Il carcere al tempo del virus

Era solo questione di tempo. Il virus è entrato nelle carceri, quattro detenuti positivi in Lombardia. E sarà un disastro, ma in realtà a ben pochi interessa.

Ricapitoliamo alcuni dati: popolazione carceraria di oltre 60.000 detenuti, contro una capienza degli istituti “nominalmente” di 50.000 (in realtà meno, perché si contano anche i reparti chiusi per inagibilità). Situazioni di promiscuità e  condizioni igieniche e sanitarie al limite, e spesso sotto il limite. Un terzo delle carceri senza acqua calda, il 67% dei reclusi ha almeno una patologia pregressa (leggi su Antigone). In presenza di una pandemia sembra un panorama scritto apposta per arrivare velocemente ad una catastrofe sanitaria e umanitaria.

Ma quando si è cominciato a prendere provvedimenti per fronteggiare il virus, l’unica misura relativa alle carceri è stata la sospensione dei colloqui con i familiari, degli ingressi in carcere dei volontari, lo stop a tutte le attività di istruzione educazione e animazione.

Inutile ricordare l’importanza dei contatti fra detenuti e familiari, aggiungete alla mancanza in sé la mancanza di informazioni sullo stato di salute delle famiglie fuori, e non avere niente da fare dentro se non aspettare di essere contagiato.

Fra il 9 e il 10 marzo scoppiano rivolte in molte carceri, si esauriranno in breve con un bilancio pesantissimo: 14 detenuti morti, per 10 giorni non se ne conoscerà nemmeno l’identità. Overdose per i saccheggi nelle infermerie, dice l’ineffabile Bonafede, ministro della vendetta più che della giustizia. Può darsi, di certo una amministrazione penitenziaria che per 10 giorni non rivela i nomi delle vittime non può vantare una credibilità tale da permettersi di non portare uno straccio di risultato di indagini, accertamenti,verifiche medico legali, e pretendere che la sua versione sia presaper buona.

I nomi intanto li facciamo noi: “Tre di loro erano in attesa di giudizio. Ora non sono più dei numeri, finalmente conosciamo i loro nomi: Slim Agrebi, 40 anni, dal 2017 lavorava all’esterno del carcere in regime di articolo 21. Un suo connazionale sarebbe tornato libero fra 2 settimane, fine pena di 2 anni. Il moldavo Artur Isuzu aveva il processo il giorno dopo il decesso. Nel carcere di Rieti è morto Marco Boattini, 35 anni, ad Ascoli Salvatore Cuono Piscitelli, 40 anni. Poi ci sono Hafedh Chouchane, 36 anni, Lofti Ben Masmia, 40 anni, e Alì Bakili, 52 anni, tutti tunisini morti a Modena insieme al marocchino Erial Ahmadi. A Rieti sono deceduti anche Ante Culic, croato, 41 anni, e Carlo Samir Perez Alvarez, 28 anni, equadoregno. A Bologna Haitem Kedri, tunisino di 29 anni, a Verona Ghazi Hadidi, 36 anni, ad Alessandria Abdellah Rouan, 34 anni” (grazie a Paolo Persichetti).

Con i nuovi decreti il governo ha fatto timide aperture nei confronti del mondo carcerario, spesso inconcludenti, come per il caso della detenzione domiciliare soggetta a controllo elettronico: i braccialetti non ci sono, e i detenuti non escono.

Invece la necessità assoluta sarebbe di diminuire drasticamente la popolazione carceraria (coronavirus-sulle carceri insufficienti le norme previste nel decreto del governo).

Un terzo dei detenuti è in attesa di giudizio (quindi ancora non condannati in via definitiva, mentre la custodia cautelare in carcere dovrebbe essere una extrema ratio); più del 30% sono ristretti per violazione della legislazione sulle droghe, legislazione criminogena che sull’altare della punizione ad ogni costo, del fascino delle manette in salsa M5S (che non distingue i padroni della Thyssen Krupp da chi fuma 4 spinelli) o leghista (cui basta trovare un nemico verso cui indirizzare l’orda rabbiosa con la bava alla bocca, salvo poi, come ci raccontano le cronache, avere a che fare con la ‘ndrangheta o intascare i famosi 49 milioni) sacrifica ogni ragionamento sul contenimento del danno e sulla necessità di depenalizzare a fronte (anche, non certo solo) del fallimento di ogni politica proibizionista.

Intanto le Associazioni Yairaiha Onlus, Bianca Guidetti Serra, Osservatorio Repressione, Legal Team Italia, attive nella difesa dei diritti dei detenuti alla salute e all’incolumità – così come previsti dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo – mettono a disposizione un indirizzo unico per ricevere segnalazioni in merito all’attuale situazione igienico sanitaria nelle carceri, ed in particolare alle reali misure di prevenzione adottate a fronte dell’estendersi dell’epidemia di COVID-19. A tale indirizzo mail si possono segnalare abusi e trattamenti inumani e degradanti nei confronti dei detenuti, in particolare a seguito delle rivolte carcerarie dei giorni scorsi, e richiedere la relativa assistenza legale.
emergenzacarcere@gmail.com

Mentre il solito Salvini sputa veleno (i detenuti sono più sicuri in carcere, 5000 delinquenti per le strade, ecc.), Bonafede vede come il fumo agli occhi qualunque ipotesi di revisione dell’attuale ordinamento, che non sia in senso restrittivo, per non parlare di misure quali indulto o amnistia di fronte al palese fallimento nella gestione delle carceri, è una necessità mantenere viva l’attenzione su questo universo, che è parte del nostro, non dimentichiamolo mai.

*Maurizio De Zordo