Firenze, la Piana, il dominio e l’autogoverno

La Piana fiorentina è al collasso. Le grandi opere che già vi insistono e quelle che vi vengono prospettate rendono impossibile pensare a un futuro vitale per i territori a corona della città di Firenze. E per Firenze stessa.

È urgente e necessario abbandonare le politiche attuate sin qui nel solco dell’estrazione di valore dal patrimonio urbano e territoriale; cessare le politiche condotte nel nome della rendita immobiliare e fondiaria che hanno esaltato il nucleo storico fiorentino riversando il pattume nei comuni circonvicini. È la politica dello scarto, che vuole saturare l’ultima area libera a nord-ovest; che vuole gli inceneritori, l’ampliamento dell’autostrada a danno dei terreni agricoli o potenzialmente tali; che impone ettari ed ettari di sedicenti attrezzature sportive, in realtà grandi volumetrie, a pro degli investitori esteri.

Oggi è necessario decostruire i paradigmi della gestione del territorio. È necessario passare da uno strumento di dominio territoriale – accentrato nelle mani del sindaco del capoluogo, Dario Nardella – a un sistema cooperativo che abbracci le istanze del vivente. Un ecosistema che ricomprenda la città, basato sull’autogoverno, sul mutualismo, sulla cooperazione territoriale. Il paradigma centro-periferico deve cedere il passo a una visione ecosistemica capace di immaginare (e dar vita) a un governo partecipativo e federativo, all’autoproduzione agricola, all’integrazione tra urbano e rurale.

Sono temi che pervadono azione e pensiero di Toscana a Sinistra: cooperazione tra città, paradigma bioregionale e democrazia diretta sono i cardini del cambiamento possibile.

Giorgio Pizziolo, “La città-parco nella Piana di Firenze-Prato-Pistoia”, 1992

Per attuare questa rivoluzione, le soluzioni esistono.

Anziché accelerare sull’urbanizzazione, con centri commerciali, lottizzazioni e cementificazioni (tipo: caserma dei carabinieri a Castello); anziché prospettare palliativi di tipo “green” – che altro non sono che creazione di nuovo mercato per un capitalismo tinto di verde – è necessario cercare equilibri tra produzione e riproduzione; non basta lo stop al consumo di suolo, occorre restituire terreno, ricomprendere il vivente nella città. Occorre attuare il progetto di Parco della Piana, dare respiro ai biodistretti.

Anziché assumere le istanze dei potenti, prospettando trasformazioni urbane nel nome dell’economia, del brand, dell’attrattività globale, dell’investimento estero, è urgente fornire case e un ambiente di vita dignitoso, a partire dagli ultimi e dagli umili. All’immoralità dell’economia, sostituire l’etica del vivente.

Anziché insistere sulla favola della smart city che demanda le decisioni all’algoritmo e alle piattaforme, è necessario riappropriarsi del potere sulle trasformazioni del territorio e delle città.

Anziché progettare grandi opere, come aeroporto, megasvincoli, raddoppi autostradali, sottoattraversamento TAV, linee tramviare centripete, è urgente ripensare il sistema della viabilità con una rete del trasporto pubblico che ricolleghi trasversalmente i centri della Piana.

Le forze ci sono. È stato già dimostrato in passato quando i comuni della Piana hanno dato più d’una lezione di politica urbanistica a Firenze [1]. E ancora una volta – prendiamo qui a prestito un’intuizione di Carlo Cattaneo – sarà la cintura policentrica dei Comuni della Piana FI-PO-PT a fare il destino della bioregione fiorentina.

*Ilaria Agostini

Ilaria Agostini è candidata per Toscana a Sinistra nella circoscrizione Firenze 4 (Calenzano, Campi Bisenzio, Lastra a Signa, Scandicci, Sesto Fiorentino, Signa).

 

Nota al testo

[1]  Ciò si è reso evidente sia nella qualità degli spazi verdi, delle attrezzature, delle scuole etc., sia dal punto di vista della qualità degli strumenti urbanistici: a Campi Bisenzio è redatto negli anni Ottanta il primo piano per i centri storici; a Scandicci, il piano regolatore è affidato a Vittorio Gregotti; a Sesto, a Edoardo Salzano; alla Lastra, Gian Carlo De Carlo coordina il piano per il centro storico; a Signa, lavora Vezio de Lucia. Rilevanti, infine, nella corona fiorentina le varianti per i paesaggi agricoli, risalenti ai primi anni Ottanta.