“O Gorizia”, ovvero: ripudiamo la Guerra

gorizia

Rielaborazione di un’immagine dal sito Graficanera

In questi periodi di difficilissimi equilibri internazionali e nei quali vengono, a mio modestissimo parere, provocate ad arte reazioni incontrollabili e devastanti, non è male dare uno sguardo al nostro passato recente e meditare. Il pretesto è l’anniversario della Grande Guerra, iniziata il 28 luglio 1914, e in particolare il ricordo del drammatico episodio nel quale l’esercito italiano e quello austro-ungarico si misurarono sul fronte dell’Isonzo tra il 4 e il 17 agosto 1916. Di enorme cruenza, la battaglia che si svolse tra il 9 e il 10 agosto si portò via in totale da ambo le parti la vita di circa 2.620 ufficiali e circa 90.000 soldati.

Questo brano, ormai molto conosciuto, fu raccolto da Cesare Bermani a Novara e pare fosse cantato dai fanti impegnati in quella stessa battaglia con il timore di essere passati per le armi, essendo questo considerato un canto contro la guerra e quindi antimilitarista e disfattista.

Il testo qui sotto riporta una strofa contro gli Ufficiali accusati di aver mandato a morire i propri giovani come carne da macello. Questa strofa non figurava nella versione cantata da Sandra Mantovani ma fu aggiunta da Michele Straniero, durante la versione storica del “Bella ciao” del 1964 al Festival di Spoleto,una sera in cui la Mantovani non poté fare spettacolo e fu da lui sostituita provocando così il grande scandalo che costò a tutti gli interpreti dello spettacolo, tra i quali Fausto Amodei, Caterina Bueno, Giovanna Daffini, il gruppo di Piadena e Giovanna Marini, una denuncia per vilipendio alle Forze Armate.

Gorizia

La mattina del cinque d’agosto
si muovevan le truppe italiane
per Gorizia, le terre lontane
e dolente ognun si partì

Sotto l’acqua che cadeva al rovescio
grandinavan le palle nemiche
su quei monti, colline e gran valli
si moriva dicendo così:

O Gorizia tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu

O vigliacchi che voi ve ne state
con le mogli sui letti di lana
schernitori di noi carne umana
questa guerra ci insegna a punir

Voi chiamate il campo d’onore
questa terra di là dei confini
Qui si muore gridando assassini
maledetti sarete un dì

Cara moglie che tu non mi senti
raccomando ai compagni vicini
di tenermi da conto i bambini
che io muoio col suo nome nel cuor

Traditori signori ufficiali
Che la guerra l’avete voluta
Scannatori di carne venduta
E rovina della gioventù

O Gorizia tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.

E ancora: mentre era militare sul fronte carsico, e forse proprio nei giorni 5 o 6 agosto appena prima dell’offensiva italiana, Giuseppe Ungaretti scrisse alcune liriche tra le quali:

Sono una creatura

Come questa pierta
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata

Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede

La morte
si sconta
vivendo

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