Servizio Fitosanitario della Regione Toscana: ecco come (non) vanno le cose

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Da quasi quarant’anni le competenze di vigilanza fitosanitaria sono state trasferite dallo Stato alle Regioni (DPR 616/77) ma nella Regione Toscana ancora nel 2016 a nostro avviso non c’è un Servizio Fitosanitario rispondente alle necessità e ai compiti che la Comunità Europea ha attribuito a questa struttura. Eppure, già con la Direttiva europea si mette la base normativa dei moderni Servizi di Protezione delle Piante dei diversi Paesi della Comunità.

Sono le Regioni infatti che, tramite i Servizi Fitosanitari Regionali (SFR), danno attuazione ai monitoraggi e ai controlli nei vivai, nelle aziende agricole, nell’ambiente in generale e nei punti d’ingresso (porti e aeroporti), per verificare la presenza e lo sviluppo dei parassiti dei vegetali che possono arrecare gravi danni all’economia, all’ambiente e al paesaggio, e di seguito elaborano i piani di eradicazione degli organismi nocivi così come previsto dalle disposizioni comunitarie.

xylella2L’Italia aderì per la prima volta nel 1948 ai GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) poi trasformato in SPS Agreement del WTO (Organizzazione mondiale del commercio) e in IPPC della Convenzione internazionale per la protezione delle piante. Tali accordi internazionali regolano il commercio mondiale dei vegetali e dei prodotti vegetali e gli stati membri del WTO si impegnano ad armonizzare le misure nazionali relative alla sanità animale e vegetale sulla base di standard internazionali (Agreements on the Application of Sanitary and Phytosanitary Measures).

Malgrado il fatto che i compiti di prevenzione e di controllo sulle malattie delle piante, intesi nel loro senso più ampio, siano attribuiti ai SFR da normative sia nazionali che europee; malgrado le sanzioni (per dovere d’informazione ricordiamo l’Infrazione poi archiviata 2008_2030 Mancanze strutturali dei servizi preposti alla salute delle piante SANCO Salute Dir. 2000/29/CE, Dir.1994/3/CE Violazione diritto comunitario Messa in mora Art. 226), e malgrado i solleciti e i richiami dalla Comunità Europea in merito allo stato precario del SFR in Italia, la politica regionale in Toscana ha mantenuto il SFR fortemente sottodimensionato, con 12 ispettori anziché gli 87 spettanti secondo i conteggi della direttiva europea.

In una regione che conta (dati del 2015) il polo vivaistico più grande d’Europa con più di 2000 vivai attivi e alcuni d’importanza internazionale, che all’anno esegue controlli su 4000/4500 vegetali e prodotti vegetali di importazione e 3500 di esportazione, sono state trascurate anche le problematiche del Servizio Fitosanitario inteso come personale: lavoratori, ispettori e agenti fitosanitari, sempre sottodimensionati nel numero, sotto la pressione delle emergenze fitosanitarie, in assenza di formazione specifica richiesta dalla stessa legislazione comunitaria e nazionale, senza vedersi riconoscere l’indennità di polizia giudiziaria.

Per anni il Servizio è stato rimbalzato da un ente ad un altro: prima all’Osservatorio malattie delle piante, poi all’Ente di Sviluppo Agricolo e Forestale (ETSAF), poi al Dipartimento Agricoltura della Regione, quindi all’’ARPAT (Agenzia regionale per l’ambiente), poi con la legge regionale 2/2009 all’ARSIA, dove effettivamente non è mai approdato, e nel 2011 di nuovo alla Regione Toscana, Direzione Competitività del sistema regionale e sviluppo delle competenze, dove doveva diventare il fiore all’occhiello del settore agricoltura, acquisendo parte del personale proveniente dall’agenzia ARSIA, chiusa nel 2010.

Non si è visto, in tanti anni, un segno di consapevolezza del ruolo strategico ricoperto dal Servizio Fitosanitario Regionale. La Regione ha ignorato le normative internazionali che prevedono l’obbligo di organizzare il Servizio come un nostrale “National Plant Protection Organisation” (NPPO), con strutture tecniche dotate di personale adeguato per numero e per specifica formazione, dotate di sufficienti mezzi e materiali, in relazione allo sviluppo e alle caratteristiche delle attività vivaistiche e agricolo-forestali del nostro territorio.

A questo, dulcis in fundo, si deve aggiungere la scelta, sbagliata, di riassorbire gran parte dei lavoratori dell’Agenzia per lo sviluppo in agricoltura (ARSIA), quasi tutti avanti nell’età e molti prossimi alla pensione, ma sopratutto con competenze sostanzialmente diverse da quelle del SFR: la mission di ARSIA era l’assistenza allo sviluppo dell’agricoltura, mentre il SFR è un organismo di vigilanza e controllo.

Già nei primi anni duemila infatti, il ruolo del SFR era stato progressivamente penalizzato dalle scelte della Regione che premiavano ARSIA, promuovendola ad unico ed esclusivo interlocutore in tema di agricoltura e fitopatologia. Come sopra citato, nel 2008 arriva una procedura di infrazione comunitaria che individua nel Servizio Fitosanitario della Regione Toscana quello “peggiore” a livello nazionale e prevede, per farlo rientrare nei criteri e negli standard stabiliti dalla CE, notevoli investimenti in risorse umane e tecniche, mai nemmeno ipotizzate dall’Amministrazione regionale (2008_2030 Mancanze strutturali dei servizi preposti alla salute delle piante SANCO Salute Dir.2000/29/CE, Dir.1994/3/CE Violazione diritto comunitario Messa in mora Art. 226).

Al fine di “mettere la pezza per tappare la voragine” alcuni lavoratori di ARSIA vengono aggiornati per dare loro la qualifica di Ispettori Fitosanitari, prevedendone un utilizzo nel SFR. La formazione, purtroppo, è avvenuta tutta fuori dalla Toscana e totalmente a parte da un ragionevole rapporto con i lavoratori presenti nel SFR, andando a cercare competenze in altre Regioni e senza rendere partecipi gli ispettori impiegati già nel SFR.

A questo punto arriviamo al marzo 2011, quando prende avvio una fase “provvisoria” del SFR, nel corso della quale, per legge, i lavoratori ex-ARSIA hanno mantenuto, fino allo scadere, le Posizioni Organizzative che erano state attribuite loro per competenze altre rispetto al Servizio Fitosanitario, riguardanti il lavoro svolto in ARSIA. Si è così generata una situazione paradossale: si sono messi insieme lavoratori senza preparazione e competenze specifiche (ex ARSIA) ma con alto riconoscimento retributivo, con lavoratori con elevate conoscenze, esperienza e competenza, senza alcun riconoscimento retributivo, che dovevano tirare il carretto e insegnare il lavoro ai primi.

Dopo 4 anni, in cui si è cercato di ricostruire una parvenza di Servizio fitosanitario, malgrado che ancora molti lavoratori provenienti dalla ex-ARSIA pare non si siano accorti che il Servizio in cui lavoravano era cambiato – non più l’Agenzia per lo sviluppo in Agricoltura – arriva il 2015. Il presidente Rossi vuole i pre-pensionamenti, anche in settori dove il personale è già ampiamente carente, tant’è che sono stati formati e assunti a tempo determinato 6 colleghi con un progetto speciale. Cambia l’alta dirigenza, cambia la bassa dirigenza e se ne vanno dal SFR, nel giro di un anno e mezzo, circa 18 dipendenti su un totale di 45, tra ispettori, agenti e amministrativi. Chi in pensione, chi in altro settore perché stanco della triste situazione, chi perché non gli viene confermato il contratto.

Ecco come (non) vanno le cose nel Sevizio Fitosanitario della Regione Toscana.

*Xylella Fastidiosa

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Xylella Fastidiosa

1 commento su “Servizio Fitosanitario della Regione Toscana: ecco come (non) vanno le cose”

  1. Danno un senso di scoramento questi articoli provenienti dalla osservazione di quanto accade – e non è la sola cosa ma una catena infinita di cose – in una delle regioni “rosse” che di rosso ha solo il cognome di quello lì. Qui in periferia dove mi trovo gli alberi pubblici e privati sono rasi al suolo o trasformati in stecchini da denti: così si rafforzano e non prendono malattie….. è la tesi ricorrente. I giardini pubblici, oltre a contenere gli alberi di prima, hanno piscia e merda di cani e c. ovunque.

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