Noi Arabi non chiediamo favori

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La Giordania è lo Stato medio-orientale che ha difeso e che tuttora si prende maggiormente cura della causa palestinese e ospita il maggior numero di rifugiati.

La violenza e l’ingiustizia che ha acceso la rivolta degli afro-americani negli Stati Uniti, è uguale a quella che da tanti decenni subisce il popolo palestinese.  Questa realtà non deve essere ignorata.   

In questi tempi difficili per il popolo palestinese e per la giustizia, il governo israeliano sta proponendo di aggiungere ulteriore tumulto, annettendo unilateralmente ampie zone della Cisgiordania lungo il fiume Giordano. Potrebbe quindi essere opportuno ricordare al mondo la cronologia degli eventi che hanno portato alla creazione dello Stato di Israele nel maggio 1948.

Nel 1947, le Nazioni Unite avevano approvato la Risoluzione 181, che divideva chiaramente la Palestina in due stati, uno arabo e uno israeliano. Purtroppo, Israele – quasi immediatamente dopo la sua nascita – ha adottato una politica di intimidazione rivolta alla popolazione civile di quelle aree assegnate alla Palestina, provocando la Nakba, la catastrofe che ha portato alla fuga degli abitanti di quelle aree verso un rifugio sicuro in paesi vicini, e aggiungendo ulteriormente la diaspora palestinese.

Come conseguenza dell’aggressione israeliana, il popolo palestinese ha chiesto alla Giordania di intervenire per proteggere e garantire il proprio territorio. La Legione araba, in gran parte comandata da ufficiali britannici, assicurò Gerusalemme est e la Cisgiordania dall’occupazione israeliana. Ciò portò all’armistizio generale di Rodi dell’aprile 1949. 
Successivamente, alla riunione di Gerico del 1950, i notabili palestinesi hanno richiesto l’ “Unione costituzionale” del Regno hascemita di Giordania, la Cisgiordania e la Città Vecchia di Gerusalemme. L’accordo prevedeva che ciò sarebbe dovuto prevalere fino a quando lo Stato palestinese non si fosse realizzato, senza pregiudizio del diritto Palestinese all’Autodeterminazione.
Sarebbe utile ricordare che la Risoluzione del Piano di Partizione dell’Assemblea Generale del 1947, su cui Israele fece affidamento per la sua dichiarazione di Stato il 14 maggio 1948, era priva di significato a meno che Israele non avesse accettato la Carta delle Nazioni Unite in base alla quale il territorio e il popolo della Palestina erano già soggetti all’impronta legale dell’articolo 22 dell’Alleanza della Società delle Nazioni, del mandato per la Palestina del 1922 e della Carta delle Nazioni Unite del 1945.

La Carta includeva espressamente “il principio di autodeterminazione dei popoli”.
L’atteggiamento di Israele nei confronti della Carta delle Nazioni Unite è costantemente selettivo, invocando ciò che sostiene il suo caso, e ignorando ciò che lo demolisce.   

Nel novembre del 1947, mio ​​nonno re Abdullah I scrisse in un articolo sull’ American Magazine:

“Noi arabi non chiediamo favori. Vi chiediamo solo di conoscere tutta la verità, non la metà.  Chiediamo solo che quando giudicate la questione palestinese, vi mettiate al nostro posto“.   

L’articolo completo è disponibile sul sito Web del mio fratello defunto King Hussein: http://www.kinghussein.gov.jo/kabd_eng.htmlQueste parole furono scritte alla vigilia del 53 ° anniversario della guerra del 1967.
Il principe El Hassan bin Talal è stato il principe ereditario di Giordania dal 1965 al 1999 insieme a suo fratello, il defunto re Hussein di Giordania. 
IPS (Inter Press Service) e stato fondato da Roberto Savio che oggi e’ direttore di ‘Other News’, Roma, via Panisperna.

*El Hassan bin Talal

(tradotto dall’inglese da Carolina Lockhart e Roberto Budini Gattai)

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