Riforma del reato di tortura? Pericoloso passo indietro, parola di Antigone e Amnesty International Italia

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Tra i prossimi pacchetti di riforme del governo potrebbero esserci anche misure di intervento sul reato di tortura. Amnesty International Italia e Antigone hanno già espresso la loro preoccupazione su una decisione che potrebbe avere un impatto sui reati perseguibili e le pene dei processi per sospetto di tortura, sia per processi attualmente in corso, sia quelli che hanno già visto condanne in primo grado. Una preoccupazione crescente anche facendo riferimento all’ultimo caso di presunte torture che sarebbero avvenute nel carcere di Cuneo e che vedrebbe accusati 23 agenti penitenziari in servizio presso questo istituto di pena.

Il reato di tortura è stato introdotto nel codice penale italiano solo nel 2017, dopo quasi 30 anni di attesa dalla ratifica della Convezione delle Nazioni Unite contro la tortura. Non risulta alcun altro caso in cui tale reato, la cui previsione è oggetto di un obbligo internazionale, sia stato abrogato.
Dalla sua approvazione, questa legge ha portato a condanne e rinvii a giudizio, ma anche alla riqualificazione del reato laddove la tortura era stata inizialmente contestata, nonché ad assoluzioni e proscioglimenti, a dimostrazione che il testo ha avuto un’applicazione in linea con i requisiti della Convenzione. Pertanto, proprio perché in linea con la Convenzione stessa, la fattispecie di reato deve essere mantenuta per punire condotte di una gravità assoluta, per le quali non ci devono essere circostanze attenuanti.
“L’intenzione del governo di procedere alla modifica della legge contro la tortura è un attacco al sistema dei diritti umani e alla Costituzione repubblicana, tra i più gravi che il Governo possa compiere”, dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, “L’habeas corpus, inteso come il diritto all’inviolabilità del proprio corpo ha nobili e antichi radici. L’Italia, se così fosse, si metterebbe fuori dalla legalità e dalla comunità internazionale. Non c’è Paese democratico al mondo che per salvare un manipolo di poliziotti accusati di tortura decida di cambiare in corso le regole del gioco e mette mano al delitto di tortura”.
“Ci sono voluti 30 anni per introdurre il reato di tortura nel codice penale, potrebbero bastare pochi mesi per annacquarlo se non addirittura per abolirlo. Abbiamo già visto, nei decenni che precedettero l’approvazione, cosa abbia significato non punire la tortura. Non accetteremo il ritorno dell’impunità”, ha affermato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.
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Redazione

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