Fi-renzi: una città rottamata

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È noto che le città italiane sono apprezzate per i loro monumenti ma che essi sono il prodotto di una struttura storica, urbana e sociale che è stata la città stessa e la sua produzione culturale.

Ecco che il cosiddetto Centro Storico, e tutto il tessuto insediativo che sta intorno ai monumenti, ed anche la trama di strade, edifici, verde e dintorni che caratterizzano ogni città italiana, sono parte integrante, di importanza equivalente. Spesso sono la matrice e l’origine profonda di tutta la città e i suoi abitanti, “monumenti” compresi, cultura, arte, identità.

Senza la città storica, la città perde significato, poiché quello che rende le città italiane affascinanti (e meta del turismo mondiale), non sono solo i singoli “monumenti” ma è proprio la vitalità umana che vi si può incontrare, ancora rintracciabile nei suoi tessuti storici.

Vi è un attacco pesantissimo a questa realtà complessa e affascinante, lo smembramento a scopo mercantile dell’intero sistema, in ogni sua parte, dai “monumenti”, ai pezzi più vistosi, ed ora all’intero tessuto urbano, producendo con quest’ultimo atto la perdita irreparabile del tessuto connettivo e vitale della città, la stessa capacità urbana e sociale di auto riproduzione della città in quanto tale.

L’attacco viene naturalmente dalle dinamiche mercantili di scala mondiale, un attacco di rapina e di distruzione, a volte anche fisica, ma certamente di svuotamento di senso.

Ma non sarebbe possibile senza l’accettazione e l’approvazione delle autorità locali competenti. Ormai a Firenze, e in tante altre parti di Italia non c’è più soltanto l’approvazione, c’è l’incentivo, la promozione, la svendita sui mercati internazionali.

La tecnica che si è adottata (ormai come in tanti altri casi) è quella della Frammentazione del Sistema, qui quello urbano/culturale complesso, in tante parti ed elementi più facilmente “commerciabili” e vendibili, sia con modalità di uso della cultura (musei e loro riorganizzazione) sia in una vera e propria alienazione del patrimonio pubblico.

Il passo successivo è stato quello della svendita del patrimonio pubblico/privato di pregio, anche con forme di privatizzazione di beni di grande valore. Ed infine l’ultimo attacco, quello definitivo, è quello, che a Firenze è oggi in corso, ed è quello dello sbriciolamento del tessuto connettivo di base, della frantumazione dello zoccolo duro della città storica, dandolo in pasto alla speculazione minuta, all’accaparramento di chiunque, richiamando così anche agenzie straniere in cerca di ghiotti affari e sottraendo ai locali anche quest’ultima forma di possibile utile residuale.

È evidente come ciò significa la distruzione totale di tutto il Sistema Urbano, tanto come Città, che come cultura e società urbana, che come economia locale.

In questa gravissima situazione, quello che stupisce, indigna e addolora, è il comportamento dell’Amministrazione Pubblica, ed in particolare del Comune di Firenze che non solo non contrasta questa pericolosa tendenza ed aggressione ma anzi la favorisce, ne è completamente succube, e ne diviene parte attiva ed integrante.

Notoriamente il nostro Sindaco è stato protagonista, in Italia ed all’Estero, di campagne di svendita del patrimonio immobiliare fiorentino, un vero e proprio attore della globalizzazione immobiliarista. Sono in corso operazioni complesse di privatizzazione di intere porzioni di città, a partire da un monumento privatizzato, con gravi conseguenze su interi quartieri e comparti di assetti storici della città.

Ora si intenderebbe portare avanti l’ultima operazione di favoreggiamento alla distruzione e commercializzazione del centro storico con la “piccola” variante per i “piccoli” interventi, così piccoli che non avrebbero neppure bisogno della VAS, tanto piccoli che di fatto tutti insieme, minando alla radice qualunque permanenza significativa e piena di senso dei singoli edifici del Centro storico, deformano e distruggono l’intero tessuto urbano di Firenze, con buona pace del Sito Unesco, e delle sue pompe.

È d’altra parte evidente di come questa operazione allontani tutta la popolazione fiorentina residuale, innalzi il costo della vita, elimini servizi, annulli la vita di comunità e di quartiere e consegni la città ad un’ospitalità standardizzata di rapina a tutti i livelli di domanda turistica, e renda la città un luogo ostile, completamente sfigurato e senza anima.

Certo che un’Amministrazione di un Bene così straordinario come il Centro di Firenze, che fosse degna di questo ruolo, avrebbe dovuto da tempo fare l’unica cosa strategica per il centro Storico di Firenze. Un Vero e proprio Piano, socio ambientale urbanistico delle modalità di Uso (una sorta di Piano Civico di Uso di un Bene Comune, come di fatto è il Centro di Firenze) magari con l’aiuto dell’Unesco, e con la partecipazione degli abitanti. Su questa base sarebbe poi stato possibile affrontare le diverse spinte internazionali e risolvere al meglio le opportunità che questa nostra immensa ricchezza può offrire, a cominciare da una vita di qualità per i suoi abitanti ed i suoi ospiti.

Ma un desiderio smodato di speculazione ed una miopia culturale, quasi alla cecità, stanno trasformando Firenze in un luogo lacerato, sgradevole, in una Città Rottamata.

Temevano tanto, e giustamente, la città museo. Oggi in realtà si va incontro ad una città irreale, quasi una simulazione da cartoons di se stessa, pseudo turistica, senza più abitanti, e invasa, specie di notte, da zombie di ogni tipo, una città di ogni forma di sfruttamento, falsa, e anche pericolosa.

No, non possiamo accettarlo.

E la “piccola” gigantesca variante urbanistica va rigettata in toto, non se ne deve neppure parlare o prenderla in considerazione, anzi si dovrebbe cogliere l’occasione per eliminare alcuni passaggi della norma in vigore, per togliere ogni volontà speculativa e distruttiva.

No alla Firenze rottamata. No alla Firenze invivibile. Costruiamo collettivamente una nuova Firenze civica, lavoriamo per il suo nuovo Ambiente di vita!
Ancora forse si può!       

*prof. Giorgio Pizziolo

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Giorgio Pizziolo

Giorgio Pizziolo

Urbanista, insegna all’Università degli Studi di Firenze. Fa parte del gruppo urbanistica di perUnaltracittà
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Una risposta

  1. Giovanni ha detto:

    C’è poco altro da aggiungere come diagnosi. Domando: chi deve darsi da fare per modificare la scelta del sindaco? E ancora: cosa i dovrebbe fare per candidare a tempo debito un sindaco diverso?

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