Il caso del quartiere “PL1” a Sesto Fiorentino

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viapasoliniPeriferie abbandonate, degradate e senza servizi. Non è una storia degli anni ’60 ma la realtà di oggi nel nostro quartiere di Sesto Fiorentino ubicato lungo Viale Pasolini, proprio di fronte al Centro Commerciale UNICOOP denominato “PL1”.

Il piano urbanistico prevedeva l’edificazione di alloggi residenziali oltre a negozi e servizi, ma poi la crisi di questi anni ha bloccato tutto. Eppure, a partire dal 2011, molte famiglie hanno cominciato ad abitare gli alloggi già completati nella speranza che, a poco a poco, la zona avrebbe acquistato decoro e dignità. Allora si entrava nell’area da un cancello con la scritta “area di cantiere” ma, ad oggi, nulla è cambiato. Sono trascorsi quasi quattro anni, ma si continua a passare per quel cancello, le strade sono rimaste incomplete, i marciapiedi ormai pieni di erbacce, la segnaletica è totalmente assente. Anche le ambulanze, come ci è capitato di constatare di persona, non riescono a trovare né vie né numeri civici. L’intera zona è abbandonata a se stessa, senza identità, degradata ancora prima di diventare quartiere.

Una delle imprese che hanno abbandonato i cantieri aveva lasciato sulla carreggiata due grandi container scoperti, utilizzati in edilizia per la raccolta di materiali di risulta che, ben presto, sono diventati vere e proprie discariche a cielo aperto. Solo dopo quasi quattro anni di proteste, segnalazioni, esposti per evidenti problemi di igiene e sicurezza i due cassoni ormai pieni di materiali di ogni tipo (spazzatura, carcasse di elettrodomestici, mobili) sono stati finalmente rimossi il 22 ottobre 2014.

agatagiocaFino ad oggi siamo stati trattati e continuiamo ad essere trattati da cittadini di serie B. Paghiamo le tasse come tutti i cittadini ma, a differenza degli altri, da noi non è mai venuto nessuno a pulire le strade, lo “scuola bus” non è mai entrato nella zona, i cassonetti della spazzatura sono stati posizionati solo da pochi mesi, peraltro fuori del quartiere. L’azienda Quadrifoglio dichiara di non poter entrare nell’area e rimanda il problema al Comune. Questi afferma, a sua volta, che non può intervenire perché le opere di urbanizzazione non sono state completate. Risultato? Tutto rimane fermo, nessuno interviene. Non c’è da meravigliarsi se i cittadini perdono la fiducia verso le istituzioni.

Eppure le famiglie crescono, nel frattempo sono nati dei bambini che oggi hanno quattro anni e vorrebbero giocare all’aria aperta in luoghi sicuri e accoglienti. Come Agata, la protagonista del video “Agata gioca” di Salvatore Scalia e Guido Signorini che, insieme all’altro filmato intitolato “La Bellezza” di Sergio Lipari, entrambi girati proprio nel quartiere “PL1”, sono stati selezionati tra i 20 finalisti del Concorso “Le periferie da rammendare”. L’iniziativa nasce da un progetto dell’architetto e senatore Renzo Piano per individuare le periferie che più hanno bisogno di essere recuperate e rivitalizzate. I video sono della durata massima di un minuto. La rassegna si svolge presso il Centro per l’Arte Contemporanea “Luigi Pecci” di Prato ed è organizzata dall’emittente radiofonica toscana Controradio e dall’associazione culturale GRAV, in collaborazione con la Regione Toscana ed il Comune di Prato.

Agata, come tutti i bimbi delle altre città, ha il diritto di giocare accanto alla sua casa. Ha il diritto di muoversi in luoghi sicuri, senza correre rischi e, come Agata, anche i suoi parenti hanno il diritto di sentirsi cittadini a tutti gli effetti, tutelati nei loro diritti basilari e non abbandonati a loro stessi, come accade ormai da quasi quattro anni.

In fondo il grado di civiltà di una nazione si misura anche, e forse soprattutto, su come essa riesce a tutelare i suoi cittadini, soprattutto gli indifesi e i più piccoli.

Il Consiglio di Condominio Largo IX Novembre 1


Videominuto “AGATA GIOCA” di Salvatore Scalia e Guido Signorini

Videominuto “LA BELLEZZA” di Sergio Lipari

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1 commento su “Il caso del quartiere “PL1” a Sesto Fiorentino”

  1. Francesca Contii

    È vergognoso, a Sesto sono state distrutte ulivete storiche per costruire palazzi, si è rasa al suolo l’ antica manifattura di Doccia, una fabbrica storica, perfetto e bellissimo esempio di archeologia industriale, fondamentalmente è stata distrutta la memoria di una città. E lo stesso vale per la piana dove ora sorgono da una parte l’ipercoop e dall’altra questi palazzi alcuni edificati, altri rimasti a metà: quella era una zona molto bella da un punto di vista naturale con tanto verde, acquitrini, fossi e in quei fossi mio nonno andava a pescare i granchi con le mani quando era un ragazzino. Era la parte più povera di Sesto, sotto quel cemento si è persa la memoria di un mondo che chi adesso vive in quel “non luogo” nemmeno si immagina. E come potrebbe?

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