Allarme di medici e infermieri: in Toscana la sanità è vicino al collasso

“Oberati di lavoro, siamo vicini al punto di non ritorno” questo l’allarme lanciato oggi, 29 ottobre, dalla Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) della Toscana, parlando delle condizioni di lavoro dei medici di famiglia in tempi di emergenza Covid. “C’è carenza di personale”, dice l’Ordine delle professioni infermieristiche interprovinciale Firenze-Pistoia, che, sempre oggi, ha chiesto alla Regione Toscana, con una lettera indirizzata al presidente Eugenio Giani e  all’assessore alla sanità, un tavolo tecnico per discutere ed esaminare le numerose problematiche riguardanti la carenza di personale infermieristico e di operatori socio sanitari. “Percorsi inadeguati e carenza di personale” rincara Nursind Toscana, il sindacato delle professioni infermieristiche, che fornisce dati allarmanti: più di 500 sono gli operatori del sistema sanitario toscano contagiati dal Covid19 nel solo mese di ottobre.

Nonostante ci siano stati tre mesi per organizzarsi, di fatto siamo arrivati del tutto impreparati ad affrontare questa, peraltro ampiamente preannunciata, seconda ondata di Covid-19, anche in Toscana. Era decisivo fortificare, organizzare la sanità territoriale, per non saturare di ricoveri gli ospedali. Sarebbe stato determinante monitorare in modo corretto gli operatori sanitari, per proteggere loro stessi e per proteggere i più deboli, cioè gli anziani ricoverati nelle RSA, per poter  assistere i malati terminali, per fornire cure palliative e non interrompere tutta la normale attività sanitaria.

Nelle RSA, si dividono il primato di decessi 2 istituti, l’Istituto San Giuseppe di Sesto Fiorentino, e la Rsa Rosa Libri di Greve in Chianti, con 12 deceduti ciascuno. Questa volta la colpa non è delle ‘anomalie’ nella gestione delle strutture, come è accaduto in certi casi nella prima ondata, ma della mancanza di screening per il personale sanitario, testato solo con i test sierologici, che come risaputo, non hanno nessuna valenza predittiva. Gli infermieri di queste strutture sono così diventati positivi in massa al sars-cov-2, e decimati. Chi è rimasto al lavoro, ridotto allo stremo, è costretto a turni massacranti. Così i già scarsi infermieri del territorio vengono dirottati a tentare di gestire le Rsa.

A livello di territorio la situazione organizzativa non è affatto migliorata, rispetto alla prima ondata. Mancano  le risorse umane e finanziarie. Gli unici attori presenti sulla scena territoriale sono i medici di base, soli e sotto stress, perché oberati dalle richieste dei pazienti, dai ritardi delle comunicazioni dell’ASL, dalla latitanza dell’Ufficio di Igiene. Al loro fianco non ci sono  né infermieri professionali, né tantomeno i cosiddetti infermieri di famiglia e comunità. Le USCA non sono state potenziate, ci risulta che solo per due giorni a settimana godono dell’aiuto di un unico infermiere e si devono sobbarcare il gravoso compito dell’assistenza domiciliare dei pazienti sintomatici positivi in territori molto vasti.

E se il territorio piange, gli ospedali vanno in tilt! E la Regione toscana che fa?