Covid e vaccini in Toscana, la salute non è più un diritto

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Nonostante le promesse e i proclami in Toscana si continua a morire e ad ammalarsi di Covid, una conta giornaliera che non accenna a calare. Intanto il Presidente della Regione Giani non si fa mancare l’ennesima photo opportunity, il giorno di Pasqua al Mandela Forum, snocciolando trionfante numeri record. Nessuna ammissione di errore, né scuse per i Toscani giustamente preoccupati e indignati per una campagna vaccinale imbarazzante e sbagliata. ‘We did a terrific job’, esclamava Trump sempre più lontano dalla realtà dopo la sequela di castronerie fatte dal suo governo e sappiamo bene quanto spesso la propaganda abbia la meglio sui fatti.

È passato più di un anno dal 9 marzo 2020, inizio del primo lockdown nazionale, deciso dal Governo Conte, cos’è successo in Toscana? Proviamo a fare il punto su fatti e numeri.

Posti letto e terapie intensive, a che punto siamo?

Quando si parla di sanità pubblica è sempre bene ricordare che dal 2012 al 2018 la Regione Toscana ha tagliato 1726 posti letto, piazzandosi seconda dopo la Lombardia, governata da Lega e CL, che ne ha tagliati nello stesso periodo ben 1834 con una popolazione che però è tre volte quella toscana.

Dall’inizio della pandemia nella nostra regione i posti letto in terapia intensiva sono aumentati passando dai 374 pre-covid ai 629 di oggi, eppure il dottor Luigi De Simone, responsabile di terapia intensiva all’ospedale universitario di Pisa e presidente di Aaroi-Emac Toscana (Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani) ha denunciato una carenza di anestesisti pari all’anno scorso. Secondo De Simone tra pensionamenti e nuove assunzioni il saldo è fortemente negativo e l’aumento dei posti letto in terapia intensiva rende la situazione ancor più emergenziale poiché mancherebbero dai 150 ai 180 medici anestesisti.

Anche Fp Cgil Usl Toscana pochi giorni fa ha denunciato la carenza di personale e la situazione degli ospedali fiorentini definiti nella loro nota ‘allo stremo’; il racconto è quello di una situazione drammatica dove i malati Covid sono parcheggiati nei corridoi in attesa che si liberino posti in corsia. Da giovedì 1 aprile, quando l’Ansa ha battuto la notizia, i ricoveri sono aumentati senza sosta. I nostri ospedali rischiano di nuovo il collasso dopo un anno dall’inizio della pandemia.

I numeri dei vaccini

La campagna vaccinale toscana, iniziata sotto i migliori auspici nel nome della velocità, è scivolata sulla buccia di banana delle categorie a cui destinare i vaccini. La Toscana felix, quella della sanità pubblica d’eccellenza, si è scoperta ultima tra le regioni italiane per le vaccinazioni degli ultraottantenni, i più colpiti dalle forme gravi quando non mortali di Covid.

È stato Stefano Sandri, docente ed ex-manager pubblic,o a denunciare dalle pagine del quotidiano Domani, che in Toscana 40.000 dosi di vaccino Pfizer non sono andate al personale sanitario e neppure agli over 80; a chi siano andati non è chiaro e per questo ha presentato un esposto alla procura di Firenze. Al 3 aprile, data dell’ultima rilevazione della Fondazione Gimbe, la Regione Toscana risulta sempre penultima nelle vaccinazioni agli ultraottantenni. 

Gli errori non finiscono qui, c’è stata poi la decisione della Toscana di vaccinare con il vaccino Astrazeneca il personale giudiziario, avvocati inclusi. Dalla metà febbraio alla metà di marzo sono state utilizzate circa 100.000 dosi di vaccino per categorie che, per dirlo con le parole di Draghi, non di Fidel Castro, ‘vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale’. Tra gli avvocati vaccinati in questa fase ci sono stati anche politici toscani piuttosto noti. Questa scelta insieme alla decisione tardiva del Consiglio Superiore di Sanità rispetto all’autorizzazione di EMA di estendere la somministrazione AstaZeneca agli over 65 è probabilmente costata alla Toscana 330 morti in più che potevano essere evitati se queste dosi fossero state destinata ai settantenni.

Secondo l’ARS nei primi due mesi del 2021 sono morte per Covid 995 Toscani e l’incremento della mortalità totale rispetto allo stesso periodo del 2020 è stato del +5,9% ovvero 454 decessi in più.

Persone non indispensabili allo sforzo produttivo del paese

Le parole di Toti, presidente della Liguria, fecero indignare l’opinione pubblica ma, nonostante la giunta toscana e il suo presidente non abbiano mai pronunciato frasi tanto infelici, hanno perfettamente applicato questo principio alla campagna vaccinale. Settantenni e ottantenni, sebbene siano quelli che rischiano di più, sono stati trascurati dalla Regione Toscana. Dalla scorsa settimana l’assessore alla Sanità Bezzini e Giani, ormai nell’occhio del ciclone, hanno dato una decisa accelerata alle vaccinazioni dei settantenni. Il fatto però che sia stato necessario veder fioccare le richieste di dimissioni per dare una sterzata alla campagna vaccinale la dice lunga sulle priorità dei nostri amministratori e sul loro interesse per la salute dei propri cittadini. Nel frattempo gli ottantenni continuano ad aspettare. Una rappresentazione plastica del darwinismo sociale caro ai liberisti.

Il pasticcio delle categorie da vaccinare, gli invisibili della grande distribuzione

Psicologi, volontari, personale delle ASL che lavora negli uffici, avvocati, insegnanti di scuole di musica e danza chiuse da mesi, sono tante le categorie che sono state vaccinate pur non lavorando al pubblico, né lottando in prima linea contro il Covid. Intanto i dipendenti della grande distribuzione, che non hanno mai smesso di lavorare e che da un anno continuano ad ammalarsi, sono completamente ignorati dai piani vaccinali. I commessi dei supermercati non portano pacchetti di voti e non hanno politici nelle proprie fila, possono aspettare e nel frattempo ammalarsi e morire.

Scuole chiuse e fabbriche aperte: il caso Prato

Prato, in zona rossa dal 15 marzo, ha il tasso di contagi più alto d’Italia. In zona rossa le scuole sono chiuse e gli studenti in DAD, ma le fabbriche sono aperte. Secondo Renzo Berti, direttore del dipartimento di Prevenzione dell’Asl Toscana Centro, non ci sono dubbi che i luoghi di lavoro siano quelli dove il virus si diffonde di più. Età media e nazionalità dei contagiati ha convinto ASL e sindaco di Prato a chiedere controlli sul rispetto dei protocolli anti-infezione nelle aziende. Se si pensa che a Prato ci sono aziende come la Texprint dove gli operai lavorano 12 ore al giorno per 7 giorni la settimana, ci chiediamo perché mai quelle stesse aziende dovrebbero seguire i protocolli anti-covid e preoccuparsi della salute dei dipendenti. E visto che la politica non è in grado di far rispettare i minimi diritti dei lavoratori, come potrà imporre ai padroni la tutela della salute di chi lavora per loro?

Economia contro salute: una vittoria netta

Nel corso dell’ultimo anno abbiamo visto chiaramente che la salute del 99% della popolazione viene dopo gli interessi dell’1%, in Europa come in Italia e in Toscana. Non si chiusero un anno fa Alzano e Nembro su pressione di Confindustria provocando una vera e propria strage, mentre le regioni vaccinano le lobby che fanno maggiore pressione. Intanto l’Europa ha stipulato contratti convenienti solo per le case farmaceutiche, tanto che la campagna vaccinale disastrosa parte proprio dalla scarsità di dosi destinate ai paesi europei. Quindi mentre USA e Israele vaccinano a tappeto la popolazione avendo offerto di più per i vaccini, nell’Europa asservita agli interessi dei privati il virus continua indisturbato la sua corsa. Al tempo stesso i paesi più poveri non possono permettersi i vaccini e i big farmaceutici non hanno nessuna intenzione di rinunciare ai brevetti.

Ci sono poi e sono già visibili le conseguenze economiche della pandemia, mentre gli USA, culla del liberismo, hanno messo in campo un pacchetto di aiuti pari a 1900 miliardi di dollari gli aiuti europei sono fermi al palo e sono comunque briciole da restituire a caro prezzo. Gli italiani si indebiteranno con l’UE perché i soliti noti si possano arricchire con le grandi opere, anche in Toscana. L’austerity ricadrà come negli ultimi decenni sui servizi pubblici: scuola e sanità in primis.

Governare insieme la nazione, un’opposizione regionale da operetta

La Lega insieme a Fratelli d’Italia chiede a gran voce le dimissioni di Giani e Bezzini, e ci sono pochi dubbi che saranno loro a godere elettoralmente del disastro toscano. Eppure le regioni gestite dalla Lega si stanno muovendo esattamente nello stesso modo, campagne di vaccinazione fallimentari e sanità sempre più privatizzata. L’agitarsi della destra toscana è fumo negli occhi mentre governano tutti assieme sotto la guida di Draghi, eccetto FDI che permette alla destra di fare tutte le parti in commedia: governo e opposizione.

Ad aspettare tutti c’è il recovery, un piatto ricco da spartirsi tra amici.

La salute delle persone può attendere.

Francesca Conti

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2 commenti su “Covid e vaccini in Toscana, la salute non è più un diritto”

  1. Maria Vittoria Tonietti

    In questa notizia c’è un evidente errore nelle cifre
    Secondo l’ARS nei primi due mesi del 2021 sono morte per Covid 995 Toscani e l’incremento della mortalità totale rispetto allo stesso periodo del 2020 è stato del +5,9% ovvero 454 decessi in più.

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