L’analisi e il racconto della vicenda del progetto di un Urban Center nella ex centrale termica dello ex Stabilimento Fiat a Novoli mettono in luce tutte le contraddizioni, il disordine, gli interessi prevalenti, le incertezze politiche ed amministrative che hanno contraddistinto – e che ancora contraddistinguono – la recente politica urbanistica della città di Firenze, quel periodo dominato dalla “urbanistica contrattata” che tanti danni e cattive scelte ha prodotto nello sviluppo o meglio nell’involuzione della Firenze contemporanea.

Tutto parte con la dismissione dello stabilimento FIAT, verso la metà degli anni ’80 e la conseguente straordinaria speculazione edilizia ed immobiliare. Un terreno che la FIAT ebbe in concessione dal Comune e che poi “magicamente” divenne di sua proprietà e quindi le permise di attivarci sopra un grande affare immobiliare concordato con lo stesso Comune attraverso varie trattative, convenzioni, varianti, ecc.
Questo sito viene individuato dal Comune come punto strategico per la ricollocazione di alcune funzioni urbane con l’obiettivo di creare un nuovo polo tra centro storico ed aree periferiche. Il progetto di riqualificazione prevedeva la totale demolizione della preesistenza, fatta eccezione per la Centrale Termica (futuro Urban Center) e la costruzione di un insediamento a funzioni miste (universitarie, terziarie, residenziali, direzionali, commerciali) con un grande parco centrale.
Provo qui a riassumere, mi si perdoni l’estrema sintesi, i passaggi salienti di questa “infinita” vicenda.
Il primo piano di recupero fu approvato nel 1994.
Tra gli obblighi previsti nella convenzione allegata al piano (approvata il 4 luglio 1996) è inclusa la ristrutturazione dell’ex-centrale termica, a carico del soggetto operante il recupero, per trasformarla in attrezzatura culturale e di servizio e poi cederla al Comune in quanto opera di urbanizzazione secondaria.
Dentro questo immenso vano sono collocate le due centrali termiche che l’Amministrazione comunale del sindaco Leonardo Domenici (mandato 1999/2009) non fece demolire, come invece era previsto.
Il 23 ottobre 2001 il piano viene modificato con una nuova convenzione e Gabetti & Isola hanno l’incarico di elaborare il Piano di recupero dell’intera area. In seguito a Isolarchitetti è affidato il progetto per l’ex Centrale Termica, E infatti questo sarà il primo progetto per l’ex centrale e venne presentato il 24 ottobre 2002 dall’assessore all’urbanistica Gianni Biagi e dal presidente della commissione urbanistica Vincenzo Esposito. Siamo appunto nel 2002, la centrale non è stata ancora sfiorata da nessun cantiere ma già si dà per scontato la prossima, vicina (entro 2 anni) apertura dell’Urban Center a Novoli: è il primo annuncio ufficiale.
Nello stesso periodo l’Immobiliare Novoli S.p.A., che è diventata la proprietaria di tutto il comparto ex Fiat, da incarico allo Studio Strutture di Siena per la progettazione delle opere di adeguamento sismico della Centrale Termica.
Nel gennaio 2004, all’interno delle opere di riqualificazione del quadrante di Novoli, il Comune concorda con la Fiat l’intervento di recupero della Centrale Termica con l’impegno di completarlo entro due anni e quindi a fine 2005, La presentazione la fa l’assessore all’Innovazione e al Piano Strategico del Comune di Firenze Simone Tani che, insieme all’assessore all’urbanistica Gianni Biagi annuncia anche il concorso di idee per il progetto per organizzarvi le funzioni interne.
Il Concorso, bandito il 21 gennaio 2004, ha il suo esito il 12 ottobre 2004, e vede vincitore il gruppo coordinato dall’arch. Tommaso Bertini. Ma anche questo Concorso, come purtroppo molti altri, sarà inutile fine a se stesso e le scelte progettate non verranno mai utilizzate. E così altri 21.000 euro, il costo totale dei premi concorsuali, verranno dispersi per nulla.
Un mese dopo, nel novembre 2004, l’Arch. Aimaro Oreglia d’Isola completa e presenta il modello del progetto di recupero dell’ex-centrale termica.
Un anno dopo, il 30 novembre 2005, la Giunta del Comune di Firenze approva il progetto esecutivo di Aimaro Oreglia d’Isola ovvero la ristrutturazione dell’ex Centrale Termica per trasformarla in attrezzatura culturale e di servizio e poi cederla da parte dell’Immobiliare Novoli al Comune in quanto opera di urbanizzazione secondaria. Sembra quindi tutto fatto, immediatamente eseguibile dice la delibera. E invece, inspiegabilmente, vista la mancanza di atti ufficiali che ne chiariscono lo stop, tutto, ancora una volta, si ferma.
Il 19 settembre 2008 si torna a parlare dell’Urban Center ma in modo marginale, ovviamente non essendo stato dato corso al suo recupero, da parte del sindaco di Firenze Leonardo Domenici e dall’assessore all’urbanistica Gianni Biagi.
E se ne continua solo a parlare, il 21 novembre 2008 in Salone dei Duecento nell’ambito del Convegno dal titolo “Firenze si rigenera, Novoli da periferia a città”, tema questo che negli anni è stato oggetto di numerosi appuntamenti convegnistici, ma che ancora appare irrisolto e continua quindi ad essere “indagato”.
Continuano gli studi. Il 18 novembre 2009, il Prof. Enrico Falqui, docente della Facoltà di Architettura, presenta un interessante elaborazione, frutto di precedenti studi e ricerche sul tema in ambito universitario, proprio “sul previsto” Urban Center a Novoli.
Ma ennesimo colpo di scena, pochi mesi dopo la presentazione di questi studi, il 20 settembre 2011 il Comune di Firenze, nell’ambito della iniziativa “Cento Luoghi” promossa dal sindaco Matteo Renzi, annuncia un nuovo cambio di indirizzo, così sintetizzabile:
– l’Immobiliare Novoli, proprietaria della ciminiera, avrebbe dovuto realizzare i lavori (scomputandoli dagli oneri di urbanizzazione) e poi avrebbe dato l’immobile al Comune, che ne sarebbe diventato proprietario e ne avrebbe individuato poi un gestore
– ma questa procedura (dal 2000) in tutti questi anni non ha portato a risultati concreti
– allora il Comune adotta una nuova procedura: l’Immobiliare darà subito al Comune la centrale e la cifra che avrebbe impiegato per farci i lavori, ovvero circa 2,5 milioni di euro
– il Comune, da subito, bandirà un proprio avviso pubblico per trovare un soggetto per fare lavori e gestire l’immobile
– si prefigura la possibilità della necessità di un cofinanziamento per la ristrutturazione e quindi per l’eventuale differenza di costo (i 2,5 milioni di euro forse o molto probabilmente sono insufficienti, tenendo anche conto che ormai sono passati 11 anni)
– la destinazione della ciminiera sarà prevalentemente pubblica e culturale (e questo prevalentemente apre la porta ai tarli dei cattivi pensieri)
– i lavori potranno cominciare subito nel 2012 e l’immobile potrebbe esser già pronto nel 2013
Quindi altro annuncio di inaugurazione, il primo era per il 2005, questo per il 2013, ma soprattutto c’è da registrare il clamoroso ambio di procedura, con il Comune che si fa dare i soldi degli oneri di urbanizzazione e provvede in proprio ad attivare il nuovo progetto e trovare cofinanziatori per la ristrutturazione e la gestione.
Ma intanto dopo 10 anni il Piano di Recupero del 15 ottobre 2001 decade e quindi l’Immobiliare Novoli si “affretta”, il 17 ottobre 2011 a depositare presso la Direzione Urbanistica del Comune di Firenze una proposta nuovo di Piano di Recupero di completamento.
Riparte quindi il nuovo iter e, dopo le modifiche richieste e concordate durante il procedimento istruttorio da parte dell’ufficio tecnico del Servizio Pianificazione Urbanistica, il Consiglio Comunale, dopo altri due anni, in data 11 novembre 2013 approva la variante al PRG e il nuovo Piano di Recupero per l’area ex Fiat a Novoli.
Viene spontaneo chiedere perché il Piano di Recupero del 1994, poi modificato con la variante del 2001, non fu interamente attuato dall’Immobiliare Novoli nell’arco temporale di ben 17 anni? E, in questo ambito, perché l’Immobiliare Novoli non ha provveduto al recupero dell’ex centrale termica come da progetto Isola? A questi due fondamentali quesiti mancano risposte certe e soprattutto ufficiali e documentate, lasciandoci così con più di un dubbio sugli aspetti tecnici, amministrativi, finanziari della vicenda. Ci spinge inoltre a valutare con molta ironia e sarcasmo la consueta dichiarazione della deliberazione del “considerato che sussistono le condizioni d’urgenza si rende il presente atto immediatamente eseguibile”, laddove urgenza e immediatamente eseguibile ci paiono davvero vuote formule usate a copertura formale di atti che sono sfuggiti e sfuggono ancora alla normale attività e quindi inficiando e rendendo invero poco credibile tutto l’iter politico amministrativo conseguente.
Ma è leggendo l’Allegato A che aumentano le sorprese. Da una parte si ribadisce e si conferma che
la ristrutturazione dell’edificio dell’ex centrale sarà eseguita dall’Immobiliare Novoli, con un progetto concordato con il Comune, e il cui costo verrà scomputato dagli oneri di urbanizzazione. Mentre si apprende che le precedenti spese sostenute e rendicontate per la progettazione della ristrutturazione dell’ex Centrale termica sono escluse dallo scomputi degli oneri poiché queste non figuravano negli elaborati a corredo della Convenzione del 2001 in merito alle spese ammissibili a scomputo. Errore? Dimenticanza? Sciatteria? Fatalità? Da parte di chi? Non sappiamo, ma certo questa strana assenza nell’elaborato A24 probabilmente influirà nel prosieguo della vicenda.
Il Comune di Firenze torna ad occuparsi dell’Urban Center a Novoli e il 28 gennaio 2015 l’assessora alle Politiche del territorio e Patrimonio Elisabetta Meucci presenta un nuovo ribaltamento degli indirizzi:
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la proprietà dell’ex centrale passa al Comune,
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i costi dell’intervento di recupero di 2,8 milioni di euro (basteranno?) sono messi a disposizione dall’Immobiliare Novoli a scomputo degli oneri di urbanizzazione,
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il progetto di recupero sarà elaborato dagli architetti del Comune,
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si prevede di dare il via all’intervento già a fine 2015 o inizio 2016,
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durata dell’intervento prevista in 3 anni,
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l’immobile resta di proprietà pubblica ma la gestione dell’Urban Center sarà data in gestione a privati attraverso un bando.

Queste affermazioni sono anche state registrate in un servizio video realizzato da Andrea Lattanzi per RepubblicaTV, dove interviene oltre all’assessora Meucci anche il Presidente di Immobiliare Novoli Paolo Giustiniani presente al sopralluogo. Il video è interessante anche per la preziosa documentazione degli interni dell’ex centrale termica.
Dobbiamo poi aspettare il 2016 per un nuovo capitolo, con la dichiarazione dell’assessore Federico Gianassi che il 12 gennaio 2016 annuncia: “Una nuova terrazza panoramica in città, via libera dalla giunta alla ristrutturazione dell’ex centrale termica Fiat: 1.700 metri quadrati di spazio che diventeranno un centro polivalente”.
Passano altri due anni di silenzio e soprattutto di zero lavori prima di registrare una nuova comunicazione, questa volta interviene direttamente l’Immobiliare Novoli per bocca del suo direttore Giovanni Lazzari, che il 13 aprile 2018 conferma le procedure e la data di fine lavori: dicembre 2019.
Circa un mese dopo, il 20 novembre 2018, il quotidiano La Nazione riporta una breve dichiarazione dell’assessore comunale Bettarini che fa emergere molte significative novità:
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cambia ancora il soggetto che realizzerà il progetto, torna ad essere l’Immobiliare Novoli
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il costo è diminuito a 2 milioni e 300.000 euro (prima era di 2.8 milioni)
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il bando parte solo ora, quindi a fine 2018
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durata del cantiere prevista in 18 mesi, quindi fine lavori a giugno 2020

Ma veniamo ora agli ultimi avvenimenti, quelli più recenti che ci porteranno alla ultima forse, visti i precedenti, fase finale.
Il 20 maggio 2019 la Giunta di Palazzo Vecchio, presieduta dal sindaco Dario Nardella, adotta definitivamente la variante al Piano di recupero di completamento. Successivamente il 21 giugno 2019 l’Immobiliare Novoli pubblica sulla Gazzetta Ufficiale il bando di gara per il recupero della ex centrale termica. L’importo soggetto a ribasso posto a base di gara, è pari ad euro 2.491.346,45.
Qualche giorno dopo, il 3 luglio 2019, si terrà un incontro pubblico per presentare le opportunità professionali legate alla gara per il recupero dell’ex centrale Fiat a Novoli. La gara, che scadrà entro 60 giorni, porterà ad assegnare il progetto esecutivo per 115mila euro e l’appalto del recupero per 2,5 milioni di euro. Nel corso dell’incontro l’assessora Del Re e l’arch. Pittalis del Comune illustrano i materiali tecnici alla base della gara e annunciano, diventerà entro il 2020 una struttura polivalente pubblica.
Il 6 maggio 2020 vengono aggiudicati i lavori e il progetto esecutivo. L’assessora Del Re conferma che “secondo gli accordi, l’Immobiliare Novoli proprietaria della ciminiera, ha in carico la realizzazione dei lavori a scomputo degli oneri di urbanizzazione per il successivo trasferimento dell’immobile al Comune. L’appalto è stato assegnato alle ditte Gedi e Conpact che hanno presentato un progetto di giovani tecnici fiorentini coordinati dall’architetto Lorenzo Malavasi”.
Il 13 maggio 2020 l’assessora Del Re interviene alla Commissione consiliare 3 (Territorio, urbanistica, infrastrutture, patrimonio) per illustrare il progetto esecutivo di recupero.
Poi il 1 luglio 2020, nuovo annuncio e nuovo bando di concorso, stavolta per il Centro Culturale nel complesso San Donato: al via un bando per gli allestimenti artistici dei 6 pilastri in cemento armato del salone (altezza libera circa 10 metri) nella ‘piazza coperta’. Partecipano alla presentazione l’assessora all’Urbanistica Cecilia Del Re e l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi. L’importo complessivo a disposizione per i premi è di 39mila euro, con un riconoscimento di 6.500 euro per ciascuna idea selezionata.
Arriviamo così al 2 dicembre 2020: il sindaco Dario Nardella fa un sopralluogo, assieme agli assessori Cecilia Del Re e Cosimo Guccione, e annuncia che sono iniziati i lavori e che tra due anni, rinascerà l’ex centrale termica della Fiat per diventare un centro pubblico polifunzionale. I lavori sono stati aggiudicati a luglio e dovrebbero terminare nel 2022.
Il 31 luglio 2021 l’assessora Del Re torna a fare l’ennesimo sopralluogo, stavolta accompagnata dal presidente del Consiglio di Quartiere 5 Cristiano Balli e annuncia la nuova apertura del cantiere, evidenziando di fatto che la precedente dichiarazione del Sindaco Nardella circa l’avvio del cantiere in data 3 dicembre 2020 – questa volta i lavori sono partiti davvero – era priva di fondamento.
Ma per chiudere questa lunghissima cronistoria (per ora…..) devo segnalare due interventi, postati sui social, dal Sindaco Dario Nardella. Il primo è del 11 settembre 2021, il Sindaco sulla sua pagina Instagram, scrive a proposito del Centro polivalente.
Il secondo e ultimo intervento del sindaco Nardella, stavolta postato sulla sua pagina facebook, è del 19 gennaio 2022, ed è dedicato proprio al sopralluogo al cantiere, a distanza di poco più di un anno dalla sua ultima visita. Questo è l’ultimo annuncio: i lavori finiranno entro il 2022.
Sono passati ben 28 anni dal primo piano di recupero e ad oggi ancora non vediamo l’esito di questa storia infinita………
Alberto Di Cintio
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![300 milioni di euro: questa la cifra indicativa che sarà “necessario” sacrificare sull’altare del bilancio regionale di quest’anno in nome della mediazione tra cittadini e Stato italiano, e tra Stato e organizzazioni internazionali, prima fra tutte l’Unione Europea. Dietro questo numero, lo sappiamo, si nascondono i lavoratori e soprattutto le lavoratrici che verranno licenziate, le strutture che verranno chiuse, la sofferenza e il rischio quando non la morte delle persone. La politicità di queste misure emerge con forza dal momento che sarebbero assolutamente evitabili e anzi il loro segno invertibile. Seppellita una volta per tutte col PNRR la già fallace retorica del “non ci sono i soldi”, il nuovo taglio ci ricorda che nonostante i miliardi in arrivo dall’Europa ci troviamo pur sempre sotto un regime capitalista di cui le istituzioni, da destra a sinistra, fanno pienamente parte. L’intervento pubblico (da parte delle banche centrali, attraverso gli stati) segna sì una discontinuità rispetto a decenni di neoliberismo galoppante, ma si inscrive pur sempre, come accaduto dal 2008, all’interno di una cornice da “governo della crisi” forgiato dai (e quindi strumentale ai) nostri nemici di classe [https://www.perunaltracitta.org/homepage/2022/01/24/pnrr-a-firenze-3-come-va-la-salute/]. Dopo che l’assessorato alla sanità toscana aveva indicato alle Asl che sarebbe stato necessario tagliare le spese senza però fornire chiare direttive, nelle ultime settimane il quadro si è fatto più chiaro. Taglio netto ai diritt… scusate, ai servizi ritenuti “inutili” nei confronti di persone con disabilità e mancato rinnovo dei contratti di migliaia di operatori sanitari assunti durante i periodi più difficili della pandemia. All’ospedale di Ponte a Niccheri, racconta L., tecnico di radiologia, è diventato difficile anche chiedere un giorno di ferie, perché solo nel suo reparto sono ben cinque le persone che probabilmente non verranno rinnovate. La ragazza che potrebbe sostituirlo nel giorno del matrimonio di un amico, e che ha il contratto in scadenza tra due giorni, addirittura ancora non sa se questo le sarà rinnovato o meno. La stessa incertezza in merito ad eventuali rinnovi anticipa la negligenza con cui chi ci governa tratta i nostri “eroi”, ogni volta direttamente proporzionale alla decrescita dei contagi. Per inciso: ricordiamoci che in autunno ci attende una nuova ondata. Dicevamo sopra, tuttavia, che i nuovi tagli rispettano del resto l’andamento degli ultimi dieci anni, e sarebbe quindi miope legare questi problemi al solo contesto pandemico. Alcuni articoli di questi giorni fanno infatti il punto sullo iato previsto tra i pensionamenti dei medici di base dei prossimi anni e la carenza di personale medico in grado di sostituirli. La contromisura che più probabilmente verrà adottata sembra essere quella di scaricare la fatica e la responsabilità di questo lavoro fondamentale sui tirocinanti in formazione. Questa contraddizione tocca un nervo scoperto in fatto di investimenti strutturali che qui proprio non possiamo approfondire, ma forse riassumere in parte sottolineando il rapporto di totale dipendenza che la formazione subisce da parte del mondo del lavoro capitalista e i suoi effetti. Riuscire a determinare le nostre attività (leggi: lavoro liberato dal ricatto del salario, ovvero lavoro da e per le comunità) a partire dalle priorità individuate dalla (con)ricerca e non viceversa è una sfida che riguarda oggi tutto il mondo della formazione, dalle scuole alle università e non solo. SUL RUOLO DELLE ISTITUZIONI Supponendo che fin qui ci troviamo tutti d’accordo, cosa può fare la Regione se il governo non mette al bilancio più fondi per la sanità? Più in generale: come possono le istituzioni locali far fronte a problemi che, come dicevamo, nascono ben al di sopra di loro? La risposta è: quasi niente, almeno finché rispettano la propria vocazione mediatrice tra i livelli più bassi (ad esempio le Asl) e quelli più alti (ad esempio il Ministero della Salute). Per come funzionano oggi, questi organismi possiedono una spinta politica pressoché nulla, fino a risultare agli occhi dei cittadini poco più che uffici passacarte. Questo, si intende, a prescindere dalle buone intenzioni o meno degli attori che li incarnano. Si arriva quindi alla conclusione che quello che le istituzioni sono chiamate a fare se vogliono portare in alto le istanze dei cittadini è nientemeno che tradire questa loro vocazione la propria natura e dichiarare guerra aperta a chi sta sopra di loro. La Regione Toscana si schieri apertamente contro le direttive del governo e ne faccia la propria bandiera: solo così sarà dalla parte dei cittadini. Allo stesso modo, sta a noi ovviamente far valere e scagliare le istanze più giuste contro chi sta sopra di noi, perché la spinta non può avere origine altrove. Noi siamo la forza, il desiderio e la possibilità di cambiare il mondo. GUERRA E SALUTE Le spinte provenienti dall’alto sono infatti determinate da quello che noi concediamo. Oggi concediamo al governo Draghi di tagliare per l’anno corrente i sei miliardi di euro investiti nella sanità pubblica l’anno scorso (si prevedono peraltro ulteriori riduzioni per i prossimi anni) e di investirne invece altri tredici in spese militari, per affrontare (coerente, in effetti) una guerra di cui siamo già parte attiva. Nicoletta Dentico, in un articolo che abbiamo condiviso nell’ultimo numero di questa rivista [https://www.perunaltracitta.org/homepage/2022/04/04/la-vergogna-delle-spese-militari-ai-tempi-della-sanita-pubblica-devastata/], racconta in maniera efficace in che modo la guerra costituisca, proprio in termini di salute, la più brutale delle calamità a cui possiamo andare in contro. Non solo perché i soldi spesi potrebbero essere utilizzati in altro modo (ricordiamoci che i soldi ci sono sempre, sono solo nelle tasche dei ricchi), ma perché inviare armi all’Ucraina e prepararsi allo scoppio di una nuova guerra mondiale significa accettare uno scontro a livello internazionale (cioè tra stato-nazioni), costringendo i popoli a prendervi parte anche se nessuno sa davvero niente della genesi geopolitica del conflitto e non avrebbe alcun interesse a portarlo a termine se non per il fatto che «cazzo, ci stanno bombardando», ribadendo infine le infami gerarchie esistenti. In queste settimane in molte città dei paesi coinvolti (dalla Russia all’Europa agli Stati Uniti) stiamo scendendo in piazza per la solidarietà tra i popoli, contro una guerra decisa e fomentata da governi che finita la campagna elettorale non rappresentano quasi nessuno. A Firenze, molti dei tantissimi presenti in piazza Santa Croce sabato 26 marzo hanno ascoltato Zelensky solo come volto delle vittime della guerra, ma abbiamo l’impressione che rimangano pronti a condannare la NATO e governi dei paesi afferenti nel caso di un allargamento del conflitto armato. Oggi una salute intesa come bene comune e non come servizio né come strumento di governo parte necessariamente dalla volontà di non accettare la nostra sofferenza né tanto meno di scaricarla su noi stessi (auto-incolpandoci, deprimendoci, ecc.), bensì dallo studio, dall’organizzazione e dalla scelta razionale di liberare la nostra rabbia anche irrazionale nei confronti delle istituzioni in grado di rendere conto delle “radici che stanno in alto”.](https://www.perunaltracitta.org/wp-content/uploads/2022/04/1avirus-outbreak-italy-lifesavers-photo-gallery-p6ybglhxpu5zacunxpettvkkvidqpe49mh2ymyu7gw-120x120.jpg)


