Letta, Nardella e le scosse di assestamento della politica italiana

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Le dinamiche macropolitiche hanno visto l’occidente essere attraversato da due movimenti, quello del revanscismo conservatore bianco, stanco del politicamente corretto che costringeva ad abbassare i toni; e quello della disaffezione degli elettori che segna la distanza della politica dal sentire comune. 

Fenomeni questi che in Italia hanno segnato l’ascesa di Lega e FdI e fatto segnare il record negativo di partecipazione alle elezioni. Ecco che la politica, quella che conta, che di questi fenomeni è stata complice se non ispiratrice, cerca di darsi ora una sistemata, un assestamento, appunto, una pettinata ai ciuffi biondi e scomposti di Trump e Boris Johnson, compresa la decisione di rimettersi giacca e cravatta alla Draghi per coprire il torso nudo e villoso del Salvini del Papeete. Ma sono scosse di assestamento, non un vero terremoto.

Il consenso politico delle forze che rappresentano gli interessi della formula neoliberista alla quale si dice che non ci siano alternative (ricordate il TINA della Thatcher?), deve trovare una base più stabile e di continuità per navigazioni a più ampio raggio da parte di quella mano invisibile che ha ormai innestato il pilota automatico ben incarnato dalla figura di Draghi che dentro questo algoritmo, questa routine codificata, ha proprio quelle caratteristiche di apparente neutralità e oggettività rappresentate dall’essere tecnico della sua persona.

Su questo sfondo è facile leggere le dichiarazioni di Letta e Nardella sul futuro della “governamentalità” in Italia, apparentemente in contraddizione tra di loro come dice il Fatto Quotidiano, ma che invece convergono se teniamo presente questo bisogno di una aggiustatina alle apparenze. Subito dopo l’esito positivo della tornata elettorale delle amministrative – che sono certamente una cosa diversa dalle politiche come sa bene Nardella – Letta aveva parlato di un progetto nuovo Ulivo, mentre Nardella, in una sua intervista al Corriere, proponeva un’ammucchiata con un blocco che prevedesse l’allargamento a Forza Italia. Ma non sono due idee diverse. Tutto si spiega se riusciamo ad allargare l’angolo di visione.

Mi sembra che si cerchi un orizzonte diverso da quello tradizionale sinistra/destra che non ha più senso nel momento in cui la sinistra istituzionale è diventata tale (di destra). Mancano però le categorie politiche. Per non disturbare il pilota automatico, il becerume della Lega è un ostacolo.

Il tentativo di rendere bipolare la politica rappresentativa costituita da due blocchi in stile anglosassone che in realtà erano e sono depositari di programmi simili (facilitare cioè il neoliberismo), non ha funzionato in Italia (non tanto nello scopo, ma dal punto di vista formale) e mostra grosse falle in tutta Europa. Per questo la richiesta è quella di una compattazione al centro che potrebbe essere egemonica per molti anni e funzionale a salvare le poltrone di molti politici attuali e la galassia di interessi (tanta Confindustria e Banche) che li circonda.

Ma se qualcuno non si rassegna a questa mancanza di alternative? Se qualcuno un’alternativa la vuole trovare a questa situazione che, con la scusa del benessere diffuso, ha conquistato l’immaginario del pianeta, ma che, adesso potrebbe essere invece catastrofica per più di un motivo facendoci approdare in una società del malessere come non si è mai visto nella storia della umanità? E non esagero se prendo in considerazione tutta una serie di fatti che ci minacciano da dietro l’angolo.

L’incombente crisi climatica e ambientale. La possibilità che la pandemia diventi endemica e che si possa replicare con nuove probabili zoonosi. Che un territorio disastrato e l’eccessivo consumo di suolo moltiplichino gli effetti nefasti della crisi climatica stessa. Che l’effetto di pandemie prossime venture, delocalizzazioni e altre amenità che accompagneranno e aggraveranno la crisi economica in atto. Le problematiche associate a quei fenomeni tecnici che caratterizzano questa tarda fase capitalistica e cioè con la piena automazione e la diffusione pervasiva delle Intelligenze Artificiali che incideranno sulla quantità e qualità dell’occupazione con esiti estremi visto il parallelo smantellamento dello stato sociale.

Per tutti questi motivi e molti altri che è facile intravedere, occorre che il pensiero di un’alternativa non sia soltanto auspicabile, ma anche indispensabile.

Ma questo è un altro discorso.

Gilberto Pierazzuoli

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Gilberto Pierazzuoli

Attivista negli anni 70 . Trasforma l'hobby dell'enogastronomia in una professione aprendo forse il primo wine-bar d'Italia che poi si evolve in ristorante. Smette nel 2012, attualmente insegnante precario di lettere e storia in un istituto tecnico. Attivista di perUnaltracittà.

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