Il Pd tolga le mani dalle Apuane – VIDEO

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L’assessora regionale all’Urbanistica e pianificazione del territorio e paesaggio Anna Marson, in accordo con il presidente Enrico Rossi, per il suo mandato ha scelto di redigere un “piano di indirizzo territoriale con valenza di piano paesaggistico” (di seguito solo Piano) per poter gestire al meglio il famoso e fragile territorio toscano. I piani del paesaggio sono diventati obbligatori per legge, in Italia, dal 1985 con l’allora Legge Galasso integrata poi nel “Codice dei beni culturali e del paesaggio”. E tuttavia, da allora, nonostante appunto fosse legge, solo la Puglia si è dotata di un Piano appena approvato. Il Piano è uno strumento molto complesso che dovrebbe regolare e gestire le attività umane sul territorio evitando che la massimizzazione delle stesse porti conseguenze devastanti per l’ambiente e per le comunità. Inoltre il Piano va a tutelare e proteggere le zone di tutela citate nella Legge Galasso.

Moltissime delle cave delle Alpi Apuane cadono proprio in questi luoghi, oltre che in molti SIC, SIR e ZPS (aree a protezione speciale), che qui sotto vi riporto:
a) i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare;
b) i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi;
c) i fiumi, i torrenti, i corsi d’acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna;
d) le montagne per la parte eccedente 1.600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1.200 metri sul livello del mare per la catena appenninica e per le isole;
e) i ghiacciai e i circhi glaciali;
f) i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonche’ i territori di protezione esterna dei parchi;
g) i territori coperti da foreste e da boschi, ancorche’ percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento, come definiti dall’articolo 2, commi 2 e 6, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227;
h) le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici;
i) le zone umide incluse nell’elenco previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 1976, n. 448;
l) i vulcani;
m) le zone di interesse archeologico individuate alla data di entrata in vigore del presente codice.

pit duomoQuesto aspetto è fondamentale per poter capire perché si sta sollevando tanta indignazione. Dopo un lungo lavoro di quasi 5 anni dell’assessorato, nel gennaio 2014 viene varata la prima versione del Piano, che per la zona delle Alpi Apuane prevedeva la dismissione progressiva dell’attività di cava nelle aree contigue intercluse nel Parco delle Alpi Apuane (circa 80) riconvertendo i posti di lavoro attraverso un Piano di Sviluppo Integrato.

Era una versione ragionevole, visto che trovare cave all’interno dei confini di un Parco Naturale è abbastanza surreale, inoltre si proponeva una riconversione economica attraverso un “piano di sviluppo integrato” specifico per questa area.

Davanti a questa proposta si solleva immediatamente una drammatica levata di scudi da parte dei “cavatori” che con non indifferente forza mediatica fanno passare il messaggio che le cave chiuderanno dall’oggi al domani e che gli operai si sarebbero trovati per strada. Inoltre inizia un’ assurda battaglia sui numeri occupazionali: chi parla di 10.000 dipendenti, chi di 5.000, chi di qualche centinaio appena. Anche sui dati la battaglia è ancora aperta e l’unico dato certo è che non esistono dati certi e questo ci fa pensare e credere che forse forse l’occupazione non sia così elevata e facilmente riconvertibile in occupazioni alternative.

Sintetizzando, dopo varie pressioni e scontri politici a luglio il consiglio regionale modifica il Piano ed esce una versione mediata dove rimangono solo alcune tutele per le Alpi Apuane e dove scompare definitivamente la dismissione progressiva dell’escavazione. A questo punto siamo certi che l’escavazione continuerà senza sosta ma con qualche vincolo e tutela in più. A questo punto noi, che guardiamo alla situazione con sguardo neoambientalista e territorialista, ci siamo sentiti sconfitti, però non del tutto, in fondo un po’ di tutele venivano applicate ed iniziava così almeno un processo di trasformazione e regolamentazione di quella situazione che fino ad allora sembrava senza regole, definita da molti appunto “escavazione selvaggia”.

Ma purtroppo al peggio non c’è mai fine ed ultimante, a pochi giorni dall’approvazione del Piano, avviene un terremoto inaspettato, sconcertante e surreale: il Partito Democratico presenta un maxiemendamento dove di fatto si cancellano tutte le tutele per le Alpi Apuane e si riduce il Piano da vincolo a mero suggerimento per i Comuni. Rendiamoci conto non solo si cancella ogni protezione ma si sta cerca addirittura di trasformare una legge in un mero suggerimento da poter o non poter seguire.

Questo fatto è per noi (movimenti, comitati, associazioni ecc..) inaccettabile e immediatamente sale dal basso una forte indignazione, tra i comitati, le associazioni ambientaliste, i movimenti politici e soprattutto tra molti cittadini che assistono increduli a questa vicenda; la sinergia davanti a tanta indignazione unisce il movimento e compatti stiamo cercando di difendere questo Piano, ormai divenuto simbolo della tutela ambientale. La questione è ormai centrale nella politica toscana e in poco tempo riusciamo a mettere in piedi il presidio del 7 Marzo al quale aderiscono solidali tante realtà da tutta la Toscana.

Presidio che vedrà circa 500 persone in piazza a stendere la scritta gigante “Salviamo le Apuane”gridando “giù le mani dal Piano Paesaggistico, giù le mani dalle Apuane” e la petizione online lanciata in pochi giorni supera le 5000 firme. E’ stato veramente inaspettato vedere così tante persone attive in difesa di un Piano Paesaggistico che punta a tutelare la fragilità dei nostri territori.

Nel momento in cui sto scrivendo, la situazione cambia di ora in ora, la Commissione regionale ambiente è riunita e a quanto pare stanno stravolgendo e mutilando ogni protezione per i tre ambiti apuani; nel frattempo è appena partito un mailbombing dal portale Avazz per far giungere miglia di messaggi al consiglio regionale, al Presidente del consiglio Matteo Renzi e ovviamente a Enrico Rossi Presidente della Regione Toscana. Il Consiglio regionale dovrà approvare definitivamente il Piano, vedremo fino a che punto il Consiglio Regionale ha il coraggio di spingersi…

Eros Tetti
Salviamo le Apuane

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Eros Tetti

Attivista di Salviamo le Apuane

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