Il coronavirus non porta consiglio

Di fronte all’insorgere di questa pandemia virale le istituzioni nazionali ed europee, lasciando da parte gli istinti social-darwiniani di personaggi come Boris Johnson, non pareva si fossero rese conto del tutto né della gravità sanitaria né dei problemi economici e quindi sociali che ne sarebbero derivati.

E proprio in questi giorni, mentre la prima sembra che cominci a essere meno fuori controllo (forse), i secondi stanno esplodendo in tutta la loro drammaticità.

Parliamo delle condizioni sociali disastrose che attanagliano un paese in cui, oltre alla mole di persone che ormai vivono in miseria o povertà, tantissime famiglie non arriveranno a fine mese; e se qualche segno di comprensione per i precari e le partite IVA era apparso con la proposta di un sussidio di 600 euro (peraltro bollato come “troppo” da solerti ragionieri dello Stato e pseudo democratici governativi), nulla si diceva di quel mondo di lavoratori a nero che non appaiono nelle statistiche ufficiali.

Così, i primi episodi di esasperazione stanno esplodendo a Sud, nella Palermo della rinascita mancata; ci sono i primi tentativi di “assalto ai forni” con gruppi di persone che provano a far la spesa nei supermercati tentando di non pagare. La risposta è stata subito data con intervento di polizia e carabinieri, ma che la situazione sia esplosiva lo dice la stessa urgenza con cui la Giunta Regionale siciliana ha deciso di stanziare 100 milioni per aiuti alimentari immediati e il governo ha seguito immediatamente mobilitando 4,5 miliardi. Amici siciliani ci confermano che molte famiglie sono letteralmente alla fame; “fame”- una parola che pareva reclusa nei vocabolari perché riferibile solo a fasce marginali e quindi invisibili, e che oggi riemerge alla luce del sole come realtà tangibile e vicina.

Quel che si vede a Palermo è la punta di un enorme iceberg; basta immaginare i lavoratori a nero del settore del turismo, anche a Firenze, nell’agricoltura, nell’assistenza, nel lavoro domestico. Una bomba ad orologeria che potrebbe esplodere in rivolte plateali o implodere in una lenta e dolorosa agonia sociale.

A fronte di questo panorama devastante in cui si salva solo l’esigua percentuale di chi detiene la ricchezza, e in cui certo potrebbe inserirsi l’opportunismo di una destra sedicente “sociale”, ecco le sconcertanti dichiarazioni provenienti dal mondo della politica e dell’economia. Il ministro Roberto Gualtieri, per primo, incarna perfettamente la mancanza di prospettive politiche di tutto il PD, che è totalmente assoggettato al pensiero autolesionista che vede nei debiti italiani una colpa che si deve espiare; splendidi consulenti e  esimi maîtres a penser liberisti come Prodi (lo smantellatore del sistema industriale italiano), Padoa Schioppa, Bini Smaghi, Padoan… insomma tutti quegli esimi cerusici che si sono accaniti su un’Italia sfinita curandola solo con salassi.

In questo senso sono incredibili le richieste di far ricorso al MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) per finanziarsi a condizioni che nemmeno i peggiori cravattari delle mafie possono offrire; il tutto mentre la presidente della BCE, Christine Lagarde, pare finalmente aprire i cordoni della borsa promettendo di garantire i titoli di stato emessi dai paesi europei fino a 750 miliardi. Resta da sperare solo nella blanda resistenza dei 5 Stelle alle derive suicide dell’ex sinistra.

Accanto a questo spettacolo di subalternità culturale e politica del governo italiano svettano le ottusità ordoliberiste tedesche e dei paesi del Nord Europa in generale, quelli che hanno beneficiato fin’ora della moneta unica a scapito dei paesi del Sud. Quelli non recedono di un passo: ora si può fare debito – anche l’Italia! – per affrontare l’emergenza pandemia, ma dopo si deve tornare all’austerità di sempre e al pagamento dei debiti.

Evidentemente alcuni Europei e soprattutto i Tedeschi dimenticano la lezione della storia: nel secolo passato, dopo la prima guerra mondiale, i paesi vincitori, soprattutto la Francia, imposero la restituzione di un debito enorme alla Germania creando condizioni sociali tali da favorire l’avvento di un movimento come il nazionalsocialismo; al contrario, dopo la seconda guerra mondiale, gli USA, anche in chiave anti-sovietica, cancellarono praticamente il debito della Germania permettendo a questo paese di diventare la potenza economica che è oggi.

Sullo sfondo di questo quadro di povertà dilagante da una parte, di inetti, lupi e sciacalli dall’altra, si staglia la figura dell’ex presidente della BCE Mario Draghi che invoca l’intervento dei governi per salvare il sistema economico ricorrendo al debito. Delle competenze di Draghi non c’è da dubitare, dei suoi progetti politici c’è da temere. Mario Draghi è stato uno dei principali architetti di questa Unione Europea. Non possiamo dimenticare che è stato lui l’ideatore del “fiscal compact”, quel pilota automatico dell’austerità che guida tutti i paesi dell’eurozona al posto dei governi eletti.

L’austerità introdotta nel continente aveva – ed ha – soprattutto lo scopo di smantellare lo stato sociale. Il dogma del debito, che ne è strumento, è necessario al sistema in cui siamo immersi per consentire estrazione di ricchezza con la speculazione finanziaria; finora sono state chiamate a pagare le classi subalterne, classe media compresa.

L’equilibrio garantito da Draghi quale presidente della banca centrale ha funzionato fino ad oggi tenendo soggiogato il mondo del lavoro, ma questa crisi improvvisa si abbatte su tutti, anche sul sistema industriale che vede un drastico rallentamento dell’economia. Se il quantitative easing ha finora tenuto artificialmente in vita il gigante in asfissia, le prospettive per il dopo-virus non sono per nulla chiare e il rischio è che crolli il castello di carta su cui si basa questa fase del capitalismo.

L’articolo che Draghi ha pubblicato pochi giorni fa sul Financial Times – solenne come il documento politico ed economico della futura Europa – parla di allargare i cordoni della borsa trasformando i futuri debiti privati ancora in debito pubblico. Il documento riconosce implicitamente che il debito pubblico è e sarà sostenibile (alla faccia di tutti i deliri degli economisti da talk show che hanno imperversato per decenni), ma non dice per niente come questo sarà fatto; obiettivo di Draghi è salvare il sistema, non le persone che ci vivono dentro.

Non dobbiamo dimenticare che fu proprio Mario Draghi a sabotare la trattativa tra Grecia e UE nel 2015, tagliando la liquidità a quel martoriato paese; chi condannò a morte la Grecia fu l’ordoliberismo del Nord, chi premé il grilletto fu l’allora presidente della BCE. Il rischio che il ricatto del debito prosegua non è per niente escluso ed i deliri dei leader di Olanda e Germania lo confermano.

La domanda che Emiliano Brancaccio fa a Draghi la facciamo nostra: “i costi di questa crisi saranno pesanti. Chi li pagherà? Su quali gruppi sociali ricadrà l’onere del tracollo in corso? “.Temiamo però di conoscere la risposta.

Il coronavirus forse passerà col tempo e l’aiuto di tanti operatori della sanità, questo liberismo lo potrà cacciare solo una umanità risvegliata e ribelle.

*laboratorio perUnaltracittà