Costa San Giorgio e i paletti di Nardella. Che rinnega e accusa

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Dice Nardella che non ha potuto far niente per evitare la vendita di Costa San Giorgio. Davvero non ha potuto?

Di certo non avrebbe dovuto. Non avrebbe dovuto, ad esempio, promuovere la vendita della ex caserma sul mercato speculativo dell’immobiliare. Chi legge la nostra rivista ricorderà infatti che, all’interno della famosa brochure Florence city of the opportunities-Invest in Florence (edizione 2017, qui, a pp. 51-52), l’immobile di costa San Giorgio spicca tra i beni alienabili che il Comune all’epoca promuoveva senza mostrare alcun dubbio sulla bontà dell’operazione.

Dice Nardella che non bisogna valutare l’operato dell’amministrazione sulla sola speculazione immobiliare di Costa San Giorgio. Ci mancherebbe. Valutiamo allora Sant’Orsola: una scuola di hôtellerie, forse un superfluo museo della Monnalisa, e magari di straforo (perché no, bisognerà pur coprire le spese di investimento) qualche alloggio di lusso. Valutiamo l’alienato Teatro Comunale, la Manifattura Tabacchi, la venduta Casa del sonno su viale Lavagnini, le Poste di via Pietrapiana, e viale Belfiore, tutti trasformati o in via di trasformazione in studentati di lusso, nella loro interezza o in buona parte. Valutiamo i progetti sbagliati del tram più costoso d’Europa; del progetto tunnel TAV, inutile e pericoloso dal punto di vista sia idrogeologico sia economico; del progetto per un nuovo aeroporto ficcato nel cuore della periferia nord-ovest. Valutiamo allora la privatizzazione del trasporto locale, dell’acqua, dei marciapiedi. Valutiamo una città impoverita dalla pochezza culturale e immaginativa di chi la amministra, utile ad assecondare l’accaparramento di ogni metro quadro dello spazio pubblico per il profitto privato.

Mentre Nardella dice, l’avvocato-assessore Del Re risponde, giocando un ruolo indispensabile nella presente età del rinnegamento: l’età del «noi non potevamo», l’età dell’«abbiamo ereditato una situazione compromessa», della colpa che «è di chi ci ha preceduto” (ma mai gli strali giungono fino a Renzi, naturalmente, che fa parte del blocco di dodici anni di malagestione urbana). Chi ha preceduto non è difendibile, ma Nardella sicuramente ne sovrastima la potenza di fuoco.

Dice Nardella, oggi, al cospetto di una petizione assai misurata nei toni e nelle richieste a difesa di costa San Giorgio: «se fosse stato per i signori del no, io non avrei mosso nemmeno un paletto in questa città». I paletti infatti sono stati mossi eccome. Sbaragliati, anzi, quando impedivano il libero movimento di capitali e imprese. Primo fra tutti quello che tentava di contenere l’invasività delle trasformazioni sugli edifici monumentali: tolto di mezzo il restauro, gli imprenditori sono ancora più liberi di agire. Ma la cittadinanza, per favore, non critichi – dice Nardella – né i professori aprano bocca per richiedere partecipazione alle scelte sulla città. Non disturbino, il gioco dei paletti è in corso.

L’articolo è uscito il 16 dicembre 2021 sul nostro blog del Fatto Quotidiano.

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Ilaria Agostini

Ilaria Agostini, urbanista, insegna all'Università di Bologna. Fa parte del Gruppo urbanistica perUnaltracittà. Ha curato i libri collettivi Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista: perUnaltracittà 2004-2014 e Firenze fabbrica del turismo.

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