La messa a valore dello spazio: il caso di Pisa tra “vicenda Bulgarella” ed altre speculazioni urbane

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Il capitalismo è più vivo che mai, la crisi non lo ha arrestato, anzi ha acuito le dinamiche speculative nel campo immobiliare e edilizio. Le nostre città sono ormai agglomerati urbani con scheletri architettonici anoressici e spesso in stato vegetativo permanente. Abbondano gli spazi vuoti lasciati al degrado di topi e piccioni. Abbondano progetti urbanistici mai conclusi. Lavori mai terminati già diventati luoghi “mostruosi”. Agglomerati di cemento che hanno sterminato gli ultimi spazi verdi, ormai vere e proprie “riserve indiane” disseminate a macchia di leopardo nella continuità dell’urbanizzazione, ovvero in uno spazio che ha ampiamente superato la dicotomia fra ciò che un tempo era distinguibile come “città” e ciò che invece era “campagna”.

Pisa sembrerebbe essere un nucleo urbano perfettamente in continuità con simili andamenti. Ne è chiara e palese dimostrazione lo sviluppo impressionante del mercato immobiliare portato avanti da diversi imprenditori e “poteri forti del mattone”. Negli ultimi mesi è salita alle cronache – ancora una volta – la vicenda di Andrea Bulgarella, imprenditore trapanese su cui la procura indaga da tempo riconoscendolo – questa è l’accusa – come un “colletto bianco” che ricicla i guadagni della mafia di Matteo Messina Denaro.[1]

Le ultime notizie, che troviamo nel mese di ottobre in quotidiani locali come il Tirreno e La Nazione, da un lato esaltano l’imprenditore autodefinitosi “il poeta del mattone”, dall’altro mettono in luce il (già dimenticato?) procedimento avviato nel 2015. L’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, dopo i sequestri e le perquisizioni dell’ottobre 2015, ha subito degli ostacoli a seguito dei provvedimenti della Corte di Cassazione; tuttavia l’ultimo pronunciamento ha confermato il decreto di perquisizione e il sequestro di documenti ascrivibili a tale indagine, contro i ricorsi presentati dai legali del costruttore trapanese, il quale continua a professarmi una vittima del sistema.[2] In secondo luogo, a Palermo la Procura della Repubblica ha aperto un’altra inchiesta, particolarmente approfondita, volta, ancora una volta, a «verificare l’esistenza di indizi di appartenenza ad associazioni criminali di stampo mafioso» (La Nazione, 11/10/2017, p. 5). Nell’ottobre 2015, il caso Bulgarella esplose a Pisa e in Toscana, con una serie di perquisizioni e sequestri che riguardarono anche esponenti bancari nazionali (il vice presidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona) e locali (l’ex direttore generale della Banca di credito cooperativo di Cascina, Vincenzo Littara) e l’ex presidente della Provincia regionale di Trapani Giuseppe Poma, cognato di Bulgarella.

Le istituzioni locali a guida PD paiono, al contrario, soddisfatte dell’operato di Bulgarella, tanto da permettere all’imprenditore qualsiasi affare. Del resto, Palazzo Gambacorti ha sempre respinto le discussioni in Consiglio Comunale sul tema dei rapporti mafiosi di Bulgarella. Recentemente, l’imprenditore ha comprato all’asta, per mezzo di una propria società nata ad hoc, l’Ex-Hotel Granduca, a 4 km dalla Torre (in località San Giuliano Terme). Sui quotidiani l’imprenditore ha subito parlato di “suite” e spazi di lusso per il turismo. Inoltre, “il poeta del mattone” sta per avere la possibilità di costruire un nuovo supermercato, nel quartiere di Cisanello, per conto del marchio Penny Market.[3] Da questa estate, la lista civica – vicina ai movimenti sociali – “Una città in comune” ha promosso alcune assemblee nel quartiere per organizzare l’opposizione sociale all’ennesima colata di cemento. Il quartiere di Cisanello infatti sta sempre più trasformandosi in un grande hub di centri commerciali e la retorica di legittimazione di simile progettazione è “la creazione di posti di lavoro”. È facilmente prevedibile che tali “lavori” saranno offerti per mezzo di contratti precari che ricattano la diffusa manovalanza a basso costo.

A Cisanello mancano i servizi pubblici basilari, ma il Comune, per quel quartiere, ha tali progetti di valorizzazione che rispondono agli interessi economici del mattone e non alle esigenze concrete degli abitanti. Nel quartiere i supermercati abbondano, diversi infatti sono i marchi che si contendono la clientela.

Questi affari si aggiungono a una vero e proprio “elenco del disastro” [4]: il Parco delle due torri, cosi denominato perché si prefiggeva di ispirarsi alla celebre Piazza dei miracoli, vede ad oggi – il piano attuativo risale a dicembre 2006 – ancora lo scheletro di cemento, dove spesso avvengono allagamenti a causa delle piogge invernali, diventando ricettacolo di papere e altri animali. Su tale progetto, inoltre, incombono circa 150 milioni di debiti contratti dal “poeta del mattone” con le banche. La seconda opera riguarda la cosiddetta “Piazza del terzo millennio” nel Quartiere di Ospedalletto, i piani di studio dicono che sia “impossibile non pensare alla Piramide del Louvre o alla Défence parigina che, nel Grand Arche, ripropone in chiave moderna l’Arco di Trionfo”. Anche qui, Il piano attuativo, risalente al 2004, per mezzo di una variante approvata nel 2012, scadrà nel (non così lontano) 2022. Bulgarella ha ancora più di 6 anni per terminare i lavori che prevedono la costruzione di una nuova piazza e di tre nuove torri, tuttavia oggi possiamo ammirare solamente un cantiere aperto per tre piccoli edifici. Ancora, il complesso dei Frati Bigi, sempre a Cisanello, è fermo dal 2008 con un permesso scaduto per costruire 29 appartamenti. Infine, la Colonia “Vittorio Emanuele II” a Calambrone, sul litorale pisano, non è mai stata conclusa e i cantieri sono ormai dei “ruderi”.

Alla “vicenda-Bulgarella” si aggiungono i fatti di cronaca del People Mover. Ricordo come si sia appreso questa estate del maxi-sequestro a Giandomenico Monorchio, il figlio dell’ex ragioniere dello Stato Andrea Monorchio. Giandomenico Monorchio, come ben documentato dal dossier di Rebeldia,[5] è parte della trama tentacolare mafiosa degli imprenditori e delle lobby della speculazione nel territorio pisano per mezzo dell’azienda Sintel. Tale tesi è inoltre sostenuta da giornali come il Sole 24 Ore: stando agli atti, Monorchio avrebbe compiuto presunte «operazioni corruttive svolte a più livelli nell’assegnazione delle commesse relative alla costruzioni delle grandi opere nel nostro paese».[6] Infine, va ricordato come, prima del People Mover, vi fosse la rete di autobus della città e il treno diretto da Firenze che collegavano molto bene l’aeroporto al centro urbano. Sarebbe bastato potenziare i servizi pubblici esistenti anziché dare inizio a una nuova grande opera su cui incombono – come una spada di Damocle – le indagini antimafia.
Rebeldia, da molti anni, ha denunciato con numerose iniziative lo stato dell’arte dell’urbanistica a Pisa,[7] ma le voci del collettivo sono rimaste inascoltate, ricevendo solo l’uso della forza poliziesca degli sgomberi coatti ordinati contro gli spazi vuoti che andava riqualificando attraverso l’autorecupero. Nemmeno le dichiarazioni sulla trasparenza degli appalti dell’associazione anti-mafia “Libera” hanno smosso il sindaco Filippeschi, il quale – nella storia della città della torre pendente – si configura per essere stato il sindaco che più ha incarnato la repressione contro le forze sociali e la piena libertà di movimento per i capitali immobiliari. Com’è noto, Filippeschi – prima di Minniti – con fierezza stringeva la mano a Roberto Maroni e ai pacchetti sicurezza del Centro-Destra, preoccupandosi poco del malaffare intorno ai piani urbanistici, e molto di più del “panico morale”[8] provocato dalla fobia della “sicurezza”.

Ne La produzione dello spazio Henri Lefebvre scriveva che «lo spazio diventa la posta principale di tutte le azioni e le lotte». Il volume, anzi per la precisione i due volumi che compongono tale studio sulla sistematizzazione di una “Teoria generale dello spazio”, è uscito nel 1974 in Francia e nel 1976 in Italia, tuttavia pare mantenere ancora una lucida attualità rispetto al quadro entro cui si collocano oggi i conflitti urbani nelle nostre città e metropoli, da nord a sud, lungo tutto lo stivale. Nelle prime pagine dell’opera, Lefebvre traccia l’intera parabola intellettuale che vuole percorrere per mezzo di simile studio e il punto di partenza da cui prende le mosse è il prendere atto dell’egemonia culturale, sociale e politica che il capitalismo opera nella gestione dello spazio. Lo scopo del capitalismo è creare profitto e, per questo, intrattiene con lo spazio un rapporto di dominio che ne permette la svendita e la speculazione. Anche lo spazio diventa merce di scambio e l’autore delinea una teoria complessa di analisi dello spazio nell’epoca della modernità capitalistica su cui ora non vi è ragione di dilungarsi troppo. Ci basti pensare che tali dinamiche parrebbero essere vive ancora oggi, come ha dimostrato David Harvey, il quale – nel solco lefebvriano – più volte ha dato prova di come il capitalismo abbia trovato nuove ragioni di valorizzazione attraverso i circuiti del mercato immobiliare.

La messa a valore dello spazio è, quindi, una delle ultime frontiere di espansione del Capitale e, anche a Pisa, “lo spazio” si configura come la posta in gioco tra due soggetti di una “lotta di classe per l’organizzazione dello spazio”: da una parte, le istanze voraci del potere asservito alle logiche di mercato, dall’altro gli interessi sociali della grande maggioranza della cittadinanza. Per il Partito Democratico, infatti, è corretto mettere all’asta un bene come l’Ex Hotel Granduca e costruire alloggi di lusso per il turismo. È normale quindi che sia un privato a decidere delle sorti della progettazione urbanistica di una città.

Le istituzioni hanno completamente abdicato al loro ruolo di amministratori degli interessi dei cittadini: siamo davvero sicuri che Pisa abbiamo bisogno di nuovi hotel di lusso o di nuovi supermercati? Siamo davvero sicuri che sia necessario continuare stipulare affari con imprenditori così poco trasparenti? Detto altrimenti, è chiaro che ormai le logiche di valorizzazione economica e le dinamiche di gentrificazione dei luoghi superino i bisogni concreti degli uomini e donne che abitano un territorio.
Per concludere, Pisa si configura ormai come un “bottino urbano” da saccheggiare, spesso grazie all’aiuto di amministratori totalmente incapaci di avere una visione complessiva del governo della città.

Francesco Biagi, articolo apparso su GlobalProject.info


Note

[1] Si veda, fra il numeroso materiale presente in rete, il documentario di Rai Tre.
[2] Si veda: Bulgarella, confermato sequestro degli atti, Il Tirreno, 01 marzo 2017
[3] Si veda: Arriva il Penny Market: previste 15 assunzioni, Il Tirreno, 10 ottobre 2017
[4] Fra la cronaca disponibile si veda in modo particolare: Pisa, scheletri di cemento e grandi opere mai finite: l’eredità di Andrea Bulgarella nella roccaforte Pd, Il Fatto Quotidiano, 22 ottobre2015
[5] Si veda il dossier completo sul “People Mover” a questo link:
[6] Si veda: Grandi Opere, sequestro per 1,2 milioni all’imprenditore Giandomenico Monorchio, Il Sole 24 ore, 25 luglio 2017
[7] L’ultimo Dossier è scaricabile a questo link
[8] Faccio riferimento alla categoria sociologica teorizzata da Stanley-Choen, si veda: S. Cohen, Folk Devils and Moral Panics, Routledge, London, 2011.

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