Debito statale e crisi economica: le bugie che ci hanno detto

4 risposte

  1. Avatar Roberto Renzoni ha detto:

    ….. e bravo Maurizio, nella esposizione e nelle conclusioni. Io, che sono un marxista, vedo nella attuale crisi economica – che non parte da ora ma dall’inizio degli anni ’70 – una classica crisi di sovrapproduzione del capitale che non riuscendo più ad estrarre un valore dal lavoro necessita di speculazioni finanziarie volte allo stesso scopo. E quando anche questo non sarà più possibile occorrerà distruggere tutto – come con la II guerra mondiale – che altro non fu che la conclusione della crisi esplosa nel 1929 e non una lotta del bene contro il male….. Siamo ancora lì? Siamo sempre lì, fino a che il sistema non sarà rimosso. Roberto.

    • Avatar Gianni Del Panta ha detto:

      Caro Roberto Renzoni,
      Maurizio non sono..ma ti rispondo certamente volentieri. In realtà non ho molto da aggiungere, visto che condivido al 100% quello che hai scritto. Posso solamente, con riferimento alla tua chiusa sulla guerra come “uscita naturale” utilizzata dal capitale per fronteggiare le sue crisi strutturali, ricordare le parole di Lewis Mumford: “la produzione di massa dipende, per ottenere successo, dal consumo di massa, e nulla assicura questo consumo quanto la distruzione organizzata (…) la guerra è (…) la salute della macchina”.
      Grazie per il commento e a presto,
      Gianni Del Panta

  2. Avatar carlo ballantni ha detto:

    Poche righe per dare atto a Gianni del Panta di aver visto giusto quando ne “La città invisibile” del 29 gennaio 2015 scriveva: “ Se vince Tsipras: c’è spazio nell’Europa della troika per una socialdemocrazia?” per poi concludere che” Se la risposta dovesse essere il tentativo di disarcionare il governo monocolore di Syriza… attraverso una destabilizzazione interna della Grecia, il segnale per tutti gli altri sarebbe chiarissimo: neanche moderati social-democratici sono più degni di cittadinanza in Europa. “ Bingo! Infatti politico-simbolica più che economica è stata la partita tra la troika la Germania i media scodinzolanti di regime e la Grecia di Tsipras: bastonarne uno per educarne cento! Così hanno sempre fatto i tiranni e i cattivi pedagogisti. Ma stavolta hanno perso. E l’intolleranza arrogante al pensiero divergente (è la democrazia bellezza! ) che si leggeva nella faccia indispettita della Merkel, dei suoi cavalier serventi e del comitato di affari che li dirige di fronte alla vittoria del NO non ha solo radici ideologico-politico-economiche, ma ha anche implicazioni di natura psicologica: assuefazione incontrastata al dominio, il Padrone c’è perché c’è il Servo, a meno che il Servo, come ci insegna Hegel, rischiando la morte non metta a repentaglio la propria vita per riscattarne la dignità e la libertà. E’ ciò che hanno fatto Tsipras e il popolo greco; è ciò che avrebbero dovuto fare i rappresentanti della socialdemocrazia europea, taciti e zelanti zerbini della Merkel e del pensiero neoliberista. E’ ciò che dovremmo fare d’ora in poi anche noi cittadini europei per non sprecare la lezione del popolo greco: nelle piazze, nelle fabbriche (prima che scompaiano del tutto), in tutti i luoghi di lavoro occorre cominciare a ribellarsi a non fare più i compiti a casa a dire No all’ Europa delle banche e delle oligarchie finanziarie, per costruire l’Europa della solidarietà del lavoro dei diritti civili e, soprattutto, dei diritti sociali.

  3. Avatar Gianni Del Panta ha detto:

    Caro Carlo Ballantini,
    Ti ringrazio molto per il commento e soprattutto per aver ricordato alcuni passaggi di un articolo che avevo scritto a fine gennaio alla vigilia delle elezioni parlamentari in Grecia. Noto con dispiacere, però, che il livello generale della dibattito non si è arricchito molto, con il campo della “sinistra” ancora diviso in accaniti sostenitori di Tsipras da un lato e solerti critici dell’operato di Syriza dall’altro. Entrambe le vulgate negano così, peraltro da prospettive opposte, quello che mi sembra essere il portato maggiore di questa esperienza: ovvero, il palese smascheramento del carattere iper-liberista dell’Unione Europea. A chi ironicamente chiedesse: perché ci voleva Tsipras ed un referendum per capirlo? Risponderei sì e no. No, perché gli elementi per capire e comprendere erano già tutti sul tavolo da moltissimi anni. Sì, perché tutta la vicenda greca costituisce di gran lunga il test più probante per dare fiato e forza a tutti quelli che del test stesso non avevano alcun bisogno. Il governo Tsipras è tutto fuorché rivoluzionario, ma ha aperto delle contraddizioni. Quanto profonde e foriere di future trasformazioni è però presto per dirlo. La domanda resta quindi, tornando a quanto hai scritto, se il processo in atto in Grecia riuscirà a destare lo schiavo fino al punto di portarlo a mettere a repentaglio la propria vita per sconfiggere il padrone. Vedremo.
    Grazie per il commento e a presto,
    Gianni Del Panta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha *