Appello per il riuso del patrimonio sanitario pubblico di Pistoia, abbandonato e in vendita

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L’emergenza Covid-19 ha tragicamente evidenziato tutti i limiti di una cattiva politica tesa ad applicare le logiche di mercato alla gestione del Servizio sanitario pubblico. La tutela della salute è stata subordinata a esigenze di bilancio, non sempre ben motivate e a volte dalla dubbia trasparenza.

L’aziendalizzazione del servizio sanitario ha comportato un preoccupante deterioramento del servizio stesso, reso ancor più evidente dall’attuale crisi epidemica. Ridimensionamento delle strutture sanitarie, chiusure di ospedali e riduzione dei posti letto, contrazione della medicina territoriale di base e della medicina preventiva, esternalizzazione e privatizzazione dei servizi, precarizzazione e dequalificazione del lavoro sono il risultato di queste politiche disastrose che oggi siamo costretti ad affrontare.
Non dimentichiamo anche i notevoli sprechi amministrativi, nonostante gli annunci di efficienza economica, dovuti al moltiplicarsi delle figure burocratiche e dirigenziali delle Aziende sanitarie e alla gestione degli acquisti, non sempre trasparente e oculata.
La pandemia dovrebbe essere quindi l’occasione per rimettere in discussione le politiche sociali ed economiche sin qui seguite.

A Pistoia abbiamo subìto tutte le varie fasi della privatizzazione e della precarizzazione dei servizi sanitari, a partire dalla costruzione nel 2013 del nuovo ospedale San Jacopo, fortemente contestato sia per la localizzazione a ridosso dell’autostrada che per la realizzazione, poco funzionale e dispendiosa per la collettività.

Gli effetti di questa discutibile operazione sono stati l’abbandono, la demolizione e la vendita del patrimonio sanitario pubblico della città.
Facciamo riferimento al complesso dell’ex Ospedale psichiatrico delle Ville Sbertoli a Collegigliato e ai padiglioni dell’ex Ospedale del Ceppo nel centro storico.

Come sappiamo, in base agli Accordi di programma del 2015 e del 2019 stipulati dalla Regione Toscana, dall’ASL e dal Comune di Pistoia (ultime due amministrazioni), questo ingente patrimonio sanitario pubblico dovrebbe essere sacrificato per recuperare le spese della costruzione del nuovo ospedale, privando così la collettività di strutture essenziali per la tutela della salute e il miglioramento delle generali condizioni di vita.

Noi proponiamo al Presidente Enrico Rossi (Regione Toscana), al dott. Paolo Morello Marchese (ASL Toscana Centro) e al Sindaco del Comune di Pistoia, Alessandro Tomasi, di prendere in considerazioni le mutate condizioni ambientali e sanitarie per revocare la vendita di questo patrimonio pubblico, vera ricchezza della collettività, dei vecchi e nuovi abitanti della città, e di avviare un serio programma di riutilizzo sia per la diffusione dei servizi sanitari territoriali di base che per la realizzazione di residenze pubbliche, per alleviare le sofferenze di coloro che non hanno casa o non riescono a sostenerne i costi, che per individuare un sistema di aree verdi che migliorino la salubrità della città.

In particolare ci riferiamo ai 10 ettari del Parco delle Ville Sbertoli, che potrebbero essere utilizzati per sperimentare pratiche agroecologiche alternative a quelle potenzialmente tossiche diffuse nei vivai pistoiesi. 

Finalmente si potrebbe dare attuazione agli esiti del percorso partecipativo del 2009 che prevedono nell’area “funzioni socio – sanitarie, strutture e servizi culturali, centri di formazione, luoghi per lo svago e per il tempo libero, foresteria e ostello, affidandone la gestione a soggetti del terzo settore che abbiano specifiche competenze”.
Nell’area dell’ex Ceppo proponiamo di non procedere oltre le attuali irresponsabili demolizioni (piastra operatoria e complesso del Piloto), di adibire a funzioni sociali e sanitarie l’ex Padiglione Nuove degenze, di cui è prevista la demolizione per un’edificazione discutibile “di tipo residenziale di alto livello qualitativo”, il Padiglione Lazzereschi, in vendita, e l’ex Convento di Santa Maria delle Grazie, da destinare a funzioni pubbliche non ben specificate. Di bonificare l’area risultante dalle demolizioni e di adibirla a Parco Urbano, dagli ampi spazi oggi sempre più necessari, seguendo anche quanto l’originario Piano Cervellati prevedeva per l’ex complesso ospedaliero, facilmente raggiungibile mediante attrezzati percorsi ciclopedonali.

La realizzazione di questo progetto di riappropriazione dei Beni Comuni da parte della collettività non è un’utopia, non si tratta di bei sogni irrealizzabili.
È necessaria una chiara volontà politica che i vari decisori dovrebbero responsabilmente assumere: questi sappiano che i cittadini sono ben attenti alle sorti del proprio ambiente di vita e alla tutela della salute collettiva, non mancano di memoria storica che sapranno sempre tener presente.

È necessaria una disponibilità di fondi che, paradossalmente, proprio durante questa emergenza, non dovrebbe mancare. Le risorse immesse nel sistema economico potrebbero essere utilizzate per creare le occasioni di un rilancio, seppur parziale, delle attività economiche in chiave pubblica ed ecologica.

Questo ingente patrimonio pubblico dovrebbe essere al centro di un Piano di Recupero che segni il passaggio dalle politiche dello sfruttamento e della speculazione a quelle del riequilibrio ambientale e sociale dei luoghi.

Colpa grave è non attuarlo.
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Acquabenecomune Pistoia Valdinievole – acquabenecomune.ptvaldinievole@gmail.com
Alleanza Beni Comuni Pistoia – alleanzabenicomunipistoia@gmail.com
Alterpiana – fioren.bis@gmail.com
Assemblea antirazzista antifascista Vicofaro – assembleaantirazzista.vicofaro@gmail.com
Comitato San Salvi chi può – Firenze – comitatosansalvi@email.it
Laboratorio Politico perUnaltracittà – info@perunaltracitta.org
Medicina Democratica – glucagaretti@gmail.com
Obiettivo Periferia Pistoia – obiettivoperiferia@libero.it

*Redazione