L’economia del genocidio in Puglia

  • Tempo di lettura:4minuti

L’economia del genocidio provocato da Israele in Palestina coinvolge anche la Puglia.
Come si sa, le bombe e gli affari sono strettamente intrecciati e, anche se macchiati di sangue, non puzzano (pecunia non olet). In questo caso sono perfino preoccupanti i risvolti di tipo coloniale, vista la follia espansionistica di Israele.
Segnaliamo due casi emblematici.
Il primo riguarda una compagnia immobiliare israeliana, la CORAL 37, fondata da Orit Lev Marom affiancata da Yoel Ben Assayag, con sede a Lecce, proprio di fronte alla splendida piazza del duomo.
La società, specializzata nella compravendita di immobili di lusso e nelle ristrutturazioni di immobili storici, scommette sul Sud Italia, tra aspirazioni internazionali e ombre di enclave.
Infatti, dal sito della società apprendiamo che uno dei progetti più ambiziosi di Orit è quello di fondare la Colonia Israeliana nel Salento (Israeli Colony in Salento), “una visione per una comunità agricola e turistica autosufficiente dove le famiglie israeliane possano stabilirsi, coltivare il proprio cibo e sviluppare strutture educative e sanitarie condivise”.
“L’obiettivo dichiarato – secondo Becciolini Network – è di creare un villaggio autosufficiente per famiglie israeliane, con case private, terreni agricoli, scuole e servizi interni. Una comunità esclusiva che se realizzata cambierebbe il volto del Salento.”
È una visione preoccupante non solo da un punto di vista speculativo immobiliare, visto che la società pubblicizza l’acquisizione di immobili a prezzi molto convenienti nei centri storici delle più belle città pugliesi, ma anche da un punto di vista insediativo, visto che si parla di una colonia israeliana, sufficientemente vasta e attrezzata per il sostentamento di chi andrà a viverci.
È una strategia pericolosa che strizza l’occhio a situazioni già viste nel Mediterraneo. A Cipro negli ultimi anni migliaia di israeliani hanno acquistato proprietà immobiliari creando di fatto realtà residenziali con scuole sinagoghe e servizi comunitari. Infatti è diffuso l’allarme per gli insediamenti israeliani: “Nascono enclaves. La gente del posto viene esclusa per via dei prezzi. Infrastrutture – sinagoghe, supermercati kosher, scuole private – vengono costruite rapidamente.”
Si parla di famiglie israeliane che si insediano in forma coesa con un forte senso identitario: nel 2018 gli israeliani residenti nell’isola erano 6.500, a metà del 2025 sono 15.000.
Il progetto pugliese, a differenza di quello cipriota, è ancora in una fase embrionale. Sembra che gli iter autorizzativi non siano stati ancora attivati. Buon motivo questo per andare a verificare le reali intenzioni degli investitori ma anche per affermare che la Puglia non è in vendita, tanto meno agli israeliani.

Il secondo caso riguarda il gasdotto East Med, da Israele a Cipro e alla Grecia, completato dal gasdotto Poseidon, dalla Grecia a Otranto. La costruzione del primo è prevista a partire dal 2029 mentre il secondo è in fase di progettazione. Entrambi sono inseriti nella lista dei Progetti di interesse comune e reciproco (Pci-Pmi list Projects of Common Interest and Projects of Mutual Interest) e beneficiano di procedure autorizzative più rapide e finanziamenti agevolati.
La lunghezza del gasdotto è di oltre 2.000 chilometri, l’approdo è previsto a Otranto, in Puglia.
Linda Maggiori, sul sito “Valori” (finanza etica) sostiene che “in realtà si tratta di un grande favore a Israele che vuole esportare il ‘suo’ gas in Europa.” Infatti East Med nasce dal nuovo giacimento Leviathan, il più grande del Mediterraneo (oltre 600 miliardi di metri cubi di produzione), al largo delle coste mediorientali, tra Libano, Israele e Mare di Gaza.
Le vicende di questo giacimento si intrecciano con il massacro del popolo Palestinese, visto che si estende nella zona rivendicata dalla Palestina. È un vero e proprio furto di risorse, tipico del colonialismo di insediamento israeliano, risorse che avrebbero fatto la ricchezza del popolo palestinese, massacrato e ridotto a vivere in condizioni subumane dall’aggressione militare israeliana.
“Le aziende ‘beneficiate’ da queste esplorazioni sono l’italiana Eni, l’inglese Dana Petroleum, Israel’s Ratio Energies, la compagnia petrolifera nazionale dell’Azerbaigian Socar, British Petroleum e la NewMed”.

Questi descritti sono solo due dei numerosi intrecci di interessi che legano le economie occidentali con quella israeliana e che costituiscono, come ampiamente dimostrato dalla relatrice ONU Francesca Albanese, il retroterra che alimenta le guerre e in questo caso il progetto coloniale israeliano di espulsione e sostituzione dei palestinesi nel territorio occupato.
Questo perverso corto circuito deve essere interrotto e i responsabili sia politici che economici, compresi i responsabili aziendali, devono essere chiamati a rispondere delle loro scelte.
“Si tratta di una misura necessaria per porre fine al genocidio e smantellare il sistema globale che lo ha reso possibile”.

The following two tabs change content below.

Antonio Fiorentino

Architetto, vive e lavora tra Pistoia e Firenze dove rischia la pelle girando in bici tra bus, auto e cantieri. E’ un esponente del Gruppo Urbanistica di perUnaltracittà di Firenze, partecipa alle attività di Comitati di Cittadini e Associazioni ambientaliste.

1 commento su “L’economia del genocidio in Puglia”

  1. Chiedo scusa se faccio un parallelo oncologico, ma si comportano come le metastasi, arriva una cellula e comincia a moltiplicarsi fino a sostituire tutto il tessuto sano dell’organo o distretto in cui si stabilisce, poi non è possibile combatterle.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha *