Andare camminare lavorare di Piero Ciampi

Un brano di Piero Ciampi apparentemente delirante. Una spietata e lucida fotografia di quello che siamo uscita nel 1975, lo stesso anno della morte di Pasolini che poco prima aveva già preconizzato la distruzione della società contadina fagocitata dalla chimera del consumismo.

Come sempre più spesso accade, questo meccanismo, questo ingranaggio che ci siamo creati, sta stritolando le nostre vite. È come se, presi dal sacro fuoco dello “sviluppo ad ogni costo”, avessimo cominciato a correre e correndo sempre più veloci adesso stessimo rincorrendo noi stessi.

L’apparente delirio di questo testo ci chiede: ma lavoriamo per vivere o viviamo per lavorare? “Nutriamo il lavoro”, dice Ciampi. Sí, certo, con la crisi e la carenza di lavoro che c’è si sta poco allegri, diranno i più, e quindi ben venga ogni occupazione anche se ci costringe a ritmi frenetici, giornate nel traffico, corse, stress, accettazione di contratti (quando ci sono) indecenti, debiti capestro con finanziarie, negozi aperti a oltranza, forzati della vacanza.

Ma “pompieri, spegnete questi incendi”, ridateci la vita!

ANDARE CAMMINARE LAVORARE (Ciampi – Marchetti – Pavone)

“Andare camminare lavorare,
andare a spada tratta, banda di timidi, di incoscienti,
di indebitati, di disperati.
Niente scoramenti, andiamo, andiamo a lavorare,
andare camminare lavorare, il vino contro il petrolio,
grande vittoria, grande vittoria, grandissima vittoria.
Andare camminare lavorare,
il meridione rugge, il nord non ha salite, niente paura, di qua c’è la discesa,
andare camminare lavorare,
rapide fughe rapide fughe rapide fughe.

Andare camminare lavorare
i prepotenti tutti chiusi a chiave
i cani con i cani nei canili
le rose sui balconi
i gatti nei cortili
andare camminare lavorare
andare camminare lavorare
dai, lavorare!

E che cos’è questo fuoco? pompieri, pompieri, voi che siete
seri, puntuali, spegnete questi incendi nei conventi,
nelle anime, nelle banche.
Andare camminare lavorare,
queste cassaforti che infernale invenzione,
viva la ricchezza mobile,
andare camminare lavorare,
andare camminare lavorare. Lavorare, lavorare!

Andare camminare lavorare
il passato nel cassetto chiuso a chiave
il futuro al Totocalcio per sperare
il presente per amare
non è il caso di scappare
andare camminare lavorare
andare camminare lavorare
dai, lavorare!

Nutriamo il lavoro, alé! gli agnelli a pascolare con le
capre fra i nitriti dei cavalli, questi rumorosi… vigilati tutti da
truppe di pastori,
andare camminare lavorare.
Niente paura, azzurri, azzurri, attaccare attaccare,
attaccatevi a calci nel sedere,
la domenica tutti sul Pordoi a pedalare.
Lavorare pedalare lavorare, con i contanti
nell’osteria, con i contanti,
con tanti tanti tanti tanti auguri agli sposi!
Andare camminare lavorare,
la Penisola in automobile, tutti in automobile al matrimonio,
alé! la Penisola al volante,
questa bella penisola è diventata un volante.
Andare camminare lavorare…”

Sí, abbiamo capito, tanti di noi l’hanno capito e cercano di “cambiare verso”. E forse è arrivato il momento di guardarsi intorno e dare uno sguardo a cosa succede in casa d’altri, anche nei paesi più poveri, quelli da dove spesso si scappa per sopravvivere e magari capire che il concetto di “sviluppo” non è sempre come ce lo siamo immaginato o come ce lo hanno fatto immaginare.

Si può ricominciare a sperare?

Per esempio:

https://www.facebook.com/ajplusenglish/videos/672599906214853/

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*Francesca Breschi, cantante e musicista

 

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Francesca Breschi, cantante, attrice, ricercatrice e didatta, è dal 1990 componente il Quartetto Vocale di Giovanna Marini. Ha collaborato, tra gli altri, con Nicola Piovani, David Riondino, Emilio Isgrò, Elio De Capitani, Francesco De Gregori, Mario Brunello, Marco Paolini e Vinicio Capossela. Si dedica allo studio, all’insegnamento e all’elaborazione di vari generi ed epoche musicali, con particolare interesse per i repertori della tradizione orale italiana. Attivista della lista perUnaltracittà. Il suo sito internet

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