Inizia il processo per l’uccisione di Daniele Franceschi. Il governo tace

ciraIl 25 agosto del 2010 moriva, nel carcere di Grasse, in Francia, Daniele Franceschi, viareggino di 36 anni. Era stato arrestato per una carta di credito falsa, una storia di poco conto che gli è costata la vita.

Le autorità francesi hanno per anni glissato sulla vicenda, senza dare risposte e spiegazioni sulle cause della morte e sulle responsabilità. Solo ora, dopo anni e grazie alla determinazione della madre, Cira Antignano, che non ha mai smesso di chiedere verità e giustizia, siamo arrivati ad un processo a carico del medico e di due infermiere del carcere, che hanno gravemente sottovalutato le condizioni di salute di Daniele, senza rispondere alle richieste di aiuto. Il clima e le condizioni delle carceri francesi sono evidentemente simili a quelle italiane: evidentemente è la stessa natura di istituzione totale che il carcere ha assunto che condanna alla disumanità chi è recluso, e chi ci lavora: luogo di separazione, di punizione, di abuso di forza e autorità. E tanti saluti ai concetti di reinserimento sociale e di commisurazione della pena alla gravità del reato, a Beccaria e a Gozzini. In carcere, in ogni carcere, si è in un mondo a parte, in balia della violenza palese o nascosta, senza alcun diritto, passibili di pena di morte. Le campagne di disinformazione sulla “sicurezza” portano anche a questo: sempre più spesso si sente dire “buttate via la chiave”, oppure “datelo a noi”, in un delirio di sete di vendetta e di sfogo rabbioso che certo poco ha a che fare con il concetto stesso di giustizia.

Cira Antignano, la madre di Daniele, ha anche sperimentato la violenza dei poliziotti francesi, anche in questo caso con un triste allineamento ai peggiori comportamenti dei colleghi italiani, o di altre nazioni: pochi mesi dopo la morte di suo figlio è andata a Grasse a manifestare, da sola, davanti al carcere. Malmenata e pestata, tre costole rotte sono state la risposta delle autorità.

acad-associazione-contro-abusi-in-divisa1Ora Cira è a Grasse al processo. Non è sola, questa volta, ma Acad solo perché al suo fianco ci sono i parenti delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio, e l’Associazione contro gli abusi in divisa. Continua a brillare l’assenza delle autorità italiane, e toscane, che sembrano del tutto disinteressate alle sorti di un cittadino italiano morto mentre era nelle mani dello stato francese.

Cira ha anche scritto una lettera aperta, indirizzata alle cariche istituzionali italiane e toscane, che di seguito riportiamo. Non ha ricevuto alcuna risposta.


 

Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi
Al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi
Al Ministro degli Affari Esteri Federica Mogherini
Al Presidente della Commissione Giustizia del Senato Italiano Luigi Manconi

Gentilissimi Presidenti e Ministri,

il mio nome è Cira Antignano e sono la madre di Daniele Franceschi, cittadino italiano, e toscano, che nel 2010 è stato arrestato in Francia per una carta di credito clonata. Mi figlio ha sbagliato, ed è stato arrestato, ma ha pagato con la VITA. Rinchiuso nel carcere di Grasse per mesi. Morto “senza una ragione”, il suo corpo mi è stato restituito dalle autorità francesi in avanzato stato di decomposizione e senza gli organi interni. Soprattutto senza una risposta, una spiegazione, un perché di questa morte assurda, mentre Daniele era nelle mani dello Stato. Di uno Stato che si definisce moderno, libero e democratico.

Non so se ricordate il caso di Daniele, ma penso che dovreste. Dovreste avere a cuore la sorte di un ragazzo di Viareggio, tornato morto da un carcere francese, e che ancora aspetta una parola di verità e giustizia da parte delle autorità. Dovreste avere a cuore il dolore disperato di una madre che da quel maledetto giorno non si da pace. Trovereste pace voi nella totale negazione dei diritti? Esiste la pena di morte in Francia? E le Istituzioni Italiane cosa fanno? Giustificano tutto questo con complice silenzio?

Io certo non mi rassegno e farò di tutto per ottenere quella verità e quella giustizia troppo a lungo negate, ma mi trovo, sola, a dover lottare contro una macchina inumana e troppo più forte di me.

Il 13 ottobre 2010 sono andata a manifestare davanti al carcere di Grasse, per mio figlio, con un lenzuolo bianco con su scritto: “Carcere assassino, me lo avete ammazzato due volte. Voglio giustizia”. La protesta non è però piaciuta ai vertici carcerari che hanno chiamato la polizia. Ho cercato di spiegare che volevo manifestare pacificamente ma loro mi hanno messo in ginocchio e mi hanno ammanettato. Uno con il tacco della scarpa me l’ha premuto contro il petto fino a rompermi tre costole. Vi pare questo il modo per soffocare il grido disperato di una madre che chiede giustizia per suo figlio?

Il 17 e 18 settembre prossimi si terrà presso il Tribunale francese di Grasse il processo per omicidio colposo a carico del medico del carcere e per due infermiere, ma ancora una volta, come in tutti questi anni, lo Stato e la Regione di cui Daniele era cittadino saranno assenti. Io stessa, in gravi difficoltà economiche, potrò partecipare al processo solo grazie al sostegno di ACAD, “Associazione Contro gli Abusi in Divisa – Onlus” e il “Comitato delle vittime della strage di Viareggio e del 29 Giugno”. Vi pare giusto che ci sia qualcuno che svolge il vostro compito anche in questi termini?

Chiedo a voi, uomini a capo di Istituzioni che si dichiarano democratiche, se ritenete accettabile tutto questo e in che modo potete rispondere a una madre che ha deciso di rivolgersi direttamente a voi dopo aver lottato da sola per un principio che dovrebbe essere acquisito, cioè per vedere affermate verità e giustizia per suo figlio.

Voglio giustizia!
E rivoglio gli organi di mio figlio!

Cira Antignano, madre di Daniele Franceschi