Serpenti in giacca e cravatta nelle società disuguali

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Per ritornare ad una società egualitaria ed ambientalmente sostenibile, è indispensabile attaccare senza pietà la disuguaglianza, che non è un fenomeno naturale, connaturato con l’uomo e la società. Qualsiasi discussione sulla disuguaglianza non può che sfociare in una presa di posizione politica (1).

‘Ora di fronte alle prove del surriscaldamento globale e del calamitoso cambiamento climatico, [che sta già succedendo] il mondo ha enorme bisogno di un’alternativa radicale, di una chiara visione di una società futura [egualitaria] che non sia solo sostenibile dal punto di vista ambientale, ma in cui la reale qualità della vita sia migliore per la stragrande maggioranza dei cittadini. Soltanto allora la gente si impegnerà nel lungo compito di dare alla luce questa società.’ Così termina il recente libro, L’equilibrio dell’anima, di Richard Wilkinson e Kate Pickett, epidemiologi militanti, fondatori di Equality Trust, una organizzazione per migliorare la qualità della vita in Gran Bretagna riducendo la disuguaglianza economica e di WE-ALL (Wellbeing Economy Alliance) organizzazione militante per una nuova economia globale per un benessere sostenibile (3).

Il gradiente sociale: la disuguaglianza uccide

Nel 2009 è uscito da parte degli stessi autori, La misura dell’anima (4), in cui si dimostra una cosa semplice, cioè che tanti problemi sanitari, sociali, ambientali, sono legati allo status sociale e che alle più forti differenze di reddito, corrisponde l’aumento di quasi tutti i problemi che hanno un gradiente sociale (sono quelli che si presentano in maggior frequenza via via che si scende lungo il basso della piramide sociale). Esempi di problemi con gradiente sociale sono: il peggioramento della salute, l’aumento della violenza, l’aumento delle gravidanze in età adolescenziale, le deludenti prestazioni scolastiche, l’abuso di droghe, l’aumento delle malattie mentali, la diminuzione del benessere infantile, l’aumento del bullismo, l’aumento della ludopatia, l’ aumento della dimensione carceraria, l’aumento della obesità. Ma la disuguaglianza influenza la gran parte della popolazione, non solo la parte più povera. I problemi da gradiente sociale, per i due autori inglesi, sarebbero alimentati dallo stress da differenza di status. Ci sono dei meccanismi sociali, prodotti dalla disuguaglianza, che a nostra insaputa modellano la nostra testa ed indirizzano le nostre scelte. Come ad esempio, il continuo confronto con gli altri, la paura del giudizio altrui, la competizione per lo status (specie coi pari, coi colleghi etc), le relazioni gerarchiche (la posizione gerarchica, il cosiddetto ‘ordine di beccata’).

Anche in Italia vige la legge del gradiente sociale. La speranza di vita alla nascita è pari a 80,3 anni per gli uomini e 84,9 per le donne. Gli uomini con istruzione elevata possono sperare di vivere circa 3 anni in più rispetto ai meno istruiti, le donne circa 1,5 anni. Rispetto al valore nazionale, la mortalità è più alta al Sud, indipendentemente dal livello di istruzione (Differenze nella mortalità per livello di istruzione in Italia (2012-2014) Petrelli A. et al http://www.epiprev.it/node/4237)

Società disuguali

Le società più disuguali, che si basano sulla concorrenza, sulla competitività, sulla meritocrazia esasperate, hanno una qualità di vita peggiore. La disuguaglianza aiuta il consumismo, deprime la solidarietà. Da uno studio del 2012, appare che noi italiani, rispetto agli altri europei, siamo tra i più disponibili ad aiutare anziani, malati e disabili e immigrati, in questo eravamo secondi solo agli svedesi (Paskof § Dewilde, (2012) Income inequality and solidarity in Europe, Research in Social Stratification and Mobility). Anche trasformare quello che prima era bene comune, in un lusso per pochi ricchi è creare disuguaglianze. Le disuguaglianze economiche e sociali sono in crescente e scandaloso aumento. In Italia l’1% più ricco detiene il 23,4% della ricchezza nazionale. I ricchi stanno diventando più ricchi, i poveri più numerosi e poveri, la classe media si sta assottigliando. L’un per cento della popolazione mondiale possiede più ricchezze di tutto il resto dell’umanità. L’incremento delle disparità si traduce in minore felicità collettiva, minore fiducia e coesione sociale. (2)

‘La disuguaglianza crescente fra ricchi e poveri provoca danni biologici a corpo e mente’. Robert M. Sapolsky

A livello di disuguaglianza, l’Italia attualmente si trova al ventesimo posto nella graduatoria dei paesi dell’Unione Europea, secondo l’indice di Gini (un coefficiente che sintetizza in un sol numero il grado di disuguaglianza). Fra i paesi più disuguali al mondo ci sono Sudafrica, Colombia, USA, Portogallo. Fra i più equi ci sono i paesi scandinavi ed il Giappone. Le società con minori disparità socio economiche sono tendenzialmente più sane delle società più disuguali. L’uguaglianza si associa infatti a una più alta speranza di vita, a minori tassi di mortalità infantile, a una maggior altezza media, a un più alto peso alla nascita ma a minori problemi di obesità nell’età adulta, a una minore diffusione delle sindromi da immunodeficienza acquisita (2).

Il passato egualitario

Una grande mole di ricerche antropologiche ed archeologiche afferma che l’essere umano nella preistoria, cioè per circa il 95% degli ultimi 200-250.000 anni, ha vissuto nelle società dei raccoglitori-cacciatori, che erano caratterizzate da un alto livello di uguaglianza, ed erano basate su sistemi di condivisione del cibo, sull’istituto del dono e su attività di compartecipazione vigilante. Questo significa che l’uguaglianza è possibile, e fa parte del nostro DNA e che un’etica sociale e valori prosociali, come altruismo, generosità, gentilezza, sono molto più antichi di qualsiasi ideologia religiosa. La conoscenza di questo passato preistorico dovrebbe entrare a far parte della istruzione scolastica, e non solo.

Nel corso dell’evoluzione umana ci sono state tre forme principali di organizzazione sociale: le gerarchie di dominanza preumane; le società egualitarie dei cacciatori e raccoglitori delle preistoria umana; e più di recente le società gerarchiche agricola e industriale (3).

Può sembrare incredibile aver avuto questo passato egualitario, che si è interrotto per lo sviluppo dell’agricoltura più o meno 15.000 anni fa, se lo confrontiamo al tempo che viviamo, contrassegnato dalle economie neoliberiste, che spingono verso una crescente disuguaglianza.

Per un futuro prossimo egualitario

Riducendo le differenze materiali tra noi possiamo migliorare il benessere e la qualità dei rapporti sociali in intere popolazioni. Più equa è una società, più forte diventa la vita comunitaria e più sentiamo di poterci fidare degli altri. Calano sociofobia (dovuta alla minaccia socio-valutativa del confronto con gli altri), consumismo, violenza. Si tratta di reinventare e praticare strategie sociali che l’umanità aveva pensato per tenere a bada la disuguaglianza, come per esempio, quelle cosiddette ‘di controdominio’ o ‘di dominanza inversa’: specie di alleanze in cui tutti si univano in modo determinato contro chiunque mostrasse comportamenti antisociali o diventasse iperdominante.

Disuguaglianza economica e populismo

La disuguaglianza economica genera in chi ne è danneggiato una disillusione ed una ridotta fiducia nei confronti della politica e della democrazia, producendo un vissuto di impotenza e di abbandono, che porta al disimpegno ed allo spostamento verso i nuovi movimenti populisti. All’opposto le persone di alto status, temendo le politiche di redistribuzione del reddito, si impegnano e partecipano per dettare l’agenda politica, ed essere sicure che i loro interessi siano tutelati.

I ‘demoni mediocri’ e Trump

La disuguaglianza influisce sulle nostre emozioni e sulla natura dei nostri rapporti sociali e quindi sulla politica. Per il confronto con gli altri, per l’accresciuta minaccia socio-valutativa la gente si astrae dalla vita sociale, tende a rinchiudersi in se stessa, preoccupata delle apparenze, preferisce ‘starsene per conto proprio’. Incarna il cosiddetto ‘paradigma dei demoni mediocri’, caratterizzato dal desiderio di non complicarsi la vita, da una non-partecipazione che si realizza attraverso l’astensione, il silenzio, il lasciar fare e che costituisce il cemento stesso di ogni rapporto di subordinazione (2). Trump, ha ricevuto più voti negli stati con maggiore disparità economica. Secondo Piketty ‘solo una piattaforma politica di stampo egualitario e internazionalista potrà riunire i votanti caratterizzati da bassa istruzione e basso reddito in uno stesso partito’ (2).

La povertà è un prodotto della disuguaglianza

Per l’Unione Europea la povertà è vivere con meno del 60% del reddito mediano di un paese. Secondo il Rapporto Povertà dell’Istat 2018, in Italia nel 2017 le persone in condizioni di povertà assoluta erano più di 5 milioni: un poco invidiabile record europeo. Mentre in Europa i senza tetto sono circa 400.000.

La tassa sulla mente

Come mai chi si trova in condizione di povertà non si ribella? Secondo vari ricercatori, la scarsità di risorse (di soldi, status, tempo o di qualsiasi altro bene) causa un affaticamento cognitivo, ‘una tassa sulla mente’ dovuta alla costante focalizzazione attenzionale sul problema delle risorse, cui consegue una minore attenzione a tutto il resto. La scarsità riduce l’intelligenza fluida ( il modo in cui si elaborano le informazioni e si prendono le decisioni), ed alla fine produce dei comportamenti che contribuiscono al mantenimento delle disuguaglianze economiche e sociali, e favoriscono paradossalmente i gruppi in posizione di superiorità ed il sistema che li penalizza (2).

Per un’ideologia della solidarietà

Non è vero che le ideologie sono scomparse, viviamo in una situazione in cui una ideologia potente (il neoliberismo) si è fatta egemone proprio proclamando la fine delle ideologie. La storia insegna, però, che gli esseri umani hanno un intrinseco bisogno di narrazioni e di valori in cui credere e ritrovarsi; uno dei motivi del disastro che ci circonda può essere individuato proprio nella mancanza di una ideologia della solidarietà che ricrei i legami tra coloro che si trovano in situazioni di svantaggio ed eviti la disastrosa guerra tra poveri (2).

Attenti ai morsi dei serpenti

Gli psicologi Paul Babiak e Robert Hare (5), hanno chiamato ‘ snakes in suits’ , serpenti in giacca e cravatta, quegli individui, veri e propri campioni del neoliberismo, affetti da un disturbo di  personalità, caratterizzato da egocentrismo, da un nutrito repertorio di menzogne, di manipolazioni, di inganni e di indifferenza, che sono arrivati a ricoprire posizioni di primo piano, nel mondo degli affari, della finanza e della politica, anche mondiale. Chi vi viene in mente?

Uomini d’affari e pazzi criminali

Si fa strada l’idea che i piani alti del mondo degli affari siano sempre più affollati di psicopatici. Esiste un legame forte fra disuguaglianza dei redditi e percentuale di popolazione che soffre di disturbi psichici: stress, stati di ansia e di angoscia, depressione, schizofrenia, psicosi, consumo di droghe, tendenza al bullismo sono più diffusi nelle società con maggiori disparità economiche.

Le psicologhe britanniche Belinda Board e Katarina Fritzon (6) hanno paragonato i tratti caratteriali di 768 pazienti del Broadmoor, un manicomio criminale, con quelli di 39 dirigenti d’azienda. L’analisi ha rilevato che un certo numero di attributi psicopatici sono addirittura più frequenti e più alti tra gli uomini d’affari che tra i pazzi criminali, fra questi ci sono l’ istrionismo, la compulsività, il narcisismo.

L’epidemia di narcisismo e di depressione

Gli ampi divari di reddito rendono più angosciante la normale interazione sociale, così che certe persone sono sopraffatte dalla bassa autostima e dalla depressione, altre sono spinte al consumo compulsivo, altre si autoesaltano e diventano narcisiste per rinsaldare la propria posizione agli occhi degli altri. L’autostima impazzita, l’esibizionismo, l’autoritarismo, la mancanza di empatia per il prossimo, il rifiuto di ogni critica, la vanità, lo spiccato individualismo, sono le principali caratteristiche delle personalità narcisiste. I narcisisti tendono ad essere considerati di primo acchito leader efficienti, però nel lungo tempo diventano sempre più impopolari, appena la loro arroganza e aggressività viene allo scoperto. Chi vi viene in mente?

‘E’ un pensiero da schiavi pensare che coloro che dominano il mondo sul piano economico e politico se lo meritino’. scriveva Jean-Jacques Rousseau ne Il contratto sociale.

La scienza multidisciplinare della disuguaglianza è ancora ai primi passi, scrive la psicologa sociale Chiara Volpato (2). E’ necessario che i cittadini diventino consapevoli che la disuguaglianza non è connaturata con l’essere umano e la sua società, ma è una costruzione storica dei millenni a noi più vicini. Sta a tutti noi ribaltare questa politica della disuguaglianza ed instaurare da subito un altro modo di vivere, che rispetti l’ecosistema, incentrato sulle relazioni egualitarie.

 

(1) Riflessioni tratte da Thomas Piketty, Il capitale nel XXI secolo, Bompiani, Milano 2014

(2) Riflessioni tratte da Chiara Volpato, Le radici psicologiche della disuguaglianza, Editori Laterza, Bari 2019

(3) Riflessioni tratte da Richard Wilkinson e Kate Pickett, L’equilibrio dell’anima, Feltrinelli, Milano 2019. vedi anche www.equalitytrust.co.uk.

(4) Riflessioni tratte da Richard Wilkinson e Kate Pickett, La misura dell’anima: perché le disuguaglianze rendono le società più infelici, Feltrinelli, Milano 2009

(5) Riflessioni tratte da Paul Babiak e Robert Hare, Snakes in Suits: when Psychopaths go to Work, Harper Collins, New York 2009

(6) Riflessioni tratte da Belinda Board e Katarina Fritzon (2005), Disordered personalities at work, in “Psycology, Crime § Law”, 11, 17-32

*Gian Luca Garetti

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Gian Luca Garetti

Gian Luca Garetti, è nato a Firenze, medico di medicina generale e psicoterapeuta, vive a Strada in Chianti. Si è occupato di salute mentale a livello istituzionale, ora promuove corsi di educazione interiore ispirati alla meditazione. Si occupa attivamente di ambiente, è vicepresidente nazionale di Medicina Democratica e membro di ISDE (International Society of Doctors for the Environment).

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