Predappio Toxic Waste Blues: l’incontro su fascismo e neo fascismi con Wu Ming 1

Abbiamo assistito nel corso dell’ultima campagna elettorale al definitivo sdoganamento di forze neofasciste: Casapound e Forza Nuova hanno partecipato alle elezioni politiche e le trasmissioni televisive non hanno mai mancato di ospitarle. Che questo sia accaduto per fare audience o per apparire talmente democratici da non togliere spazio a nessuno, l’effetto ottenuto è stato quello di normalizzare, attraverso il mezzo televisivo, la presenza politica di forze che si richiamano al passato fascista e che, al di là degli aspetti nostalgici, praticano e diffondono violenza, intolleranza e razzismo. Basta poi alzare lo sguardo oltre i confini italiani per vedere, solo per fare due esempi, come l’Ungheria sia fortemente in mano all’ultranazionalista Orban e come Trump negli Stati Uniti sia apertamente sostenuto dai suprematisti bianchi.

Per analizzare e discutere questo problema Spazio Inkiostro ha ospitato Wu Ming 1, al secolo Roberto Bui, scrittore e storico membro del collettivo Wu Ming che ha da poco realizzato un’inchiesta sul fascimo e il neofascismo intitolata Predappio Toxic Waste Blues. L’inchiesta di Wu Ming 1 nasce dall’idea del Comune di Predappio, guidato dal renzianissimo sindaco Giorgio Frassineti, di realizzare un museo dedicato ai  totalitarismi e al fascismo nell’ex Casa del fascio; ma Predappio, oltre ad essere la città natale del Duce, ne ospita la tomba e assiste quotidianamente a un pellegrinaggio nero con corollario di negozi pieni di gadget fascistissimi.

Il punto di vista che lo scrittore ha proposto è quello di inserire la realizzazione del museo nel novero delle grandi opere inutili che non fanno altro che sprecare soldi pubblici (2 milioni di euro promessi e arrivati dal ministro Lotti e il 40% del budget del Comune destinato al museo), solo che in questo caso a soffrirne non è l’ambiente ma la memoria storica e il nostro rapporto con un passato che non se ne è mai davvero andato.

Nel corso dell’incontro si è parlato della storia di Predappio come storia locale che si rispecchia nella storia nazionale, dal corpo del duce che torna a Predappio nel ’57 grazie a un voto di scambio del MSI di cui la DC aveva bisogno per far nascere un governo monocolore, fino al permesso nel 1983 di aprire i negozi di gadget fascisti. Del resto, nonostante le buone intenzioni della legge Fiano, neppure l’attuale giunta piddina ha intenzione di far chiudere questi negozi: Mussolini e i pellegrinaggi neri sono l’unica entrata di un territorio, sacrificato dalla crisi, dove ormai non esiste nessun’ altra attività economica redditizia.

Ma ci siamo anche addentrati nel ventre molle e nero del Paese, a partire dall’amnistia Togliatti che fece sì che magistratura, forze dell’ordine e istituzioni in generale rimanessero, anche nel dopoguerra, fortemente innervate di persone che erano state vicine al regime. Wu Ming 1 ha parlato anche del colonialismo, dei crimini di guerra italiani e di quella mancata assunzione di responsabilità, degli “italiani brava gente” che non hanno mai consegnato i propri criminali di guerra ai Paesi che ne hanno fatto richiesta: Jugoslavia, Libia, Etiopia. Un’assunzione di responsabilità che appare ancora più lontana dopo gli anni degli opposti estremismi, dei crimini del comunismo appaiati a quelli del fascismo, fino ad arrivare alle Foibe, il cui racconto ufficiale è molto lontano dalla realtà dei fatti (Qui trovate l’inchiesta e il lavoro di debunking dei falsi fotografici di Piero Purini e del collettivo Nicoletta Bourbaki sulle foibe) e a tutte le pubblicazioni (una su tutte Il sangue dei vinti di Pansa) sui crimini dei partigiani nel tentativo di rendere uguali partigiani e criminali di Salò.

Un lungo excursus storico che è servito a dimostrare la grande ambiguità del progetto del museo predappiese, che i neofascisti chiamano già il museo del duce, con un’analisi di quello che è il progetto di esposizione, niente di più lontano dai buoni esempi tedeschi come il Centro di documentazione sul Nazionalsocialismo a Monaco di Baviera e Topografia del terrore a Berlino.

Alla fine dell’incontro lo scrittore ha ricordato a tutti noi che nessuna forza politica di sinistra può esimersi dal fare i conti con il passato del nostro Paese e che, poiché noi italiani siamo sempre stati molto indulgenti con i nostri crimini di guerra e con il nostro colonialismo, è necessario assumersi anche la responsabilità di fare luce su questi fatti storici, citando come esempio il grande lavoro di ricerca storica che Podemos sta facendo sul periodo della guerra civile spagnola.

Per leggere l’inchiesta di Wu Ming 1 questi sono i link:

Puntata 1

Puntata 2

Puntata 3

Consiglio però anche di leggere un post, sempre dal sito dei Wu Ming, che ha fatto infuriare il sindaco PD di Predappio sui legami fra PD e Casa Pound, perché non ci si debba mai dimenticare di chi sono le responsabilità anche nel centro-sinistra dello sdoganamento dei gruppi neofascisti in Italia. I pestaggi e le uccisioni di migranti non sono folklore ma pericolosa attualità.

*Francesca Conti

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