Condanna Menarini. La storia del corto circuito tra la farmaceutica, la politica e l’informazione

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Questo processo si occupa del grande imbroglio, un misto di corruzione e truffa, una delle frodi più grandi che siano state commesse nel nostro Paese“. Così il 10 dicembre 2015 il pm Ettore Squillace Greco iniziava la requisitoria nel procedimento Menarini a conclusione di un’inchiesta di sette anni. In un crescendo di rivelazioni spettacolari, magistrati e carabinieri erano giunti a formulare accuse durissime a carico dell’azienda fiorentina responsabile, secondo loro, di aver messo da parte l’astronomica cifra di un miliardo e duecento milioni di euro al nero, con un danno all’erario di 860 milioni. Pochi giorni fa la sentenza di primo grado. Lucia Aleotti, attuale presidente dell’azienda, condannata a 10 anni e 6 mesi, il fratello Giovanni a 7 anni e 6 mesi. Non più giudicabile il patron Alberto deceduto nel 2014. Prosciolti invece tutti gli altri e assoluzione per l’imputazione di truffa.

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Stefania Saccardi, Matteo Renzi e Lucia Aleotti

Ma ecco, se l’inchiesta e il processo hanno acceso le luci su una specie di House of Cards nostrale, l’audience non è stata mai adeguata. Si direbbe una storia che non “tira” questa, chissà se anche per colpa dell’informazione nazionale, tutta mobilitata nei giorni finali del processo intorno alle insignificanti beghe romane della giunta Raggi. Se n’era accorto anche Squillace Greco nella sua requisitoria: “E’ davvero forte l’impressione che sulla questione del prezzo dei farmaci in questo Paese non s’ha da parlare“. Amaro il ragionamento: “Sarebbe molto più nobile se non avessimo ormai due processi: uno sempre difficile e balbettante per i ricchi e un altro, inflessibile, per i poveracci“.

Molto più disinvolti degli inquirenti si sono invece mostrati quei politici, quelle istituzioni che con Menarini hanno sempre intessuto rapporti, e poi omaggiato, ascoltato, perfino premiato anche quando iniziavano a emergere i dettagli più imbarazzanti dell’inchiesta.

menarini-logo-1Fece scalpore, ad esempio, quel famoso 25 febbraio 2011 quando in Palazzo Vecchio si festeggiavano i 125 anni dell’azienda. Salone dei Cinquecento e Salone de’ Dugento si presentavano stracolmi, con, tra gli altri, un Nobel per la medicina, il direttore dell’Istituto superiore di sanità, il presidente di Farmindustria oltre naturalmente al sindaco Matteo Renzi. In quel momento erano già uscite sui giornali ampie cronache sull’enorme pasticcio di cui Menarini era accusata. E il caso era arrivato in Parlamento: il senatore pdl Cesare Cursi veniva indagato per corruzione, l’ipotesi era che avesse ricevuto favori per sostenere un provvedimento legislativo che favorisse i farmaci coperti da brevetto, più profittevoli, contro quelli generici (il provvedimento non è mai passato, e Cursi non è mai stato processato perché il Senato negò l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni, ndr). A rovinare quella gran festa di Palazzo Vecchio, arrivò comunque la notizia che i carabinieri si erano presentati in via Sette Santi per acquisire atti per l’inchiesta.

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Matteo Renzi e Lucia Aleotti

Certo, nessuno è colpevole finché non viene condannato. Ma chi riveste un ruolo istituzionale, chi rappresenta tutti i cittadini dovrebbe essere animato da senso dell’opportunità, da un minimo di prudenza. E invece ecco che il 28 febbraio 2012 il sindaco Renzi inserisce Menarini tra i dieci vincitori del “Fiorino solidale” un premio che il Comune assegna ad aziende e istituzioni che sostengono progetti “sociali”. In quei giorni, attenzione, le informazioni disponibili sono già complete: gli investigatori hanno scoperto da mesi l’appartamento-archivio di Lugano dove sono conservati documenti e computer con le mappe per orientarsi nell’inestricabile ragnatela finanziaria. I carabinieri sono al lavoro inseguendo le tracce dei capitali, setacciano 900 conti correnti esteri e 130 società. Un “Fiorino” poco opportuno dunque, almeno in quel momento, e anche un po’ ridicolo: la cifra raccolta fu di appena 135mila euro in un anno da dividere fra dieci benefattori. Uno dei quali accusato di reati per molte centinaia di milioni.

I fratelli Aleotti
I fratelli Aleotti

D’altronde il futuro premier ha sempre riservato al colosso farmaceutico un’attenzione particolare. Nel 2012 inaugura il nido aziendale, mentre Menarini restaura alcuni alloggi popolari (spesi circa 200mila euro secondo le cronache). Loro acquisiscono, siamo a inizio 2012, il 4% di Mps, due anni dopo la procura di Firenze avvierà un’inchiesta per capire se l’acquisto era stato regolare. L’avventura senese sarebbe anche all’origine del licenziamento del direttore della Nazione Mario Tedeschini, liquidato secondo il comitato di redazione del giornale perché “poco gradito a una lobby”. È il secondo direttore a cadere dopo Giuseppe Mascambruno (leggi nell’articolo “I domatori di giornali” il racconto dell’epurazione, ndr). Nel frattempo Menarini è chiamata da Palazzo Vecchio a sponsorizzare il Festival dei bambini, fiore all’occhiello dell’amministrazione. E poi c’è lo sport. Lucia, che sponsorizza una locale squadra di pallanuoto femminile e poi una di basket per disabili, finisce nella rosa delle finaliste del “Premio donna città” indetto dalla Avon Running, evento sportivo-filantropico.

Insomma, tutta così la cronaca di questi anni, un’alternarsi di lodevoli gesti di beneficenza e accuse clamorose, riconoscimenti di una politica sempre fedele e cifre talmente iperboliche da non trovare precedenti in letteratura. E la “neverending story” fiorentina infatti continua. Negli scorsi mesi estivi Menarini è protagonista in prestigiose vetrine, dal primo network sanitario contro gli abusi sui bambini finanziato e lanciato il 12 maggio scorso; ai “Trisome games”, giochi per atleti con sindrome di Down del luglio scorso, che vedevano Menarini tra gli sponsor.

Gli Aleotti intanto, che si sono sempre difesi a spada tratta da ogni accusa, annunciano che faranno appello. La “Dallas” farmaceutica fiorentina continua.

*Simone Fortuna, giornalista

 

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Simone Fortuna

Simone Fortuna è un giornalista fiorentino. Per anni ha lavorato nella cronaca regionale di uno dei maggiori quotidiani nazionali: La Repubblica.

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