Ero un consumatore, di Fausto Amodei

Noi “post guerra” siamo venuti su in un clima di crescente benessere, che ha voluto dire beni di consumo e alimentari in aumento, spesso con grandi innovazioni dettate anche dai ritmi di vita cittadini, sempre più veloci e serrati (pensiamo solo agli omogeneizzati, ai formaggini, alla maionese in tubetto, al latte in polvere).

In un crescendo rossiniano ci siamo pian piano visti circondare e assediare da cibi precotti, allevamenti industriali, catene di montaggio del cibo, fino ad arrivare all’esubero perfino a tratti fastidioso della continua mostra di equilibrismi culinari che invade ogni angolo della nostra vita, dalla mattina alla sera: tutti cuochi alla ricerca di una menzione speciale del Gambero Rosso. Una grande, anzi, immensa, stratosferica abbuffata di ferreriana memoria.

E mentre due terzi del mondo razzola con le unghie nella terra e tra le macerie in cerca di cibo ed acqua e noi intanto ci permettiamo di “sfilettare” le sogliole, ecco che arriva l’ennesimo allarme: niente più carne rossa, dice l’Oms, niente più salsicce (sigh!), niente più carni lavorate tipo speck, niente più wurstel. “Ma…niente di nuovo!” mi grideranno in coro i miei giovani e meno giovani lettori. Sí, è vero, ogni tre giorni riceviamo indicazioni e controindicazioni sulle nostre abitudini alimentari e di comportamento in generale. Una girandola di notizie e contro-notizie.

consumatoriPerò in questo caso, il giorno dopo, improvvisamente, esce dal nulla un altro annuncio: via libera dall’agenzia della sicurezza alimentare di Strasburgo al cibo derivato da nanotecnologie (detta così mi viene da pensare che potremmo ritrovarci a leccarci le dita ingurgitando tutine tubolari da ciclista condite da polvere di microchip) e agli allevamenti di insetti vari a scopo alimentare.

Diversi anni fa già Fausto Amodei ci aveva descritti a noi stessi in modo esemplare. Ah già, dimenticavo, era solo una canzone, manco tanto famosa, per altro. E adesso mi scuserete ma torno alla mia fett’unta lasciata a metà…con permesso.

Fausto Amodei – Ero un consumatoreCantacronache 3

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Francesca Breschi, cantante, attrice, ricercatrice e didatta, è dal 1990 componente il Quartetto Vocale di Giovanna Marini. Ha collaborato, tra gli altri, con Nicola Piovani, David Riondino, Emilio Isgrò, Elio De Capitani, Francesco De Gregori, Mario Brunello, Marco Paolini e Vinicio Capossela. Si dedica allo studio, all’insegnamento e all’elaborazione di vari generi ed epoche musicali, con particolare interesse per i repertori della tradizione orale italiana. Attivista della lista perUnaltracittà. Il suo sito internet

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Una risposta

  1. Salvo ha detto:

    Un pensiero sulla buona tavola serve sempre, soprattutto se proviene da quella piccola minoranza di privilegiati che mangia tutti i giorni, svariate volte al giorno e fett’unte di ottima qualità.
    La maggioranza si mangia il fegato per capire come arrivare a fine mese e s’arrangia con quel che c’è, purché costi poco.
    Ma non costa mai poco.

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