1. Luoghi e processi in-contaminati
1.1. Sedici luglio 1945. Esattamente oggi, ottantuno anni fa. Deserto di Alamogordo, New Mexico, in territorio Apache tra White Sands National Park e Mescalero Reservation. Trinity Test. Con la detonazione della prima bomba atomica – The Gadget – ha inizio una nuova era dell’ umanità che può portare all’ autoannientamento della specie e alla fine della vita sulla Terra: l’ era nucleare, il Nucleocene, secondo Angelo Baracca. Il quale vede nella scelta nucleare una strada senza uscita né ritorno. A meno che “una riacquistata unione umanità-natura inglobante spazio e tempo” nella dimensione Gemeinwesen, comunità unitaria ed integrale (Jacques Camatte rileggendo Urtext di K. Marx), non spazzi via finalmente la Comunità-Capitale e le sue contaminanti e fuorvianti ecologie.
Il termine Antropocene (Crutzen e Stoermer) coglie le influenze negative della storia umana sulla Terra dal punto di vista delle dinamiche ecologiche. Capitalocene (J.W. Moore) mette sotto accusa il capitalismo quale soggetto della distruzione, con riscaldamento e sfruttamento globale di forza lavoro e di forza natura. Nucleocene (Baracca) sottolinea la svolta epocale, tecnologica e organizzativa compiuta dalla conoscenza umana e dalla scienza del Capitale: la cattura dell’enorme energia contenuta nel nucleo dell’atomo che attiva potenze distruttive e processi fisico-chimici ignoti alla biosfera. Una biosfera che pertanto non riesce a assorbirli se non parzialmente e nel lungo periodo geologico (il tempo di dimezzamento della radioattività del Plutonio è 24.000 anni, ad esempio). Processi incompatibili con le basi biologiche del complessivo ambiente di vita.
1.2. La fabbrica tecnico-scientifica nucleare
La ragione della fabbrica tecnico-scientifica nucleare risiede in una caratteristica chimico-fisica incontrovertibile: è indispensabile arricchire artificialmente l’isotopo U-238 dell’uranio naturale che non è fissile [cioè non ha la capacità di scindersi ma, che ammonta al 99,3% di quello esistente sulla Terra), per ottenere l’isotopo U-235 che è lo 0,7% dell’Uranio naturale, ma è fissile. Si forma così un elemento che è tra i più idonei a innescare reazioni a catena. I laboratori della fabbrica nucleare servono a rendere utilizzabile l’Uranio per bombe atomiche e reattori termici di potenza (le centrali nucleari), attraverso l’acquisizione di competenze tecniche e scientifiche.
L’altro passaggio chiave della fabbrica nucleare è la produzione di Plutonio (un elemento che non esiste in natura) secondo i risultati del reattore nucleare – la pila Fermi – ottenuti nel laboratorio dell’Università di Chicago (12 dicembre 1942). Il Plutonio è considerato l’elemento più adatto per produrre bombe atomiche, anche perché non è necessario il suo arricchimento.
Nel Progetto Manhattan – la più grande impresa tecnico scientifica militare mai realizzata e finalizzata alla costruzione di bombe atomiche – vengono seguite tutte e due le strade: a) arricchimento dell’Uranio naturale e b) produzione di Plutonio. La comunità scientifica impegnata nel progetto sostiene che è possibile costruire la bomba atomica prima della fine della guerra, che i tedeschi stanno costruendo la bomba. Entrambi questi assunti sono falsi: i tedeschi non stanno costruendo la ‘bomba’ (il progetto Manhattan investe 27 miliardi di dollari a prezzi 2023 e occupa 130.000 lavoratori e tecnici; la Germania 27 milioni e occupa 500 lavoratori e tecnici). L’ atomica USA sarà pronta a guerra finita e sarà usata comunque dagli Stati Uniti per imporre la loro egemonia in Occidente e battere il pericolo socialista: l’URSS (come ha ricordato recentemente il fisico Carlo Rovelli ).
1.3. Dual-use thecnology: in realtà uno solo
Nella vicenda dell’energia nucleare è una costante il rapporto tra nucleare per usi militari e nucleare per usi termici, industriali e civili. Essi sono strettamente connessi articolandosi nel tempo secondo le esigenze politiche ed economiche del momento. Guerra e rilancio dell’economia sono due facce della stessa contaminata medaglia. Unico il soggetto: il complesso militare-industriale-comunità scientifica che caratterizzerà il Nucleocene.
Inizialmente prevale l’ uso industriale produttivo. 1930: a causa della recessione economica mondiale, in particolare negli Stati Uniti dopo il crollo del 1929, non ci sono finanziamenti per la ricerca di base e applicata. Tuttavia preme l’urgenza di un cambiamento strutturale del sistema economico anche utilizzando nei cicli produttivi l’enorme quantità di energia concentrata nei nuclei degli atomi.
Si forma in questo periodo una nuova figura di scienziato, manager, imprenditore – una figura che caratterizzerà il rapporto tra politica, economia e scienza fino ad oggi – rappresentata emblematicamente da Ernest Lawrence che riesce ad ottenere finanziamenti per il suo Ciclotrone, intuendo che il possibile rilancio dell’ industria elettrica e manifatturiera americana, risiede nell’utilizzo degli alti voltaggi.
Alla fine degli anni Trenta, invece, diventa prioritario l’interesse per le applicazioni militari sviluppate fino alla primavera del 1945 quando sono pronte una atomica ad Uranio arricchito e due a Plutonio. E’ necessario però verificare il funzionamento e i rischi del Plutonio, mai utilizzato fino ad allora. Il Trinity Test del 16 luglio ad Alamogordo serve a fare tale verifica.
1.4. Luoghi sacri, selvaggi e bombe atomiche. Gli ecosistemi naturali al tempo del Nucleocene.
” Dolce vagare/ in sacri luoghi selvaggi/…………………/ Vi sono fiori/ non generati dalla terra/ scaturiti da un suolo rarefatto/ raggi riflessi del giorno/ e non sono da cogliere/ sono d’oro/ impreparati/ così senza foglie come pensieri ” Holderlin scrisse questi versi per l’isola di Tinian posta nell’arcipelago delle Marianne, che gli apparve incontaminata ben più dei conosciuti paesaggi alpini del suo paese natale.
All’alba del 6 agosto 1945 dalla pista inerbita North Field di Tinian si alza in volo Enola Gay, un bombardiere con a bordo Little Boy, la bomba ad Uranio arricchito che verrà sganciata poco dopo nei cieli sopra Hiroshima. Il 9 agosto su Nagasaki verrà fatta detonare Fat Man, la bomba al Plutonio sorella di quella fatta deflagare nel deserto di Alamogordo per il Trinity Test.
Se l’ecologia è l’ eterno prius dell’uomo (D. Paccino; L’imbroglio ecologico), gli ecosistemi, che sono contaminati da inquinanti persistenti, hanno perso gran parte della loro capacità di risposta e di riparazione; gli ecosistemi artificiali delle città ad entropia crescente, il tecno pensiero dominante, i cambiamenti della biosfera – clima compreso – e l’ asservimento della mente e del cuore delle comunità umane fino all’ Intelligenza artificiale, connotano le perverse e dannose ecologie del Nucleocene e richiedono a noi abitanti nuove pratiche di resistenza e di progettualità, per uscirne.
Se l’ atomica Usa a guerra praticamente finita voleva essere un monito delirante all’Urss e al mondo per dimostrare la superiore potenza militare, tecnologica ed economica degli Stati Uniti, il Nucleocene cambia la ratio stessa di ogni guerra: distruggere le città, i territori, uccidere la popolazione inerme, non è più un mezzo – anche evitabile in certe circostanze – per vincere una guerra, ma è il fine stesso della guerra. Come stiamo vedendo a Gaza e non solo a Gaza, con il proliferare di genocidi ed ecocidi.
Solo una diversa generazione di donne e di uomini capace di nuove conoscenze e in grado di riconnettersi con la natura di cui siamo parte, in una diffusa coabitazione, può dar vita a Gemeinwesen integrale. Una diversa generazione di conflitti progettuali che può tentare di uscire dalla Comunità-Capitale che ha scatenato forze che essa non è più in grado di controllare.
2. Atomi per la pace e una diversa fase del Dual-use. La tendenza del capitale dopo la seconda guerra mondiale.
8 Dicembre 1953. Assemblea dell’ Onu. Campagna internazionale lanciata dal presidente Eisenhower Atomi per la pace anche per utilizzare l’ esperienza scientifica, tecnica e industriale delle imprese che erano state coinvolte nel Progetto Manhattan: General Electric, Monsanto, Union Carbide, Westinghouse e altre nella nuova fase di sviluppo socio economico e di egemonia americana a scala globale.
In questo quadro diventa centrale il controllo dei fondi e dei flussi di energia, delle riserve dei combustibili fossili, in primis il petrolio che è il più duttile da utilizzare, delle riserve di materie prime in via di esaurimento e delle riserve di acqua dolce, per dare ancora un futuro alla Comunità-Capitale.
L’energia nucleare, in questo quadro, è considerata strategica ed essenziale per il futuro tecnologico e socioeconomico dell’Occidente e per l’egemonia militare degli Stati Uniti. Un futuro dove la fiducia nella scienza e nella tecnica ha messo in ombra i problemi sociali e politici.
Nel dopoguerra negli Stati Uniti e anche in Europa occidentale si torna a lavorare sugli acceleratori di particelle sulla scia del progetto di Lawrence, sulla fusione nucleare che avviene allo stato di plasma (quarto stadio della materia dopo quello solido, liquido, gassoso). Si avviano programmi sui reattori termici di potenza in cui la reazione a catena deve autosostenersi con un fattore di moltiplicazione uguale ad 1, minore di quello delle bombe atomiche.
Arricchimento dell’Uranio Naturale-238 e Plutonio continuano ad essere al centro del Dual-use per centrali ellettronucleari e per la proliferazione dell’arsenale nucleare militare.
3. Il magnifico movimento antinucleare. Anche ‘autofertilizzante’?
Il Programma ‘atomo per la pace’ diventa sempre più un ampio intreccio con il militare difficile da mascherare, anche per la stretta relazione tra ricerca scientifica e tecnologica e controllo militare da parte degli Stati egemoni, USA in testa, come emerso da una analisi strutturale del nucleare di pace da parte del Collettivo politico dell’Enel e dal movimento ‘Contro l’ energia padrona’.
In questa nuova dimensione cresce e si rafforza un poderoso movimento sia negli Stati Uniti che in Europa occidentale. Inizialmente legato strettamente al movimento contro le basi militari, contro la guerra e al movimento pacifista, si sviluppa nella contestazione ai reattori termici di potenza: le centrali nucleari.
Un variegato insieme di comitati di abitanti (una novità politica destinata a durare), lavoratori, intellettuali (per es. il Collettivo politico dell’ Enel), scienziati (un lungo elenco), associazioni naturaliste, ambientaliste, culturali, del volontariato1.
Un movimento che seppe cogliere il ciclo complessivo del nucleare: dall’estrazione in miniera ai processi di arricchimento e di ritrattamento, alla gestione degli impianti, al decommissioning, alla questione dei rifiuti nucleari – uno dei punti non risolvibili per il confinamento e i tempi lunghi del loro dimezzamento – e del loro mortifero riutilizzo (vedi i casi del Plutonio e dell’Uranio impoverito/depleto).
In Italia il tema delle basi militari è stato presente, ma si è come separato da quello in opposizione alle centrali termiche. Quando nel 1975 l’Italia firma il Trattato di non proliferazione nucleare si impegna a non ricevere da nessun altro Stato o Ente armi nucleari. Non dovrebbero esserci quindi armi nucleari in Italia. Invece ci sono; bombe atomiche USA: 50 nella base di Aviano, 30 in quella di Ghedi (Bergamo). Forse anche a Camp Darby (Pisa)?
3.1. Energia perché? Energia per chi?
Nel movimento antinucleare si cominciò a far strada una riflessione e una domanda che noi del Collettivo Controinformazione Scienza di Firenze declinavamo così: Energia perché ? Energia per chi? Perché non mettiamo in discussione il fatto se ci sia davvero bisogno di tutta l’ energia che si cerca di trasformare? Ci sono modi di organizzare il proprio ambiente di vita, l’ economia, le relazioni territoriali in modo da avere bisogno di una minore quantità di energia? Se ci siano modalità a bassa entropia: le rinnovabili, gli edifici solari passivi e via dicendo. Perché non porre la questione di un metabolismo a bassa entropia del territorio e delle città? La quantità di energia, invece, viene sempre assunta come un dato e si cercano i modi di renderla utilizzabile: petrolio, carbone, nucleare, rinnovabili. Ci chiedevamo dunque, come altre realtà del movimento antinucleare (per esempio il Collettivo politico dell’ Enel), come fare emergere la contraddizione primaria tra società umana e natura, cambiando i caratteri del sistema economico e tecnologico esistente.
Vennero avanzate anche sul piano scientifico diverse articolate proposte: la questione degli usi finali, l’ uso razionale dell’energia, i rendimenti, l’ipotesi di una società post energetica, la proposta di una Italia da 100 Mtep e molto altro. Nel frattempo emergeva, sulla scorta della curva di Hubbert, la questione del picco del Petrolio e, più recentemente e giustamente, la questione del “picco di tutto” (Pardi, Simonetta).
Più in generale la necessità di porre in questione le quantità e i modi di trasformazione delle città e del territorio: infrastrutture, edificazioni. La questione dei materiali e dei modi di progettare. Le connessioni tra metropoli informatico-nucleare – per dirla con Magnaghi – e il rilancio di un progetto di autonomia (che attraversa la modernità critica di se stessa) ecologicamente e socialmente fondato.
Queste tematiche che hanno trovato spazio successivamente in altri movimenti (volendo richiamare uno slogan di oggi siamo natura che insorge) si sono perdute dentro il movimento dell’energia pur essendo temi che innervano la critica al Nucleocene.
L’energia nucleare si inserisce nella diffusa tendenza a centralizzare capitali e tecnologie. Il che porta alla distruzione della possibilità stessa di processi che rimettano la decisioni in mano alle popolazioni e agli abitanti e alla loro responsabilità verso i sistemi viventi della Terra. Una tendenza a centralizzare il comando e la gestione, che costruisce un definitivo squilibrio tra territori e comunità travolti e gerarchizzati dall’estrattivismo con guerra incorporata.
L’importanza dell’ energia (sarebbe più corretto dire energia-materia-informazione) viene resa evidente quando la fine della convertibilità del dollaro in oro e del regime dei cambi fissi – decisa dal presidente Nixon il 15 agosto 1971 facendo saltare gli accordi di Bretton Woods del 1944 e il Golden Exchange Standard – indirizza il dollaro ad essere convertibile non più in oro ma in fonti energetiche e in particolare il petrolio, una svolta con la quale gli Usa tentano di riacquistare l’ egemonia mondiale su nuove basi. Vedi il volume del Collettivo Controinformazione Scienza di Firenze coordinato da Angelo Baracca “I nucleodollari” e più recentemente alcuni analisti tra i quali in modo efficace Mario D’ Acunto. Una conversione dollaro-petrolio che implica il controllo delle fonti energetiche fossili e poi rinnovabili. Petrolio /dollari, petrolio/CO2.
L’irrinunciabile ricorso alle energie rinnovabili – solare termico, solare fotovoltaico e eolico- dovrebbe avere anche l’ obiettivo di limitare la produzione e i consumi altrimenti restano costanti o crescono le emissioni di CO2.
3.1. Una lotta avanzata. I reattori ‘autofertilizzanti’ e il PEC del Brasimone
Una delle lotte che sembrò allora decisiva – o almeno significativa e che torna oggi di attualità – in ragione del rapporto con la tecnologia dei reattori veloci o autofertilizzanti fu quella che mise in questione il reattore sperimentale PEC (Prova elementi combustibili ) del Brasimone. Con questa tecnologia la fissione avviene senza la necessità di rallentare i neutroni. Durante il funzionamento l’Uranio-238 non fissile a) sostiene la reazione a catena; b) produce altro Plutonio da usare per altri processi di combustione e per le bombe al Plutonio. La Francia si orientò verso gli autofertilizzanti, nella speranza poi disattesa di produrre più materiale fissile di quello utilizzato, per il Dual-use militare e civile, costruendo il Superphenix a Creys Melville sul Rodano a nord di Lione, con una partecipazione Enel al 30% nell’impresa. Una tecnologia complessa con alti rischi in particolare per il refrigerante (sodio liquido che a contatto dell’aria brucia). Pochi anni dopo il Superphenix venne chiuso.
Il PEC avrebbe dovuto testare come raffreddare i processi e come rallentarli ma non è mai entrato in funzione, sia per le difficoltà del Superphenix, sia per la mobilitazione del movimento (Comitato antinucleare fiorentino, Comitato antinucleare pistoiese, Collettivo controinformazione scienza di Firenze, realtà emiliane e romagnole, comune d Vernio, Comitato antinucleare pratese, Campeggio antinucleare a Baragazza organizzato da centri sociali fiorentini)
3.2 I gravi incidenti nucleari e la vittoria del referendum antinucleare
Tra molti incidenti dovuti a rilasci di gestione e a guasti tecnici, i più rilevanti: Three Miles Island ad Harrisburg il 28 marzo 1979 con parziale fusione del nocciolo; Cernobil, Urss/Ucraina, disastro del 26 giugno 1986; Fukuscima del 2011.
Accanto a questi incidenti delle centrali nucleari dobbiamo ricordare le esplosioni in atmosfera: le tre bombe atomiche nel 1945, i 100 test in atmosfera fino al 1963, i 920 sotterranei e l’enorme quantità di rifiuti radioattivi, problema ancora insoluto.
Il riutilizzo/riutilizzo dei rifiuti: il Plutonio, l’Uranio impoverito o depleto che viene utilizzato in guerra per la sua massa pesante e distruttiva e per rendere più pesanti parti degli aerei (le ali per esempio).
4. A volte ritornano Rll
Attualmente si prospettano la ricerca e la costruzione di reattori elettronucleari di media potenza e testate nucleari di piccolo potenziale, le mini nukes, l’uso dell’uranio depleto, fusione nucleare controllata. In questa direzione va anche il nuovo programma del governo Meloni.
Sono campi di ricerca e di produzione dove sfuma il confine tra guerre convenzionali e guerra nucleare, tra usi militari e centrali nucleari di media potenza.
PEC del Brasimone. Nel frattanto il Centro di ricerca Enea Brasimone sta lavorando su tre binari: sviluppo di reattori di IV generazione refrigerati a piombo liquido (con Ansaldo/Enea/Consorzio Falcon Raten, Romania); sviluppo di tecnologie per la fusione lavorando al confinamento magnetico invece che a quello inerziale; sviluppo delle tecnologia per un nuovo reattore veloce/autofertilizzante raffreddato a piombo (Alfred).
5. Per un Movimento ‘autofertilizzante’ critico delle perverse ecologie del Nucleocene
Senza nulla togliere a proposte più importanti e certamente utili come referendum, mobilitazioni contro la decisione di rilanciare il nucleare del governo Meloni, penso che dovremmo lavorare per un movimento autofertilizzante che rinasca in modo nuovo dalle proprie scorie con un programma minimale.
– Porre la questione di un modo di abitare e quindi del ricambio società/fondi e flussi della natura (metabolismo a bassa entropia) che tenga conto del picco di tutto. A partire da una responsabilità collettiva priva dell’illusione propria della Comunità-capitale e del Nucleocene che si possa fare a meno dei limiti degli ecosistemi. Ponendo in questione di quanta e quale energia abbiamo bisogno come specie.
– Un movimento esteso che ponga il No alle bombe atomiche sul suolo italiano collegandosi con i movimenti No base. Affrontare la questione del dual-use, quindi rilanciare la connessione tra nucleare civile e nucleare militare.
– Rilanciare le iniziative sul nuovo nucleare a partire dalla messa a problema del Centro Enea Pec del Brasimone.
1) Le mobilitazioni e le lotte più importanti a Montalto di Castro, a Caorso, a Viadana, a Saluggia, a Carovigno in Puglia, al Pec del Brasimone. Nonostante i molti Piani energetici nazionali l’unica nuova centrale costruita è stata quella di Caorso ed in generale abbiamo centrali di piccola taglia e insicure più o meno come quelle che vengono ora riproposte come novità dall’attuale governo. Tutte sono state chiuse o poco prima o con la straordinaria vittoria del Referendum: Latina (1962/1987), Garigliano (1963/1978), Trino Vercellese (1965/1987). Vengono realizzati due reattori sperimentali al Centro di Ispra; uno Avogrado a Saluggia. Inoltre il Centro di ricerca sperimentale Camen, poi Cisam a Pisa, due reattori sperimentali il Cirene e il Pec (Prova elementi di Combustione) del Brasimone.
Intervento all’incontro “26 Aprile 1986 Il disastro di Chernobyl” Archivio Roberto Marini “Oltre il secolo breve”. Pistoia 16 luglio 2026
Fabrizio Bertini
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