Veneto, di cui si sta discutendo in questi giorni, è da rigettare, in toto.

Va, in sostanza, invertito il percorso che oggi porta inevitabilmente la “rigenerazione urbana” a concludersi con il solito albergo di lusso, ignorando il crescente bisogno di residenze pubbliche per i senza casa e per gli immigrati, per le giovani coppie e per gli anziani, di spazi di aggregazione sociale, di sedi per le istituzioni culturali orientate alla tutela e al restauro del patrimonio artistico.

Queste emergenze sono gestite attualmente con l’imposizione delle zone rosse, dei Daspo urbani, delle mille telecamere e di tutti gli inutili apparati securitari di cui Nardella tanto si vanta.

N. B. – La documentazione cui facciamo è allegata alla Deliberazione di Giunta n. 2019/00116 e pubblicata sul sito del Comune di Firenze
https://accessoconcertificato.comune.fi.it/OdeProduzione/FIODEWeb4.nsf/PRG_V001_Allegati/2019_G_00116?OpenDocument

*Gruppo Urbanistica – perUnaltracittà

The following two tabs change content below.

Urbanistica Puc

Il gruppo urbanistica perUnaltracittà porta avanti, da anni, una riflessione generale e collettiva sulla forma della città, sul destino dei contenitori storici e delle aree industriali dismesse, sui luoghi della socialità, sul disegno di possibili relazioni ecologiche e antropologiche da riscoprire e riattivare. Mette in campo una resistenza fondata sulla riappropriazione creativa degli strumenti analitici e critici, sulle pratiche urbanistiche condivise e sulle relazioni sociali; resistenza costruita collettivamente attraverso incontri pubblici, manifestazioni cittadine, elaborazione allargata e partecipata di progetti sperimentali e di testi specifici.

6 commenti su “Costa San Giorgio a Firenze: il Luxury virus colpisce ancora!”

  1. Simone Buralli

    Con la doverosa premessa che sono arrabbiato quanto e più di voi, se possibile, occorre riconoscere che la rapina dei beni comuni si esercita da sempre, con beni proprietà di enti pubblici inaccessibili alla cittadinanza e mai ridestinati ad altri usi. Le caserme sono uno degli esempi più lampanti. Questo non significa che sia corretto svendere tutto ai poli del lusso con tutti i disagi che questo comporta per la cittadinanza ben noti. Occorre però cercare di restare concreti: come prima questi beni non erano disponibili per noi cittadini, non lo saranno domani. Cambia il modo di rapinare suolo e beni pubblici ai cittadini con la vila giustificazione di una demenziale monetizzazione: 19 milioni per il bilancio centrale sono un bruscolo che si polverizza in un minuto mentre il danno alla città è permanente e se si potessero monetizzare i danni che arreca si tradurrebbe in una voragine

    1. Ornella De Zordo

      Pensiamo che la conoscenza e la consapevolezza siano essenziali per non subire tutto in modo inconsapevole. Proprio questa è la ragione della rivista. Se pensassimo che non serve faremmo altro con il nostro tempo e le nostre energie. Detto questo, certo che ci riguarda!

  2. Francesca Manduchi

    Bisogna porre fine ✅ a questi fatti che sono ormai all’ordine del giorno è di cui veniamo a conoscenza solo a cose fatte.mi associo ad una eventuale petizione

  3. Pingback: Caso Nardella/Montanari, ci riguarda |

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha *