Bologna, il simbolo della transizione ecologica è una colata di asfalto

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“Noi non saremo di fronte a quelle autostrade californiane con 20 corsie che devastano il territorio”: con queste parole il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha descritto il parere favorevole dell’amministrazione comunale all’allargamento del ‘Passante di Mezzo’: e in effetti, se l’opera dovesse essere realizzata, il sistema di autostrade e tangenziali che attraversa la città da San Lazzaro a Borgo Panigale sarà largo fino a 18 corsie, ovvero 72 metri. Appena due corsie in meno delle disprezzate autostrade californiane, sufficienti per permettere a Lepore di definire il progetto ‘l’opera simbolo nazionale della transizione ecologica’.

È quello che la maggioranza che governa a Palazzo d’Accursio definisce il ‘Passante di Nuova Generazione’ e che realizza un’aspirazione ormai più che ventennale: quella di allargare, con nuovo asfalto, un’infrastruttura che già oggi è responsabile del 40% dell’inquinamento prodotto dal traffico a Bologna, percentuale che secondo le stime degli stessi progettisti raggiungerebbe il 50% dopo l’allargamento, a causa della crescita dei veicoli in transito che passerebbero dagli attuali 58 milioni a 65,5 milioni all’anno. Il tutto, nel pieno dell’emergenza climatica e a pochi mesi dall’”allarme rosso per l’umanità” dichiarato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite dopo la pubblicazione dell’ultimo report dell’IPCC sul riscaldamento globale che dimostra in modo inequivocabile come l’umanità sia sulla buona strada per la catastrofe climatica.

Nonostante la dichiarazione di emergenza climatica approvata nel 2019, il consiglio comunale ha dato parere favorevole all’allargamento dell’infrastruttura con il voto delle forze di centro-sinistra che sostengono la Giunta Lepore. A motivare la scelta, una serie di mitigazioni e compensazioni, che vanno – tra le altre cose – dall’uso di vernici fotocatalitiche alla piantumazione di 34.305 alberi, dalla predisposizione per la futura installazione di elettrofiltri alla sperimentazione della ricarica elettrica dinamica per i veicoli in transito lungo un chilometro dell’infrastruttura. Contrarie le realtà sociali ed ecologiste del territorio, che sottolineano l’assenza di un’indagine epidemiologica che consenta di conoscere l’impatto sulla salute dell’attuale infrastruttura e contestano la scelta di investire ancora sull’espansione del trasporto su gomma mettendo a rischio il futuro delle prossime generazioni.

E, del resto, per una città che dice di volersi candidare a guidare la transizione climatica in Italia ed Europa, l’allargamento del Passante autostradale non è certo un buon biglietto da visita. Non soltanto per gli impatti ambientali e per le conseguenze sulla salute dei cittadini, ma anche perché quell’opera è il simbolo del ‘tutto sarà come prima’ che i movimenti vorrebbero ribaltare: scegliere di investire 2 miliardi di euro per allargare il collo di bottiglia bolognese, infatti, significa anche indirizzare ancor di più lo spostamento di merci e persone sul trasporto su gomma, vanificando ogni ambizione di decarbonizzazione della mobilità locale, regionale e nazionale.

Ed è proprio con le lenti dell’emergenza climatica che questa scelta si dimostra non soltanto anacronistica, ma devastante. Perché non si tratta semplicemente di compromettere il futuro di un territorio, ma di definire visioni strategiche e di lungo periodo che hanno a che fare col come guardiamo da qui al 2050: in un tempo in cui la scienza ci avverte che la catastrofe è dietro l’angolo, e che servono svolte radicali per permettere alle prossime generazioni di avere una dignitosa qualità della vita, scelte come queste confermano che ancora una volta gli interessi economici vengono prima delle soluzioni per la crisi climatica. La stessa definizione di mitigazioni e compensazioni – che, peraltro, sono in gran parte previste in una teorica ‘fase 2’ ancora da progettare e finanziare – significa accettare la logica del ‘danno collaterale’, con la quale le cause del riscaldamento globale non vanno contrastate, ma bilanciate. Contro questa visione, e a favore di un processo di transizione che metta al centro la salute, il benessere, la sicurezza e la qualità della vita degli abitanti e delle generazioni future, si stanno mobilitando centinaia di bolognesi: prossimo appuntamento il 16 gennaio, con una biciclettata rumorosa.

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Marco Palma

Attivista di Bologna for Climate Justice e autore del romanzo "La guerra non parte da qui" che racconta il movimento vicentino "No Dal Molin". Si occupa di progettazione europea, con un focus sul cambiamento climatico nelle aree urbane, tema sul quale sta completando anche un dottorato di ricerca.

1 commento su “Bologna, il simbolo della transizione ecologica è una colata di asfalto”

  1. Andrea Carloni

    BASTA QUESTA FRASE A FARCI CAPIRE COME SONO MESSI I NS GOVERNANTI , MA CI PRENDONO PER IL UXXXO?? “Noi non saremo di fronte a quelle autostrade californiane con 20 corsie che devastano il territorio”: con queste parole il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha descritto il parere favorevole dell’amministrazione comunale all’allargamento del ‘Passante di Mezzo’: e in effetti, se l’opera dovesse essere realizzata, il sistema di autostrade e tangenziali che attraversa la città da San Lazzaro a Borgo Panigale sarà largo fino a 18 corsie, ovvero 72 metri. Appena due corsie in meno delle disprezzate autostrade californiane, sufficienti per permettere a Lepore di definire il progetto ‘l’opera simbolo nazionale della transizione ecologica’.

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