Bonificare l’amianto, bonificare la memoria

amianto tettoIn questi giorni torna prepotentemente d’attualità il tema dell’amianto nell’edilizia. Fin dai primordi (l’Eternit fu inventato nel 1901) l’amianto fu considerato la panacea dei problemi dell’edilizia, in particolare per il costo e i risultati in termini di isolamento, nonché la presunta resistenza, per cui trovò applicazione un po’ dovunque. Purtroppo, come spesso accade, ogni cosa ha un prezzo, e il prezzo dell’uso dell’amianto come materiale edile sono i tumori che causano le sue fibre se inalate, come dimostrato fin dagli anni Sessanta del secolo scorso dallo statunitense Selikoff, o ingerite, come stanno dimostrando studi recenti rilanciati dalla Campagna No Amianto Publiacqua. Tuttavia, la produzione di amianto in Europa è proseguita fino alla seconda metà degli anni ’80 da parte di Eternit (Svizzera) e Fibronit (Italiana).

A Firenze, per quanto riguarda l’edilizia scolastica, i punti più critici sono attualmente due: la scuola Dino Compagni (media) nel quartiere 2 e il biennio dell’istituto Leonardo da Vinci (superiore) nel quartiere 5. Quest’ultima è salita recentemente agli onori di cronaca per via delle regole imposte agli studenti (tipo “vietato correre nei corridoi”, una cosina da nulla per alcune centinaia di adolescenti – prevalentemente maschi, ovvero soggetti tipicamente delicati e poco esuberanti).

Occorre ricordare che, indipendentemente da come e quando verranno risolte queste due criticità, l’amministrazione cittadina, che sostanzialmente è sempre la stessa da decenni, ha lasciato queste due scuole in condizioni inaccettabili per decenni: oltre due se vogliamo essere legulei e partire dal divieto d’uso in Italia (1992), oltre cinque invece se si adotta il buonsenso, ovvero si parte dalle scoperte scientifiche di Selikoff negli anni ’60 del secolo scorso, quando fu dimostrato che le fibre rilasciate dall’amianto provocano tumori all’apparato respiratorio.

L’amministrazione dunque ha lasciato esposte generazioni di studenti, di docenti e di lavoratori per diverse decadi. Ciò nonostante, il Comune si sta facendo bello con i fondi che è riuscito a reperire per la Dino Compagni, senza ovviamente spendere una parola sulla propria inazione, ovvero su come siamo arrivati sino al 2015 con entrambe le scuole ancora farcite d’amianto, e una di esse ancora senza progetto né fondi (l’ISIS Leonardo da Vinci). Per quest’ultima, per altro, ancora non c’è nemmeno chiarezza sulla proprietà e sulle competenze, grazie alla geniale trovata delle città metropolitane (un provvedimento presentato come epocale e preparato in realtà con la dovizia e la cura che René Ferretti ha messo nel girare “Gli occhi del cuore 2”).

Il 17 Febbraio 2015 le commissioni scuola e ambiente riunite sono andate in visita alla Da Vinci, dove hanno incontrato il preside e i funzionari del Comune per parlare della situazione amianto. Il clima si è subito acceso, a causa delle domande dei gruppi Firenze Riparte a Sinistra, M5S e Gruppo Misto, che incalzavano l’amministrazione su eventuali progetti per la rimozione dell’amianto, sulle procedure di analisi per la verifica dell’eventuale presenza di fibre nell’aria, sulla situazione in generale. Il PD è partito male, indispettito dalle domande dell’opposizione, criticando l’inesperienza e – in pratica – la stupidità di alcune domande poste, intervenendo sia con consiglieri che con il presidente della commissione ambiente stessa. La maggioranza ha quindi schierato le truppe a sostegno dell’amministrazione – anche con dichiarazioni di stima nei confronti del preside che hanno rasentato toni da San Valentino, d’altra parte è comprensibile, vista la situazione cui è sottoposto va tenuto buono – puntando sulla bontà dell’operato svolto dal Comune per quanto riguarda i controlli, ma ovviamente dimenticandosi di menzionare il nocciolo del problema (ovvero: com’è che ancora abbiamo dell’amianto nelle nostre scuole? È colpa dei mille cambi di colore delle giunte passate?). Dopodiché il PD è passato al contrattacco arrivando a ventilare l’ipotesi di reato (ricordando che il procurato allarme è, appunto, un reato), per poi terminare con il solito leit motif del “noi abbiamo il 60%”, per l’occasione traslato sul tema preferenze: “quando avrai le preferenze che ho preso io lo farai te il presidente di commissione” ha tuonato il presidente della commissione ambiente contro il sottoscritto – per altro vicepresidente della stessa commissione – che chiedeva al medesimo un atteggiamento più istituzionale e meno fazioso. Giova per altro ricordare che – parlando strettamente di preferenze – la presidenza sarebbe allora toccata ad una ben più titolata consigliera Amato, con oltre 17000 preferenze!

Quel che lascia sconcertati – per non dire indignati – sono la disinvoltura con cui ci si fa belli per aver cominciato un progetto (la Dino Compagni) che avrebbe dovuto esser messo in atto decenni fa, l’acredine e l’arroganza con cui ci si scaglia contro chi incalza su un problema annoso, e la leggerezza con cui si sorvola sulle pesanti responsabilità politiche relative ad una situazione che si trascina da un tempo inaccettabile e che, per quanto riguarda l’ISIS, non ha ancora nemmeno uno straccio di prospettiva.

Ma dice che è il piccolo prezzo da pagare per poter essere post-ideologici.

Giacomo Trombi è consigliere comunale di Firenze a Sinistra

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