Cantarle per le rime

Ebbene sí, noi toscani siamo coloro che “se le cantano per le rime”, cioè sappiamo sostenere tesi opposte con grande maestria di metrica, di canto, poesia e alti riferimenti storici e mitologici: così ci insegnano i nostri “poeti contadini” da sempre impegnati nei loro bellissimi “contrasti in ottava rima”.

“Contrasti” perché il pubblico, che partecipa attivamente durante i raduni, sceglie un argomento nel quale ci siano due o tre posizioni in netto contrasto fra loro che verranno assegnate a ciascuno degli sfidanti (ad esempio: acqua e vino; cittadino e contadino; marito, moglie e suocera; operaio e padrone o uomini politici su posizioni opposte).

Dato il proprio ruolo a ciascun partecipante (non senza polemiche: ai tempi nessuno voleva impersonare Berlusconi!) comincia a dipanarsi un lungo intreccio di “ottave”, cioè otto versi di endecasillabi che devono rimare ABABABCC. Quando il primo cantore finisce la sua ottava, lascia la nuova rima (CC) al secondo sfidante che così continuerà con CDCDCDEE e quindi il primo riprenderà con EFEFEFGG, e così via.

cantori-carpinoI poeti si sfidano, verso la fine dell’ottava sferrano colpi a volte “spietati” come fulminee schiacciate di palla a volo a suon di antiche e splendide parole desuete, nomi di ninfe e dèi si intrecciano con suprema maestria a concetti di profonda intelligenza, ragionamenti di fine lettura storica e politica della realtà, opinioni meditate di saggezza popolare portate dalla stratificazione di esperienza viva e vivace nutritasi a sua volta di antichi testi mandati a memoria e contemporaneamente di lettura di quotidiani.

Tutto questo senza mai mancare di rispetto all’avversario ma cercando di porgere una rima che non sia troppo difficile: la sfida finirebbe inesorabilmente in un vicolo cieco e non ne trarrebbe vantaggio nessuno dei due mentre alla base c’è la ricerca dell’endecasillabo perfetto, che dia godimento a se stessi, all’avversario e al pubblico che ascolta, interagendo.

Alla fine di una lunga tenzone, dopo che i due ragionamenti si sono dipanati nella difesa e nella promozione di ciascuna delle due visioni diverse, si ha una sorpresa: i due cominciano a intrecciare le loro rime, alternandosi all’interno della stessa ottava, cercando di trovare dei punti di contatto, dei punti in comune, qualcosa di interessante nel punto di vista dell’altro, qualcosa di utile per tutti, una morale.

Chi l’avrebbe mai detto che dei poveri e miseri contadini ignoranti avessero sviluppato una così fine ed alta arte del “trovare punti in comune anche su posizioni diametralmente opposte”, l’ arte dell’”alto compromesso”, l’arte dell’analisi approfondita e del ragionamento?

Mi ricordo anche che qualche anno fa, quando molti dei migliori poeti improvvisatori erano ancora vivi, andai ad ascoltarli ad un raduno in un paese della Maremma al mg_3487-bnquale si presentarono anche dei giovani istruiti da poco tempo da un “maestro”, abbastanza giovane anche lui. Questi ragazzi si buttarono nella mischia un po’ sgomitando e poetando, o meglio, pensando di poetare, infarcendo le proprie ottave di termini volgari, offensivi per l’avversario, sboccati, forse pensando di essere simpatici, di fare i “giovani” i mezzo alle cariatidi, di colorire così qualcosa che a loro sembrava un’arte smorta, desueta e poco provocatoria.

Ebbene: dopo le prime ottave i poeti anziani si rifiutarono di scambiare anche un solo verso con loro e, una volta scesi dal palco, trovarono il gelo assoluto del pubblico che si scansava al loro passaggio, senza neanche rivolgere loro uno sguardo, un saluto.

Sì, perché per fare la poesia improvvisata di “improvvisato” non c’è niente e ci vogliono sapienza, studio, esperienza, idee, tanto rispetto e, soprattutto, tantissima buona fede sorretta da un’etica di ferro: è con questo atteggiamento che i giovani che vogliono imparare a “fare bene la poesia” si pongono di fronte ad essa e si mettono a studiarla aiutati dai poeti anziani, maestri di quest’arte, ascoltandoli con attenzione e assorbendone le lezioni che serviranno poi anche per la vita.

Oddio!! chiedo scusa ma non mi ricordo più: stavamo parlando di poesia estemporanea oppure di…Costituzione?!

Contrasto registrato durante un raduno tenuto a Ribolla (GR) ad Aprile del 2005. I due contendenti sono Nicolino Grassi, pastore di Ribolla, ed Emilio Meliani di Pisa. Sul fondo del palco si vedono gli altri poeti che, ascoltando attentamente, aspettano il proprio turno per far contrasti.

*Francesca Breschi

forse vuol dire che hai apprezzato il nostro modo di fare giornalismo.

Come sai la La Città invisibile è una rivista del tutto gratuita. Nessuno è costretto a pagare per informarsi in maniera libera e indipendente e contribuire così a diffondere una visione critica dei danni delle politiche liberiste.

Se ti piace quello che scriviamo sostieni le attività del laboratorio politico perUnaltracittà condividendo i contenuti che riterrai opportuno sui tuoi social e magari con un piccolo contributo: scopri qui come fare.

Grazie per averci letto, e buon tutto!

la redazione de La Città invisibile

Stampa il testo
The following two tabs change content below.
Francesca Breschi, cantante, attrice, ricercatrice e didatta, è dal 1990 componente il Quartetto Vocale di Giovanna Marini. Ha collaborato, tra gli altri, con Nicola Piovani, David Riondino, Emilio Isgrò, Elio De Capitani, Francesco De Gregori, Mario Brunello, Marco Paolini e Vinicio Capossela. Si dedica allo studio, all’insegnamento e all’elaborazione di vari generi ed epoche musicali, con particolare interesse per i repertori della tradizione orale italiana. Attivista della lista perUnaltracittà. Il suo sito internet

Ultimi post di Francesca Breschi (vedi tutti)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha *