La grande bufala di Eugenio Giani sulle fake news. O dell’improvvisazione

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E alla fine arriva Giani. Dopo Marattin, dopo la proposta di Commissione parlamentare contro le fake news fatta a fine anno dal 5stelle Lattanzio, il candidato del PD alla presidenza della Regione Toscana propone che siano gli operatori del Corecom ad andare a caccia di bufale e a segnalarle alla Polizia Postale.

Questa proposta parte dall’emergenza del Coronavirus, ma sembra dimenticare che tra i più attivi spargitori di panico e allarmismi c’è stata la classe politica: da Fontana a Zaia fino a Ceriscioli, governatori di regione e quindi futuri colleghi di Giani (inutile fingere che potrebbe vincere il centrodestra) tutti in piena crisi di nervi da epidemia.

Eccole le dichiarazioni di Giani: ‘E’ fondamentale anche il controllo sulla comunicazione, la dimensione delle fake news sull’argomento è stata esorbitante. In questa proposta io prevedo che venga attivato un servizio permanente di osservatorio presso il Corecom, il comitato regionale delle comunicazioni, che dipende dal consiglio regionale. In questo caso laddove immediatamente gli operatori ravvisino una fake news che può creare squilibri nel sistema della corretta informazione possano segnalarlo alle autorità giudiziarie, dall’altro alla polizia postale. Naturalmente io ho scritto questa proposta di legge partendo dal Coronavirus e dall’evidenza delle forme di sciacallaggio che abbiamo visto emergere in questi giorni, ma vorrei dare un senso più generale alla proposta che prevenga situazioni di questo genere che purtroppo in futuro vedremo sempre più spesso.

Gli operatori del Corecon, senza l’ausilio di sistemi automizzati che peraltro hanno fatto gettare la spugna a Zuckerberg, dovranno supervisionare i Social Network alla ricerca delle fake e segnalarle alla autorità giudiziaria o alla polizia postale. Cosa possano fare queste due autorità e a partire da quale norma non è dato saperlo.

Quello che non riesce a Zuckerberg lo vuole fare Giani.

Eppure ci sarebbe un modo abbastanza semplice per fare cessare il fenomeno, quello di avere account garantiti da specifici elementi di identità, insomma di impedire la proliferazione di account falsi spesso gestiti da robot: i bot. Il problema è che il castello (o la bolla) costruito dai social crollerebbe.

Come giustamente dice Fabio Chiusi, uno dei maggiori esperti italiani in tema di fake news: “Gli algoritmi sono troppo stupidi per distinguere vero e falso, satira e propaganda, critica lecita e insulto; gli umani troppo poco pagati e competenti – e troppo pochi; e più in generale, mentire è lecito, in democrazia, anche con intenti malevoli.”

Il problema poi si complica, la bugia in sé non è un reato, rientra tra i normali comportamenti degli umani. È quando questi comportamenti offendono, ledono o simili che la menzogna diventa delittuosa. In politica invece si possono dire molte bugie, la politica va spesso sottobraccio alla menzogna. La stessa propaganda politica spesso è menzogna.

Si tratterebbe poi di una forma di censura che lede il diritto alla libertà di opinione ed espressione. Ma non di opinione si tratterebbe, potrebbero rispondere. Si parla di verità da contrapporre al falso. E la verità chi la determina? Lo stato ed i suoi apparati? Ci sembra molto pericoloso.

La stessa verità scientifica è diversa dalla verità algoritmica. Le verità che gli algoritmi trovano nell’analisi dei Big Data è semplicemente una corrispondenza statistica spesso senza nessun fondamento. Tipica, ad esempio, la connessione tra pannolini e birra che l’analisi dei dati di vendita dei magazzini Walmart ha trovato.

Le proposte di Giani, di Marattin o di Lattanzio sono poco fattibili e senza fondamento giuridico, sono però, in questo caso, anche pericolose, perché auspicano una forma di censura totalizzante che spenga una volta per tutte il chiacchiericcio delle minoranze che disturba il manovratore. Meglio allora disturbare il manovratore, perché la strada sulla quale ci porta non è una buona strada.

L’emergenza Coronavirus ci sta già dando un insegnamento che è quello del valore centrale della sanità pubblica e della necessità di rafforzarla a scapito della privata e non viceversa, se la politica utilizzerà l’emergenza per imbavagliare la libera informazione dimostrerà di non aver a cuore il benessere dei cittadini ma soltanto la propria sopravvivenza.

*Laboratorio politico perUnaltracittà

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perUnaltracittà

All'opposizione in Consiglio comunale a Firenze dal 2004 al 2014, la lista di cittadinanza perUnaltracittà è poi diventata laboratorio politico per partecipare alle vertenze sul territorio e dare voce alle realtà di movimento anche attraverso la rivista La Città invisibile.

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