Paterno, troppi dubbi sul Piano regionale dei rifiuti

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paterno-manifestazionePaterno, nel Comune di Vaglia, in Mugello, circa 20 km da Firenze, è una manciata di case sparse, boschi, poderi, e il piccolo borgo storico, posto poco sotto la chiesa di Santa Maria. Un tempo la strada comunale era piccola e stretta, poco più di un viottolo di campagna. Oggi assomiglia a una camionabile, allargata in modo brutale posizionando enormi blocchi in cemento sul fianco della collina, uno tra gli interventi di compensazione Tav.

Già, la Tav, opera imponente nei costi quanto negli ‘effetti collaterali’, particolarmente gravi in Mugello, tanto più perché previsti. Rimanendo nella piccola frazione, la sua realizzazione ha impattato irrimediabilmente il torrente Carzola, affluente del Carza, che a sua volta si immette nella Sieve. Il corso d’acqua si è estremizzato al punto da alternare secche prolungate nella stagione estiva a piene anche poderose in inverno. I cartelli in prossimità del fiume, ancora presenti, “acqua classificata a salmonidi”, ricordano in modo beffardo quello che non c’è più.

A Paterno, nella cava di proprietà di Ottaviani Lanciotto, sono stati inoltre illecitamente smaltiti i fanghi e lo smarino contaminato prodotti dagli scavi ad Alta Velocità. Come certifica Arpat, questo avveniva gia’ nel 1999:

“Nella cava era stato depositato smarino proveniente dai lavori della Alta Velocità ed altri fanghi sempre connessi con gli stessi lavori. A seguito di controlli analitici effettuati nel 1999-2000 una parte di questo materiale risultò contaminata dando il via ad un procedimento di bonifica. A seguito di questo una parte del materiale fu rimossa ed allontanata come rifiuto, la restante parte, dopo apposita analisi di rischio fu lasciata in loco.”

Sempre Arpat ricorda come nel cementificio antistante la cava, anch’esso di proprietà Ottaviani, la situazione non fosse migliore. Nel 1999 la calce veniva infatti prodotta mescolandola indebitamente ai rifiuti Tav:

“Relativamente allo stabilimento di produzione di calce risulta che nel 1998 era autorizzata una attività in regime semplificato per l’uso di scarti di lavorazione, tra i quali fanghi da trattamento acque potabili, mediante impianto di arrostimento del calcare. Oltre a tale flusso consentito la Ditta utilizzò anche fanghi di recupero dalle acque di galleria dei lavori della alta velocità sebbene tale flusso di materiale non fosse neppure autorizzabile in regime semplificato. Nel 1999 l’autorizzazione fu revocata a seguito di controlli dell’ex Servizio Sub-provinciale Mugello- Piana di Sesto ARPAT che accertarono l’utilizzo non autorizzato di fanghi di recupero dalle acque di galleria dei lavori della alta velocità.”

Il Comunicato dell’Agenzia Regionale deputata al Controllo Ambientale, il cui attuale Direttore Generale, Ing. Giovanni Barca, è stato nominato nel 2011 dal Governatore toscano Enrico Rossi, prosegue così:

“La produzione di calce proseguì fino circa al 2005. Successivamente agli interventi della Agenzia del 2000 non ci sono evidenze di situazioni anomale e neanche dopo che le lavorazioni erano cessate (2005), né risultano agli atti di ARPAT esposti correlabili a tale insediamento. Nel giugno 2013 ARPAT riceve un esposto che segnala la presenza di numerosi sacchi bianchi depositati nell’area del cementificio annesso alla cava in località Paterno (…).”

Oggi

Eppure qualcosa deve essere successo, nel corso di questi 13 anni, dal 2000 al 2013, se la cava e il limitrofo cementificio di Paterno, oramai dismessi, sono oggi una enorme discarica a cielo aperto di scarti industriali, sversati su terreneo calcareo, in prossimità delle abitazioni e del torrente Carzola, i sedimenti del cui alveo risultano anch’essi contaminati, sebbene sottosoglia.

I rifiuti accolti sono così composti:

  • 1.300 tonnellate ca. di polveri pericolose, per l’elevato contenuto in Nichel (cancerogeno), racchiuse in grandi sacchi bianchi in parte disfatti per l’esposizione agli agenti atmosferici. Il produttore del rifiuto, la MedLink di Aulla (legata alla multinazionale GMA Garnet), li avrebbe venduti ad Ottaviani ad un prezzo irrisorio, come prodotto riutilizzabile sul mercato, risparmiando così gli oneri del corretto smaltimento.
  • 17.760 metri cubi ca. di materiali stratificati e di origine ignota, racchiusi all’interno dei fatiscenti capannoni dell’ex stabilimento industriale, tanto pieni da straripare. Nonostante l’elevato contenuto in particolare di Cromo, Cromo esavalente (cancerogeno) e Idrocarburi, Arpat ha stabilito che, per il momento, questi rifiuti speciali non sono da considerare pericolosi. Su questa classificazione di non pericolosità potrebbe però aver inciso la enorme sottostima del quantitativo di rifiuti presenti, valutati da Arpat in soli 3000-4000 mc, un volume almeno 4 volte inferiore a quello reale.

Chi vuole la discarica di amianto?

Mentre la discarica abusiva di Paterno cresceva nell’indifferenza degli Enti preposti al controllo, la politica, anch’essa ignara dello stato di inquinamento in cui versava l’area e dei rischi sanitari cui era esposta la popolazione, si adoperava energicamente per pianificare il destino della cava dismessa.

Per risolvere il problema della cava, in data 11.10.2010 l’allora Sindaco di Vaglia Pieri (PD) propone di realizzarci una discarica autorizzata “per amianto e altri rifiuti”. L’idea viene accolta nel Piano Interprovinciale dei rifiuti ATO Toscana Centro, approvato il 17.12.2012. Relatore del Piano è Renzo Crescioli, all’epoca Assessore ambientale della Provincia di Firenze, nonché Sindaco di Vaglia dal 1995 al 2004.

15 giorni esatti dopo la proposta di Pieri, la società Produrre Pulito Spa (oggi Srl), specializzata nel trattamento di rifiuti tossici e nocivi, controllata dalle coop rosse Unieco, Cooplat, Castelnuovese e dalle banche MPS e Banca Etruria, aderisce al Concordato preventivo proposto dalla società di Ottaviani, in fallimento. L’impegno è quello di pagare, in 3 anni, 1.300.000 di debiti, così da rilevare la proprietà del sito, sito che che oggi, posto sotto sequestro da parte della Procura della Repubblica di Firenze, non ha alcun valore. I costi stimati per la bonifica si aggirano intorno ai 4-5 milioni di euro.

Ecco cosa scrive, candidamente, Produrre Pulito nel ricorso straordinario indirizzato ad agosto al Presidente della Repubblica:

“Produrre Pulito, Società che opera nel campo della gestione dei rifiuti, non ha fatto mistero che assumeva la qualifica di assuntore del concordato (…) in quanto intendeva utilizzare l’area della cava dismessa per la costruzione e gestione di una nuova discarica.”

Ultimi sviluppi

I comitati ambientalisti mugellani hanno concluso in questi giorni la raccolta firme, lanciata a metà ottobre per chiedere alle Istituzioni che sia eliminata dal Piano provinciale rifiuti la previsione della discarica di amianto di Vaglia. Le 6.205 adesioni, in gran parte raccolte nei Comuni interessati al bacino del torrente Carza (Vaglia, Scarperia e San Piero), testimoniano una diffusa mobilitazione popolare.

I comitati sono sostenuti nelle loro richieste dalla nuova Amministrazione comunale di Vaglia, insediatasi ad aprile, che ha ereditato il problema della cava-discarica e che è decisa a risolverlo. Significativo anche il sostegno ricevuto dal M5s che, con due suoi parlamentari, assieme agli attivisti locali, ha di recente effettuato un sopralluogo presso la discarica incriminata. Samule Segoni, geologo oltre che parlamentare a 5 stelle, ha inoltre indirizzato una interrogazione di merito al Ministro dell’Ambiente Galletti.

L’intenzione del Coordinamento dei comitati promotori della petizione popolare è di consegnare di persona a Enrico Rossi, mediante una piccola delegazione, le numerose firme raccolte.

Lo stesso Governatore, in una mail indirizzata il 20 ottobre all’Assessore ambientale del Comune di Vaglia Impallomeni, si era espresso in modo inequivocabile:

“L’assessora regionale all’ambiente, dando voce alla presa di posizione dell’ente regionale che amministro, ha da subito definito ‘inopportuno l’utilizzo del sito come discarica autorizzata di amianto o altri rifiuti’, auspicando ‘la messa in sicurezza e la bonifica dell’area’ ”.

Le affermazioni del Governatore, che avevano fatto sperare molti nella fine dell’incubo amianto, non sembrano però aver avuto esito concreto. E’ infatti di recente approvazione il Piano Regionale toscano dei rifiuti, che non ha accolto le Osservazioni a suo tempo presentate dal comitato ambientalista di Vaglia, che chiedeva appunto lo stralcio della previsione della discarica di Paterno.

[l’articolo continua dopo il video sulla discarica di Paterno prodotto da La Città invisibile]

Ma a creare disagio e la paura che il progetto amianto sia tutt’altro che superato non è solo l’approvazione del Piano Regionale, passata peraltro sottotraccia su gran parte dei canali informativi. Alcuni giorni fa si è materializzato presso il Comune di Vaglia il geologo Jacopo Tinti, consulente di Med Link. Pare che l’azienda abbia subito, per via di questa vicenda, un enorme danno di immagine. Sarebbe quindi disponibile a farsi carico della messa in sicurezza e della bonifica dei rifiuti. Non soltanto dei 1.300 sacconi, a lei direttamente riconducibili, ma anche degli altri 17.000 mc circa di rifiuti, la cui origine è ancora ignota, ma che certo con Med Link non hanno nulla a che fare.

Che questa improvvisa decisione di sobbarcarsi un onere economico così consistente (ma al momento non c’è nulla di scritto), sia dovuta alla volontà di sottrarre al controllo comunale quelle opere di messa in sicurezza e bonifica a cui l’Ente pubblico (col sostegno economico promesso dalla Regione Toscana) stava per dare il via? Che qualcuno si sia reso conto che con questi interventi il Comune avrebbe molto probabilmente finito con l’acquisire l’intero complesso, così da mettere per sempre la parola fine al progetto discarica? Un progetto la cui ipotesi trova oggi rinnovato vigore proprio grazie all’avvenuta approvazione del Piano Regionale.

Tanti i dubbi e poche le risposte, davvero troppo poche, in una vicenda che ogni giorno che passa si complica, restringendo le maglie della sua comprensibilità. Certo è che la Toscana felice, quella regione attenta alla salute pubblica e alla salvaguardia ambientale, è sempre più un’immagine da cartolina.

Le parole del Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti sembrano confermare le peggiori paure:

“Dopo aver smaltito al Sud per vent’anni i rifiuti tossici prodotti al Nord, ora la camorra napoletana sta portando i rifiuti altrove, in primis in Toscana…”.

Francesca Chemeri abita a Paterno ed è attiva nei movimenti locali contro l’inquinamento del territorio

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Francesca Chemeri

Francesca Chemeri abita a Paterno ed è un'attivista dei movimenti locali contro l'inquinamento del territorio

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