Ripensare la mobilità in Toscana: moratoria dei progetti di grandi infrastrutture

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La situazione di pandemia/sidemia che stiamo vivendo, assieme all’obsolescenza dei progetti esistenti, impone una moratoria su tutti i progetti infrastrutturali in Italia e anche in Toscana; questa è la conclusione della giornata di un incontro organizzato sabato 28 novembre 2020 dal Gruppo di lavoro “Mobilità Sostenibile Nell’Area Metropolitana Fiorentina” assieme al LaPEI dell’Università di Firenze.

Il webinar ha esaminato la situazione esistente; Alberto Ziparo, urbanista del LaPEI, ha analizzato la situazione della governance delle infrastrutture metropolitane dove forti interessi hanno portato a gravissime distorsioni e fenomeni rivelatisi reati penali (da non dimenticare le due inchieste della magistratura relative al Passante TAV che hanno inviato a processo politici, dirigenti pubblici, camorristi, manager di Ferrovie e di imprese di costruzioni), ma anche ad un vuoto progettuale nella pianificazione dei trasporti nell’area metropolitana fiorentina.

Interventi successivi hanno analizzato gli enormi problemi legati ai principali progetti in corso:

  • l’aeroporto di Firenze, sia quello nuovo il cui progetto è stato bocciato dal TAR e dal Consiglio di Stato, sia quello esistente che non risponde alle prescrizioni dettate nel 2003 per mitigare l’impatto sulle popolazioni di Peretola, Brozzi e Quaracchi, definito come un’auto senza libretto di circolazione guidata da un autista senza patente.
  • Il Passante dell’alta velocità in sotterranea e la stazione Foster; un progetto impantanatosi per le troppe criticità ed errori, vecchio di oltre 25 anni, dagli impatti ambientali e urbanistici troppo pesanti e non mitigabili, fermo da tempo: Si annuncia continuamente la ripresa dei lavori, ma se non si risolvono i problemi tecnici, finora rivelatisi insormontabili, vuol dire che non si vogliono realizzare opere, ma semplicemente riaprire il ciclo di sprechi economici e danni ambientali fin qui registrati. Inoltre si dimostra di voler perseguire con strane mistificazioni laddove di nomina “progetto Belfiore” un progetto in realtà abbandonato, quello che è in realtà il “progetto Foster ai Macelli” della stazione sotterranea, tentando ancora di occultare il problema enorme dell’assenza di VIA di quest’ultimo.
  • Il sistema delle tranvie che, se garantisce un buon servizio su alcune direttrici, crea zone penalizzate dalla carenza di trasporto pubblico, risulta sovradimensionato per la città e grava pesantemente sulle periferie, è estremamente costoso, obsoleto e impattante; inoltre è caratterizzato da una impostazione troppo fiorentinocentrica incapace di dare risposte complessive “di rete” alla mobilità dell’area metropolitana, soprattutto al mondo dei pendolari fuori dal capoluogo.
  • Una analisi delle emissioni sul sistema Sirio mostra che l’impatto dei gas climalteranti dei cantieri e della realizzazione risulterebbe svantaggioso addirittura in confronto con un sistema di bus a gasolio. Ci si rifiuta tuttavia di eseguire una VIA che consideri le emissioni dei cantieri, importanti anche con nuovo aeroporto e sottoattraversamento TAV. Tutto ciò stride fortemente con le direttive del green deal proposte dall’UE.

Alcuni comitati di pendolari hanno presentato le difficoltà che esistono nel servizio ferroviario che è totalmente subordinato alla garanzia della puntualità dei treni alta velocità, mentre affollamento e ritardi sono il pane quotidiano dei treni regionali; quelli del Valdarno costretti a continui inchini ai treni AV che ricordano instancabilmente che il collo di bottiglia non è dove si vorrebbe costruire il sottoattraversamento ma a monte di Campo Marte, quelli del Mugello la cui linea avrebbe potenzialità enormi come servizio metropolitano, mentre treni obsoleti e chiusura di stazioni di incrocio stanno minando il servizio, quelli della Piana dove praticamente non esiste trasporto pubblico salvo sulla sottoutilizzata linea per Prato e Pistoia. Le semplici proposte da questi gruppi garantirebbero un servizio molto più efficiente e favorirebbero il trasferimento di viaggiatori dalla strada al treno.

Sono state presentate proposte di eco-smart city (Tiffany Geti, urbanista) sicuramente adattabili alla città di Firenze e di mezzi ecologici alternativi alle tranvie, al momento alimentati dall’elettricità di rete, ma che in prospettiva utilizzino l’idrogeno verde.

Alessandro Pecchioli, urbanista anche lui, ha presentato lo scenario che il LaPEI ha elaborato negli ultimi tempi per chiudere le maglie di un trasporto pubblico attualmente inesistenti, tale da creare una vera rete capillare di mobilità che sarebbe davvero alternativa all’eccessivo traffico privato.
Il dibattito aperto ha ricordato come l’attuale sidemia/pandemia stia cambiando non solo la vita, ma anche alle modalità con cui dovremmo dare risposte alla domanda di trasporto; lo sviluppo del lavoro da casa appare essere una modalità che non sarà totalmente abbandonata anche quando l’emergenza sanitaria rientrerà, allo stesso modo è destinato a svilupparsi car e bike sharing. In futuro dovremo dare risposte anche al commercio via web che non è per niente un fenomeno dematerializzato, ma si sostanzia in una grande crescita della logistica e della mobilità di merci che è destinata ad essere sempre più capillare e invasiva.

Se queste prospettive evidenziano problemi ancora da risolvere, certamente dimostrano come grandi infrastrutture non rispondano nemmeno alle nuove esigenze e come sia indispensabile andare ad una moratoria nei nuovi e nei vecchi cantieri per andare ad una vera progettazione della mobilità al servizio delle persone.

    *Gruppo di lavoro “Mobilità Sostenibile Nell’Area Metropolitana Fiorentina” e  LaPEI-Unifi

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