Poste spa: un nuovo piano verso la privatizzazione

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poste-vendesiIl piano di rilancio di Poste Italiane messo a punto dal nuovo management e presentato nelle scorse settimane, rappresenta un passaggio nuovo e particolarmente articolato verso la privatizzazione di una delle più grandi aziende del nostro paese. Secondo il vecchio schema, il governo avrebbe dovuto mettere sul mercato il 40% delle Poste, in cambio di circa 3,8 miliardi (4 miliardi meno le commissioni da girare al pool di banche internazionali che si sarebbe occupato del collocamento). Il tutto basandosi su di una valutazione complessiva della società pari a dieci miliardi di euro, e con la rinuncia da parte dello Stato ad un flusso di oltre 400 milioni di euro di dividendi annui. Parliamo quindi di una società che potrebbe retrocedere agli azionisti dividendi annui pari al 10% del proprio valore, cosa che ha letteralmente scatenato gli appetiti dei grandi fondi speculativi.

E allora, se l’interesse dei grandi investitori è notevole, perché non andare oltre? Secondo il ragionamento del nuovo gruppo dirigente delle Poste, i margini di profitto ed il susseguente valore della società potrebbero essere ben superiori, una volta superato il concetto di pubblico servizio che ancora è in parte presente nel DNA di Poste Italiane. Così, il nuovo e renzianissimo AD di Poste Francesco Caio ha scelto di rimandare lo sbarco in borsa, subordinandolo ad un “efficientamento” basato su tre assi.

Il primo concerne i costi vivi della società, ovvero salari e sportelli. Il piano Caio prevede la chiusura di circa 500 sportelli, più o meno il 4% degli oltre 13.000 uffici di Poste. Si tratta di sportelli per lo più periferici e poco remunerativi, ma che svolgono un’importante funzione sociale che va anche oltre il mero concetto di servizio pubblico. La chiusura degli sportelli sarà inoltre accompagnata dal taglio di 15.000 posti di lavoro sui complessivi 143 mila dipendenti del gruppo.

Il secondo punto, davvero inquietante, riguarda la definitiva trasformazione di Poste Italiane in una “banca senza licenza bancaria”. Obiettivo dichiarato di Caio è quello di aumentare le due principali tipologie di profitti commissionali del settore finanziario, l’upfront ed il continuing, derivanti dal collocamento di prodotti finanziari sempre più complessi e venduti ad una clientela, quella tipica delle Poste, che è composta per oltre il sessanta per cento da pensionati ed immigrati.

Infine, l’attacco portato all’idea stessa di servizio pubblico si palesa attraverso la riduzione del servizio di recapito universale ed un innalzamento delle tariffe per le consegne celeri. In sostanza, secondo il nuovo piano, l’adeguamento al mercato avverrà attraverso una tariffazione sempre più divisa tra fasce premium e clientela di base. In questo senso, anche l’accordo appena chiuso con Amazon per la consegna degli acquisti on line contribuisce alla riduzione del concetto di universalità del servizio, a vantaggio dei più remunerativi accordi con la grande distribuzione.

Un piano inquietante, che è già in via d’implementazione tra il silenzio della maggior parte delle compagini sindacali e il sostanziale disinteresse di cittadini e clienti. E che ha come obiettivo finale la consegna dell’azienda completamente ristrutturata ai grandi capitali finanziari.

Roberto Errico, attivista competente in Economia e finanza, è stato tra i promotori del Forum per la Finanza Pubblica e Sociale

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Roberto Errico

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